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Il punto tecnico

Elezioni, incentivi ai Comuni per lo spostamento dei seggi elettorali al di fuori degli edifici scolastici

Nella recente seduta della Conferenza unificata è stata raggiunta l’intesa sui criteri di riparto del fondo del ministero dell’Interno finalizzato all’erogazione di contributi in favore dei comuni che entro il prossimo 15 luglio individuino sedi alternative agli edifici scolastici da destinare al funzionamento dei seggi elettorali in occasione delle consultazioni elettorali per l’anno 2021.

In particolare, sono stati individuati 2 parametri di ripartizione del fondo, la cui dotazione è pari a 2 milioni di euro per il 2021:

• il numero delle sezioni trasferite in una sede extra scolastica;

• il numero complessivo degli studenti che a seguito del trasferimento beneficeranno della mancata sospensione dell’attività didattica.

Nella distribuzione delle risorse sarà privilegiato l’ultimo parametro a cui è attribuito un peso maggiore (70/100) rispetto a quello riferibile al numero delle sezioni trasferite (30/100).

I contenuti dell’intesa saranno ora recepiti in un decreto del ministro dell’Interno, da adottarsi di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze.

Fonte: Viminale

 

 

Programma Nazionale di Riforma (PNR): il contributo delle Regioni e Province Autonome

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella seduta del 5 maggio ha approvato il “Contributo regionale al Programma Nazionale di Riforma 2021”, condividendo che possa rappresentare anche un valido riferimento per il Piano nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR).

Il documento è stato inviato dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, al Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, e al Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini. Il contributo analizza oltre ottomila provvedimenti adottati dalle Regioni e dalle Province autonome nel periodo da febbraio 2020 a febbraio 2021. Come ogni anno, è stato effettuato un monitoraggio degli interventi di riforma regionali, articolato secondo le Raccomandazione Specifiche per Paese della Commissione europea, gli obiettivi dello Sviluppo sostenibile e gli Obiettivi di policy della programmazione europea 2021-2027. Allegate al documento alcune buone pratiche segnalate dalle Regioni e una matrice consuntiva di tutti i provvedimenti regionali ordinati per raccomandazione specifica e per misura. Si riporta di seguito il link al documento integarle, il testo delle apremessa e le tabelle relative alle raccomandazioni. Contributo delle Regioni e delle Province autonome al Programma Nazionale di Riforma 2021 (PNR 2021) Le Regioni e la programmazione integrata per la crescita e lo sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa Il Contributo delle Regioni e Province autonome (d’ora in poi Regioni) al Programma nazionale di Riforma 2021 (PNR 2021) è un documento che le Amministrazioni regionali compongono come contributo annuale al monitoraggio ed alla programmazione strategica effettuata a livello nazionale sulla base di richieste espresse dall’Unione europea (UE). Tale documento delle Regioni quest’anno deve essere inquadrato nel nuovo scenario che si è delineato nel 2020. Con l’irrompere dell’emergenza sanitaria e con la conseguente crisi economica a livello europeo è stato avviato un percorso di riorientamento del Semestre europeo: al classico apparato del Semestre medesimo, l’UE ha associato il nuovo Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), rendendoli intrinsecamente collegati e adeguando i termini previsti per il Semestre a tale nuovo Dispositivo.

