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Il punto tecnico

Enti territoriali, i controlli sul pareggio di bilancio

Il bilancio di previsione 2016-2018 deve rispettare il saldo di competenza finanziaria potenziata varato con la legge di stabilità 2016, mentre per il bilancio approvato nel 2016 per l'anno successivo (quindi a decorrere dal 2017, ndr) si applicano i vincoli previsti dalla legge 243/2012 per Regioni ed enti locali, al pari di quelli dell'articolo 15 della stessa legge sul bilancio dello Stato.

Il nuovo vincolo di finanza pubblica che assoggetta al pareggio Regioni, Province, Città metropolitane e tutti i Comuni (ad esclusione di quelli istituiti mediante processi di fusione secondo il Dl 210/2015) impone l'obbligo di raggiungere un saldo zero fra entrate e spese finali, che per l'anno 2016 tiene conto dell'inclusione del fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa, al netto della quota riveniente da debito.

Le voci escluse dal saldo tra entrate e spese sono quelle individuate dal legislatore (entrate fondo Imu-Tasi, scuole, sisma 20 e 29 maggio 2012, bonifica ambientale) e il fondo crediti a dubbia esigibilità e rischi futuri destinati a confluire in avanzo.

Le rilevazioni avverranno in tre tranche: al 30 giugno, al 30 settembre e al 31 dicembre. Vanno trasmesse le informazioni relative al prospetto allegato al bilancio, quelle aggiornate dopo l'assestamento, quelle relative al fondo crediti di dubbia esigibilità, determinato secondo il principio della competenza finanziaria potenziata in assenza della gradualità per il triennio 2016-2018 e il fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa, al netto della quota riveniente da debito per gli anni 2017-2018.

[IlSole24Ore]

Comuni, da Anac guida appalti Terzo settore

Con delibera n. 32 del 20 gennaio 2016 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, l'Anac rende note le linee guida per gli affidamenti di servizi nel Terzo settore.

Gli appalti dedicati al no profit non sono regolati, infatti, da una disciplina uniforma e organica nel nostro Paese, pur essendo sempre più diffusi. Di qui la necessità di intervenire per regolarli al fine di evitare il pericolo di pratiche che non rispettano trasparenza e concorrenza.

Stavolta l'Anac mette nero su bianco in documento di 43 pagine tutte le condotte da adottare in particolar modo dai Comuni i quali utilizzano sempre più spesso questo tipo di affidamenti.

L'Anac, infatti, ricorda che "le amministrazioni pubbliche ricorrono frequentemente agli organismi no-profit per l'acquisto o l'affidamento di servizi alla persona". Una decisione che incide indubbiamente nella direzione di una promozione di un modello economico virtuoso.

Le norme attualmente in vigore prevedono la possibilità di effettuare affidamenti a soggetti del terzo settore allo scopo di "consentire agli organismi del privato sociale la piena espressione della propria progettualità.

In concreto i Comuni possono acquistare servizi organizzati da soggetti appartenenti al terzo settore, ma le stazioni appaltanti dovranno assicurare la pubblicità del fabbisogno presunto di servizi in un determinato arco di tempo, predeterminandone le tariffe e le caratteristiche delle prestazioni.

Inoltre l'Anac ritiene opportuno che "le selezioni debbano essere sempre effettuate al fine di assicurare un adeguato livello di qualità delle prestazioni, garantendo una maggiore partecipazione di aziende del terzo settore alle procedure di affidamento e prevenendo rischi di corruzione".

L'occasione di rimediare alla "mancanza di una specifica normativa di settore che disciplini in maniera organica l'affidamento di contratti pubblici ai soggetti operanti nel terzo settore", ha motivato l'Anac nell'Atto di delibera, potrebbe concretizzarsi "nell'approvazione del disegno di legge recante le linee guida per una revisione organica della disciplina riguardante il terzo settore" (ddl n. 1870 approvato alla Camera dei deputati il 9.4.2015).

La Delibera Anac n. 32 del 20 gennaio 2016

Opere pubbliche, consultazione comunità locali per ottimizzare tempi e costi

L'articolo 1, lettera qqq) della legge delega per la riforma degli appalti introduce una nuova forma di partecipazione popolare, delineandone il campo di applicazione e alcuni profili procedurali, mediante «l'introduzione di forme di dibattito pubblico delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale aventi impatto sull'ambiente, la città o sull'assetto del territorio, prevedendo la pubblicazione online dei progetti e degli esiti della consultazione pubblica; le osservazioni elaborate in sede di consultazione pubblica entrano nella valutazione in sede di predisposizione del progetto definitivo».