Tutti gli Stati Membri (SM) sono stati impegnati nel redigere Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) strutturati per costituire un documento unico integrato col PNR, relativo al monitoraggio ed alla programmazione strategica delle riforme strutturali raccomandate a livello europeo e da presentare entro il 30 aprile 2021. A livello nazionale, pertanto, il Governo italiano ha predisposto all’interno del PNRR una sezione specifica dedicata principalmente all’attuazione delle riforme (per il dettaglio di queste riforme vedi box successivi), articolate in riforme orizzontali o di contesto (riforma della PA e riforma del sistema giudiziario), riforme abilitanti che garantiranno l’attuazione del Piano (semplificazione e razionalizzazione della legislazione e promozione della concorrenza), riforme settoriali relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche inoltre ci sarà anche una parte relativa ad altre riforme di accompagnamento che si intendono realizzare (ad esempio la riforma fiscale, misure contenute nel Family Act per il sostegno alle famiglie con figli, per la promozione della partecipazione al lavoro delle donne, per il sostegno ai giovani, il potenziamento della rete di protezione sociale dei lavoratori, e la legge sul consumo di suolo). A questo contesto si riconduce il Contributo delle Regioni al PNR 2021, fondato sull’azione di monitoraggio attivato dalla Conferenza delle Regioni nel gennaio 2021, comprensivo di tutti gli interventi di riforma normativi, regolativi ed attuativi realizzati dalle Regioni dal febbraio 2020 al febbraio 2021, a dimostrazione del consolidato programmatorio, normativo ed attuativo delle Regioni, nonché a complemento ed in coerenza col quadro nazionale esplicitato nel PNRR, rispetto alle riforme attese a livello europeo. I principali documenti europei di riferimento, che hanno costituito la base di analisi per strutturare l’impianto del Contributo delle Regioni, sono state innanzitutto le Raccomandazioni specifiche per paese (CSR) 2020 del 20 luglio 2020 (GU C 282/74 del 26/08/2020), concentrate sulle modalità per fronteggiare l’impatto socioeconomico della pandemia ed agevolare la ripresa economica; in parallelo è stato necessario prendere in analisi anche le Raccomandazioni specifiche per paese del 2019 (GU C 301 del 05/09/2019), riguardanti riforme essenziali per affrontare le sfide strutturali a medio e lungo termine e, quindi, pertinenti e da monitorate durante tutto il Semestre europeo del 2021. Inoltre l’analisi delle CSR 2019 è stata presa in considerazione anche ai fini della programmazione strategica dei finanziamenti delle politiche di coesione 2021-2027 nell’ambito del forte legame col Semestre europeo, soprattutto in funzione delle misure di attenuazione della crisi attuale e le strategie di uscita dalla stessa. In secondo luogo, si è tenuto conto della Strategia annuale di crescita sostenibile – ASGS 2021 (COM s575 del 17/09/2020), documento di avvio del ciclo del Semestre europeo, con la quale la Commissione europea ha definito orientamenti strategici per l'attuazione del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF). La ASGS 2021 è in piena continuità con la ASGS 2020: le quattro dimensioni sostenibilità ambientale, produttività, equità e stabilità macroeconomica sono rimaste i principi guida per i piani di ripresa e resilienza degli SM e per le riforme e gli investimenti nazionali; costituiscono il centro del Semestre europeo e garantiscono che la nuova agenda per la crescita contribuisca a gettare le basi per una ripresa verde, digitale e sostenibile. Infine si è tenuto in riferimento il documento nazionale del PNRR, approvato in Consiglio dei Ministri il 24/04/2021, nel quale vengono delineate le 6 Missioni di cui si compone il piano, le componenti per ciascuna missione, le relative linee di intervento e le riforme ad esse collegate. La metodologia di lavoro Le Regioni, mediante l‘annuale Contributo al PNR, hanno attivato negli anni un percorso virtuoso, a supporto della programmazione integrata verso una crescita e uno sviluppo sostenibili, raccordando il Semestre europeo con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (SDGs), le politiche di coesione (programmazione Risultati attesi - RA 2014-20 e Obiettivi Specifici - OS 2021- 27), i principi del Pilastro europeo dei diritti sociali (PEDS) ed i Domini del Benessere Equo e Sostenibile (BES/ISTAT). Seguendo la metodologia di lavoro utilizzata nei Contributi regionali degli anni scorsi, basato sui modelli di monitoraggio predisposti dal Ministro per l’Economia e le Finanze (MEF), anche quest’anno il risultato è frutto del lavoro di analisi in relazione agli interventi di riforma regionali, qui restituita come sintesi ragionata a livello di sistema delle Regioni. In questo contributo, in coerenza con i moniti europei e con la struttura del PNRR italiano, l’analisi riguarda principalmente il monitoraggio impiantato sull’ottemperanza alle riforme richieste dalle CSR del Semestre europeo, operando nel contempo un esercizio di programmazione integrata (v. a seguire), anche quest’anno sono state individuate all’interno di ciascuna CSR le misure principali e le relative sotto-misure per restituire quadri sinottici di lettura integrata degli interventi regionali (matrici). In linea generale è stata mantenuta la maggior parte delle Misure e sotto-misure utilizzate nel PNR 2020, considerato che, secondo le indicazioni della CE, è necessario continuare il monitoraggio degli interventi di riforma per le CSR sia del 2019 sia del 2020; le CSR 2020 sono complementari a quelle 2019; altresì, le prime contengono le indicazioni per le misure emergenziali Covid-19; in tal senso quest’anno è stata inserita un’ulteriore richiesta, quale quella di evidenziare per ciascun intervento normativo riportato nella matrice se quando si tratti di azione messa in atto per fronteggiare l’impatto socioeconomico della pandemia e agevolare la ripresa economica. Quanto evidenziato nel documento delle Regioni intende, pertanto portare un contributo anche rispetto a quanto sottolineato nel PNRR italiano (pag. 34): “la Commissione ha recentemente rilevato un maggiore grado di conformità per quanto riguarda le CSR 2020” e “il Piano italiano risponde a gran parte delle CSR 2019 non ancora soddisfatte”. Il Contributo delle Regioni offre, infatti, una lettura completa e significativa degli interventi di riforma regionali rispetto alle sfide evidenziate all’Italia con le CSR 2019. Di seguito si riporta una sintesi dei principali punti di attenzione per ciascuna CSR.

Nella CSR1, oltre alle consuete misure relative alle politiche di bilancio e agli interventi fiscali, quest’anno sono state inserite misure specifiche sul sistema sanitario (Misura 2, 3, 4), come richiesto nella CSR “rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario per quanto riguarda gli operatori sanitari, i prodotti medici essenziali e le infrastrutture”. Per la CSR2 è stata mantenuta la suddivisione dei tre macro temi (mercato del lavoro, istruzione e inclusione), ed è stato introdotto il tema del lavoro flessibile, inserendo il riferimento allo smart working ed al sostegno al lavoro flessibile nella Misura 3 Adattabilità, poiché rispondente ai nuovi orientamenti e avente una funzione finalizzata al mantenimento occupazionale in chiave anti Covid. Nella CSR è stato inoltre esplicitato, in questa logica, il riferimento agli strumenti a sostegno del reddito di lavoratori ed alle attività economiche, che molto hanno contrassegnato l’attività regionale nel 2020. La CSR 3, sulla base di quanto riportato nel testo della raccomandazione e dei relativi consideranda, risulta essere composta dai seguenti macro temi: Imprese, Competitività e Accesso al credito. Investimenti in infrastrutture per R&I e per le transizioni gemelle verde e digitale. Pertanto è stata suddivisa in: Competitività e imprese, dove sono state ricomprese le misure relative all’accesso al credito (Misure 1, 2 ex CSR5 PNR 2020) e alla Competitività territoriale (Misura 3); Investimenti in ricerca e innovazione (Misure 4, 5, 6); Agenda digitale - connettività rurale (Misura 7); Transizione verde (Misure 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15); Sviluppo Territoriale (Misura 12). La CSR 4 ricomprende i seguenti macro temi corrispondenti alle riforme orizzontali ed abilitanti annunciate nel PNRR italiano ed attese a livello europeo: Efficienza della giustizia, Contrasto alla corruzione e promozione della trasparenza, Efficienza della pubblica amministrazione, Apertura del mercato e concorrenza - appalti pubblici. Le misure riportate in questa CSR sono quelle utilizzate per il PNR 2020. La programmazione integrata Con l’intento di proseguire il percorso già avviato negli anni precedenti, il Contributo regionale al PNR 2021 può quindi rappresentare anche uno strumento per le Regioni con cui effettuare una programmazione integrata di crescita e sviluppo: essa si esplicita attraverso un esercizio di raccordo del Semestre europeo (PNR-PNRR) con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite (SDGs), con la politica di coesione (programmazione 2014-2020 e 2021-2027), con i 12 Domini del Benessere equo e sostenibile (BES-ISTAT), con i Principi del Pilastro europeo dei diritti sociali e con le Missioni (gli ambiti tematici-componenti e le riforme) individuati nel PNRR italiano. A tal proposito, per ciascuna CSR è stato elaborato un box riepilogativo al fine di evidenziare tutti gli elementi cardine e strategici per una programmazione integrata delle politiche regionali.