La nuova disposizione normativa è finalizzata, innanzitutto, ad ottimizzare i tempi di realizzazione delle più importanti opere pubbliche e, nel contempo, a contenerne i costi. Tenendo presente la situazione degli ultimi tre anni, i tempi di realizzazione sono aumentati passando da 4,4 a 4,5 anni. L'aumento cresce al crescere dell'importo complessivo delle opere, i cui tempi di realizzazione sono sempre più lunghi: per le opere di importo superiore ai 100 milioni di euro sono passati da 11,1 a 14,6 anni.

Quest'ultimo fenomeno è stato messo in evidenza anche dalla Corte Costituzionale che ne ha rintracciato le cause nella presa di posizione da parte delle popolazioni locali e dei portatori di interessi diffusi durante il procedimento di esecuzione dell'opera da realizzare. La stessa Corte fa presente che «la comprensibile spinta, spesso presenta a livello locale, a ostacolare insediamenti che gravino il rispettivo territorio degli oneri connessi non può tradursi in un impedimento insormontabile alla realizzazione di impianti necessari per una corretta gestione del territorio e degli insediamenti al servizio di interessi di rilievo ultraregionale».

Pertanto, la nuova norma introdotta garantisce una consultazione delle comunità locali prima e al di fuori del procedimento amministrativo attraverso il quale si concretizza l'opera pubblica.


Banda ultralarga, primi fondi alle Regioni

È in arrivo una prima tranche dei fondi alle Regioni per lo sviluppo della banda ultralarga. Saranno distribuiti in base ai fabbisogni dei territori, 1.557 miliardi sbloccati dal Cipe lo scorso 8 agosto utili a mettere in campo le strategia Ue sulla diffusione dell’ultrabroadband entro il 2020. Cifre alle quali vanno a sommarsi quelle dei fondi regionali europei (Fesr e Feasr) per un totale di 3,5 miliardi.

L’accordo sui fondi da erogare segue la necessità di recuperare i ritardi che il nostro Paese ha accumulato con il resto d’Europa sulla banda ultralarga. Gli interventi riguarderanno le zone cosiddette ‘a fallimento di mercato’, ovvero circa 7300 Comuni con una copertura totale di 18 milioni di italiani.

La rete resterà pubblica nelle aree non appetibili per il mercato, nella possibilità di una comproprietà con le Regioni.

Intanto, stanno partendo o sono già partiti in gli interventi in 700 Comuni di otto Regioni, tra cui Abruzzo, Calabria, Marche, Lazio, Puglia, Lombardia, Toscana, utilizzando ancora risorse della vecchia programmazione.

 

Stop ddl suolo: eccessivo carico organizzativo per Enti locali

Il testo di legge sul consumo di suolo, dopo essere stato licenziato ad ottobre dalla Commissione Ambiente e Agricoltura della Camera, doveva incassare il via libera delle altre Commissioni e approdare in Aula.

Da parte della Commissione cultura è arrivata, invece, la segnalazione che la norma non si coordina con i piani paesistici regionali e richiede un eccessivo carico organizzativo regionale e decisionale per gli Enti locali.

Il testo prevede, infatti, il censimento degli immobili sfitti non utilizzati o abbandonati esistenti che andrebbe effettuato dai Comuni, i quali dovranno indicare caratteristiche e dimensioni degli stessi. Il fine è creare una banca dati attraverso la quale i Comuni possano verificare se le previsioni urbanistiche relative al consumo di suolo inedificato possano essere soddisfatte con gli immobili individuati.

Ma - la Commissione stessa fa notare - non tutti i Comuni hanno possibilità e risorse tali da consentire l'inventario di tutti gli immobili esistenti che potrebbero essere riqualificati e riutilizzati.

Il ddl sul consumo di suolo prevede che questo sia possibile per un periodo massimo di tre anni dall'entrata in vigore della legge, solo per i lavori e le opere inseriti negli strumenti di programmazione delle amministrazioni aggiudicatrici e per le opere della Legge obiettivo considerate prioritarie. Dopodiché non potrà essere superiore al 50% della media di consumo di suolo di ciascuna Regione relativamente ai cinque anni antecedenti. Mentre per coloro che hanno ottenuto un titolo abilitativo prima dell'entrata in vigore della nuova legge potrà costruire sul suolo inedificato.

Dovranno, inoltre, essere utilizzati esclusivamente per la riqualificazione tutti i proventi derivanti dal pagamento degli oneri di urbanizzazione o dalle sanzioni per gli interventi eseguiti in difformità dal titolo abilitativo.

Presentato il nuovo sito "Italia semplice"

E’ stato presentato dal Ministro Marianna Madia il sito web “ItaliaSemplice”: iniziativa che si colloca nell’ambito delle azioni previste per l’Agenda per la semplificazione 2015-17 e che mette al centro la trasparenza.

Il sito web, risultato anche della collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dell’Anci e dell’Upi, consentirà ai cittadini e alle imprese, secondo il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di verificare lo stato di avanzamento delle azioni dell’Agenda, di conoscere le novità e i risultati raggiunti e di offrire suggerimenti sulle attività in corso e sui nuovi interventi di semplificazione.