Link alla versione integrale del documento approvato della Conferenza delle Regioni del 5 maggio: Contributo delle Regioni e delle Province autonome al Programma Nazionale di Riforma 2021 (PNR 2021) - Le Regioni e la programmazione integrata per la crescita e lo sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa

Ambiente, Regione: con Fishing for litter raccolti 25 mila kg di rifiuti in mare

Presentati i risultati del progetto di Regione e Corepla sul recupero della plastica in mare: donati al Comune di Fiumicino nuovi arredi urbani realizzati con la plastica riciclata e consegnato ai pescherecci il logo “Pesca Responsabile” per il loro contributo nella tutela del patrimonio marino del Lazio

Questa mattina il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti ha illustrato i risultati del progetto “Fishing for litter” per il recupero e il riciclo della plastica raccolta in mare dai pescherecci durante le operazioni di pesca. Presenti all’iniziativa anche il presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, l’assessore regionale al Ciclo dei Rifiuti, Massimiliano Valeriani, il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro settentrionale, Pino Musolino, il direttore Marittimo del Lazio, Francesco Tomas, il direttore generale di Arpa Lazio e vicepresidente del Sistema nazionale di protezione ambientale, Marco Lupo, il responsabile Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, e Gianpaolo Bonfiglio, presidente del Medac e responsabile della cooperativa dei pescatori.

In circa due anni 26 pescherecci hanno raccolto oltre 25.000 kg di rifiuti in mare - recuperate con le reti dalle imbarcazioni dei pescatori tra i 16 e 120 metri di fondale e una distanza da 3 a 14 miglia dalla costa - lungo il litorale laziale da Anzio a Civitavecchia. Dei rifiuti in plastica raccolti, il 34% è costituito da imballaggi in plastica (8% bottiglie, 8% film, 1% polistirolo, 17% altri imballaggi) mentre il restante 66% è costituito da residui organici, reti da pesca e da cantiere, stracci e corde in canapa e altri materiali.

Tutto il materiale raccolto e selezionato è stato inviato a un centro specializzato per valutarne la riciclabilità e ottenere nuova materia prima. Con la nuova plastica riciclata sarà possibile realizzare degli arredi urbani come quelli donati al Comune di Fiumicino e posizionati lungo la passeggiata sulla banchina di via Torre Clementina.

Nel corso dell’iniziativa, inoltre, sono stati donati nuovi arredi urbani al Comune di Fiumicino realizzati con la plastica riciclata, tra cui quattro panchine, ed è stato consegnato ai comandanti dei pescherecci coinvolti nel progetto il logo “Pesca Responsabile”, come riconoscimento per l’impegno e il contributo fornito nella pulizia e nella salvaguardia del patrimonio marino del Lazio.

La manifestazione, infine, ha visto la partecipazione di alcune classi delle scuole di Fiumicino, che hanno partecipato a laboratori didattici curati da Legambiente sul tema della raccolta differenziata e della sostenibilità ambientale, al termine dei quali sono stati distribuiti fumetti e borracce di “Capitan Ambiente” realizzati dalla Regione Lazio e tanti altri gadget in plastica riciclata da parte di Corepla.

 

Lazio, dalla Regione sì al progetto di consorzio industriale unico

Via libera da parte della Giunta Regionale al progetto di unificazione dei Consorzi Industriali del Lazio, operazione che ha come scopo la nascita di un unico Consorzio Industriale per tutta la regione.

È stata infatti approvata oggi dall’esecutivo regionale, dopo avere avuto il via libera da parte del Consiglio Regionale, la delibera – proposta dal vicepresidente della Regione, Daniele Leodori, di concerto con l’assessore Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Start-Up e Innovazione, Paolo Orneli – che prevede il progetto di fusione dei consorzi industriali attualmente esistenti, la bozza di Statuto del Consorzio Unico che li riunirà tutti e il piano economico dell’operazione.

La nascita di un unico Consorzio per tutta la Regione è stata prevista dalla Legge Regionale 7, dell’ottobre 2018, al fine di modernizzare e potenziare i sistemi industriali e produttivi del Lazio, razionalizzare e semplificare l’assetto gestionale dei consorzi attualmente esistenti e per contribuire a mettere in campo una nuova politica industriale regionale. Tra gli obiettivi del Consorzio Industriale Unico ci sono infatti: la promozione dei processi di internazionalizzazione delle imprese laziali, il miglioramento della capacità attrattiva degli investimenti, la collaborazione tra i territori nei progetti strategici di innovazione, lo sviluppo della dotazione infrastrutturale, l’accelerazione nei processi di digitalizzazione, la promozione della crescita green e la valorizzazione del capitale umano tramite l’erogazione di servizi ad alto valore aggiunto per le imprese.

A prendere parte all’operazione di fusione è previsto che siano i cinque Consorzi Industriali attualmente operanti nel territorio della Regione Lazio – e che dovranno ora approvare la fusione – ossia: il Consorzio per lo sviluppo industriale della Provincia di Rieti, il Consorzio per lo sviluppo industriale di Roma e Latina, il Consorzio per lo sviluppo industriale del Sud Pontino, il Consorzio per lo sviluppo industriale del Lazio meridionale (Cosilam) e il Consorzio per l’area di sviluppo industriale della Provincia di Frosinone.

“Il progetto di unificazione dei vari consorzi industriali del Lazio – ha dichiarato il presidente Zingaretti – è il frutto di un importante percorso partecipato che ha visto coinvolti enti locali, associazioni di categoria e il Consiglio Regionale; è una grande occasione per rendere il tessuto economico del Lazio più forte, più competitivo e più attrattivo e per fare un importantissimo salto di qualità nella messa a terra delle politiche di sviluppo della Regione.”

“Con questa delibera, si pongono le basi per dare al comparto produttivo laziale un assetto gestionale tra i più avanzati in Italia – hanno detto il vicepresidente Leodori e l’assessore Orneli – Quello di oggi è un passaggio fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio, perché la nascita del Consorzio Industriale Unico Regionale permetterà, ne siamo convinti, di creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle imprese e in grado di agevolare la diffusione dell’innovazione, della digitalizzazione e delle buone pratiche per una crescita sostenibile”, hanno concluso.

 

Semplificazione, approvata dalla Regione la Dgr per ridurre tempi e costi nelle procedure

La Giunta, su proposta dell’Assessore alla Semplificazione amministrativa, Valentina Corrado ha approvato la Dgr che avvia il percorso di attuazione dell’Agenda per la Semplificazione per il periodo 2020-2023. Il Direttore dell’area competente in materia di semplificazione ed innovazione è incaricato di elaborare un modello organizzativo e di governance tecnica che assicuri il contributo coordinato di tutte le direzioni e di tutte le strutture organizzative regionali per la sua piena attuazione e la reingegnerizzazione dei processi.