“L’adozione dei moduli CIL e CILA – si legge su sito di “Italia semplice” - è un esempio del nuovo metodo di lavoro adottato dall’Agenda. Ad agosto 2014 è stato convertito in legge il decreto che prevedeva l’adozione della modulistica standard e a dicembre è stato sancito l’Accordo in Conferenza Unificata. Considerato che il risultato sarà pienamente raggiunto solo quando i nuovi moduli saranno disponibili in tutti i Comuni, il monitoraggio sta proseguendo nei comuni capoluogo.

Nella sezione dedicata al monitoraggio è possibile verificare, per ciascuna Regione, i Comuni capoluogo e altri comuni per i quali sono stati segnalati i link alla nuova modulistica. Saranno pubblicati il modulo per la DIA alternativa al permesso di costruire e le linee guida per la compilazione dei moduli.

Padoan, con le riforme Italia diversa

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan fa il punto sulla politica economica del governo, tenendo a precisare che il taglio delle tasse è in atto con la riduzione del carico fiscale sui redditi più bassi e con il taglio dell'Irap. Dunque: «nessun rallentamento, con le riforme avremo un Italia diversa» ha dichiarato Padoan alla Stampa estera. 

Il ministro ha fatto sapere che la riduzione della pressione fiscale sarà accompagnata dal capitolo pensioni, mentre, relativamente al futuro dell'Eurozona, l'Unione europea è chiamata a fare un passo avanti per assicurare crescita oltre alla stabilità.

Nella giornata di ieri il ministro è stato udito alla Camera sulla riforma della legge di bilancio: legge che dal prossimo anno prenderà il posto dell'attuale legge di Stabilità. Secondo il parere del ministro, con la nuova legge sarà possibile superare la logica incrementale del "tendenziale" e affrontare la programmazione tenendo conto della possibilità di considerare la spesa pubblica nel suo insieme.

Spid: entro dicembre il sistema pubblico di identità digitale unica

Entro dicembre 2015 verranno rilasciate le prime identità digitali, che permetteranno a cittadini e imprese di accedere ai servizi in rete offerti dalla pubblica amministrazione e dai privati.

Per l'avvio dello Spid (Sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale), l'Agenzia per l'Italia digitale (Agid) ha emanato quattro regolamenti tecnici.

Tra le prime pubbliche amministrazioni che permetteranno l'accesso ai propri servizi tramite Spid, rientrano l'agenzia delle Entrate, Inail, Inps, Regione Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Marche. Con lo Spid si potrà accedere a qualunque servizio online con le medesime credenziali di autenticazione universalmente accettato. L'attuale sistema, invece, prevede per ogni servizio la richiesta di credenziali specifiche per singolo ente. Una volta autenticatosi presso uno dei gestori di identità digitali, il cittadino potrà utilizzare tale autenticazione con qualunque erogatore di servizi online, pubblico e privato, sia italiano che della Ue.

Il sistema Spid è basato su tre livelli di sicurezza: il primo permette l'autenticazione del titolare mediante Id e password scelti dallo stesso utente; il secondo permette l'autenticazione con password e generazione di una Otp, one time password inviata al titolare e, infine, il terzo livello permette l'autenticazione tramite utilizzo di una password e una smart card.

Confcommercio: possibile risparmiare 23 miliardi sulla spesa pubblica locale

Si potrebbero risparmiare 23 miliardi l'anno sulla spesa pubblica locale, senza ridurre i servizi ai cittadini, ma migliorando quelli delle regioni che offrono i livelli peggiori.

È il risultato di uno studio di Confcommercio, presentato dal direttore Mariano Bella, secondo il quale la spesa pubblica locale di 176,4 miliardi potrebbe essere ridotta a 102, garantendo, per di più, gli stessi servizi a prezzi migliori.

«Le imposte - ha dichiarato Bella - sono tutte nemiche della crescita. Quindi - ha aggiunto - bisogna ridurre la spesa fiscale e per ridurre la spesa fiscale bisogna ridurre la spesa pubblica». Nello studio condotto da Confcommercio regione per regione, la Puglia presenta la minore spesa pro capite in assoluto, seguita dalla Lombardia, che nelle regioni a statuto speciale risultano essere più dispendiose delle altre: fino al 36% in più rispetto alle regioni a statuto ordinario. Tuttavia, un altro tema rilevante riguarda la dimensione delle regioni: nelle tre più piccole a statuto ordinario, Umbria, Molise e Basilicata, la spesa pro capite (pari a 3.137 euro) supera del 5,8% la media. a ricerca è stata presa come punto di riferimento per il calcolo degli sprechi perché presenta livelli di servizio superiori a tutte le altre regioni. Nella scala definita da Confcommercio la Lombardia viene uguagliata a 1 per gli standard dei servizi offerti e in fondo alla classifica c'è la Sicilia, con 0,30.

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