“Da oggi la Regione Lazio avvia il percorso per l’attuazione dell’Agenda per la Semplificazione, uno strumento di innovazione amministrativa importante che consente la predisposizione di un “catalogo delle procedure” diretto a uniformare i regimi amministrativi, eliminando gli adempimenti e le autorizzazioni non necessarie. L’obiettivo è di ridurre i costi e dare tempi certi a cittadini e imprese in settori chiave del Piano di rilancio. Una rivoluzione che velocizza le procedure e accelera gli interventi cruciali per la ripresa post crisi pandemica. Non possiamo più perdere tempo, è urgente assecondare la ripartenza con ogni mezzo che abbiamo a disposizione a partire dal supporto agli enti locali nella gestione delle cosiddette procedure complesse o alla pubblicazione dei tempi di conclusione delle procedure, in modo che la verifica diretta da parte dei cittadini contribuisca a generare una riduzione dei tempi stessi. La strada della semplificazione passa anche attraverso la digitalizzazione delle procedure per le attività produttive e per quelle dell’edilizia e l’interoperabilità dei dati tra enti con l’estensione della modulistica standard a settori finora esclusi. Così come la semplificazione passa attraverso lo snellimento delle Conferenze dei servizi con l’obiettivo di giungere al 90% delle stesse svolte in via telematica e al 90% concluse nei termini. In più, è fondamentale investire nel capitale umano perché non c’è innovazione che tenga senza una formazione adeguata del personale, in particolare nell’ambito dei contratti pubblici e delle stazioni appaltanti. L’innovazione parte dalla pubblica amministrazione e come un’onda lunga investe tutti i settori produttivi del nostro tessuto economico regionale e noi facilitiamo questo flusso inevitabile e necessario, oggi più che mai”. Lo dichiara in una nota l’Assessore al Turismo, Enti locali, Sicurezza urbana, Polizia locale e Semplificazione amministrativa, Valentina Corrado.

Ambiente, approvata Legge ARPA. Lombardi: "primo passo verso transizione ecologica"

“Con l'approvazione in Consiglio regionale della cosiddetta Legge ARPA, frutto del neo assessorato di cui sono a capo, vengono attribuiti l'Agenzia le procedure istruttorie riguardanti le Valutazioni d'Impatto Ambiantale (VIA), l'Autorizzazione Ambientale Integrata (AIA) e l'Autorizzazione Unica per i nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti. Si tratta di un primo importante passo verso la transizione ecologica regionale che permetterà un ripensamento in chiave ecologica dell'intero modello di sviluppo regionale". Così in una nota Roberta Lombardi, Assessora alla Transizione Ecologica e alla Trasformazione Digitale in Regione Lazio.

"Questo provvedimento si inserisce nel percorso di riorganizzazione della Direzione Capitale Naturale e Parchi, che sta acquisendo tutte le deleghe riguardanti le tematiche ambientali. L'ARPA avrà dunque il compito di supportare la direzione nello svolgimento dell'attività istruttoria per il rilascio delle autorizzazioni ambientali, avvalendosi di competenze altamente professionali. Verranno così garantiti un più alto grado di approfondimento tecnico-scientifico, ma anche un'adeguata oggettività, fondamentale data la delicatezza delle analisi che riguardano l'attività antropica e il suo impatto sull'ambiente", continua Lombardi.

"L'obiettivo è di dare un nuovo corpo con un unico indirizzo di lavoro politico e amministrativo a tutte le politiche ambientali, per valutare secondo un'ottica di sviluppo sostenibile tutte le future politiche e soluzioni amministrative della Regione Lazio. Solo così potremo avere una transizione ecologica a tutto tondo", conclude l'Assessore.

Anac, pubblicato il terzo rapporto Progetto Trasparenza

E' stato pubblicato il terzo rapporto del ‘Progetto Trasparenza’ dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, ‘Monitoraggio conoscitivo sulla “esperienza della trasparenza” – Survey per ONG, operatori e utilizzatori qualificati su criticità e punti di forza riscontrati nel sistema della trasparenza’. Il documento riporta gli esiti dell’analisi condotta sui riscontri a un questionario rivolto a un campione di organizzazioni, con protocolli d’intesa vigenti con l’Autorità, in materia di trasparenza, integrità e prevenzione della corruzione, portatrici di una conoscenza e sensibilità di particolare rilevanza basata sulla quotidiana e concreta esperienza diretta.

Obiettivo della ricerca era capire se e come le organizzazioni del campione individuato utilizzano i contenuti che le amministrazioni e le società pubblicano nella sezione trasparenza dei loro siti internet istituzionali, quali sono i dati e documenti di maggiore interesse, quali le osservazioni e proposte a riguardo, quale è, e come potrebbe cambiare, il coinvolgimento dei portatori di interesse nelle pratiche di trasparenza attiva alla luce del contesto amministrativo e socio-economico in rapido mutamento.

Sulla base dei risultati emersi dal questionario sull’item relativo alla “utilità” delle sotto-sezioni di “Amministrazione Trasparente” emerge una valutazione positiva per tutte le sotto-sezioni e in termini generali per i relativi contenuti. La sotto-sezione che è stata maggiormente consultata e indicata dal campione come particolarmente rilevante e di maggiore interesse è “bandi di gara e contratti”, per la quale però è rappresentata una forte domanda di “open data” per il loro possibile riutilizzo.

Le altre sotto-sezioni indicate come rilevanti sono collegate a “organizzazione”, “consulenti e collaboratori”, bilanci” e “prevenzione della corruzione”.

I riscontri ottenuti, inoltre, unitamente agli altri raccolti nell’ambito del Progetto, ad una lettura di insieme consentono di cogliere in modo sistematico alcune convergenti tendenze che si sono affermate nella “pratica della trasparenza”, aspetti ricorrenti ed emblematici, nonché opportunità e criticità del sistema rappresentate da diverse tipologie di attori: sotto-sezioni di “Amministrazione/Società Trasparente” di maggior interesse, e importanza degli open data; tecnologie e modalità innovative di pubblicazione e rappresentazione di dati e documenti per progettare la trasparenza del domani; necessità di investire su cambiamento culturale e leva etica; trasparenza nel contesto emergenziale; necessità di aprire a maggiore partecipazione e coinvolgimento delle ONG.

Lavori pubblici: approvata programmazione lavori pubblici su sistema viario regionale, oltre 17 mln nel 2021

“Accogliendo le proposte di Astral Spa, abbiamo approvato in Giunta il piano di interventi sul sistema viario della nostra Regione per 17.050.000 euro. Le risorse sono state così suddivise: 2.500.000 euro per interventi urgenti sulla rete viaria regionale non programmabili; 1.500.000 euro per la messa in sicurezza (frana) della SR 627 Della Vandra; 2mln per la SR 213 Flacca; 6.050.000 euro per la manutenzione straordinaria delle ex provinciali; 5mln per la manutenzione straordinaria delle strade regionali."

Così in una nota Mauro Alessandri, Assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità della Regione Lazio

Regione, al via dal 1° maggio le domande di accreditamento alla Rete regionale delle dimore e ville

A partire dal 1° maggio e fino al 30 giugno è possibile presentare la domande di accreditamento alla Rete regionale delle dimore, ville, complessi architettonici e paesaggistici, parchi e giardini di valore storico e storico-artistico della Regione Lazio.

La Rete è finalizzata a promuovere e sostenere interventi di valorizzazione, fruizione, conoscenza, informazione e formazione relativamente ai beni indicati che siano stati dichiarati di interesse culturale o pubblico ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D lgs. 22 gennaio 2004, n. 42) e presenti sul territorio della Regione.

L’accreditamento alla Rete è requisito per l’eventuale concessione di forme di sostegno per interventi di piccola manutenzione e valorizzazione le cui condizioni saranno specificate attraverso appositi avvisi pubblici.

La Rete è costituita senza termine di durata ed è soggetta ad aggiornamento annuale per i nuovi accreditamenti.

Possono presentare domanda i soggetti pubblici o privati proprietari di dimore, ville, complessi architettonici e paesaggistici, parchi e giardini di valore storico e storico-artistico, aventi natura di bene culturale o paesaggistico e ambientale e dichiarati di interesse culturale o di notevole interesse pubblico ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) e successive modifiche, insistenti sul territorio della Regione.

Per tutti i requisiti e i dettagli sulla presentazione delle domande scarica il Bando in Allegato.

Allegati:
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