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Il punto tecnico

Mims, firmato il decreto attuativo per una delle riforme previste nel Pnrr

Con un decreto firmato dal Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, sono individuati gli attraversamenti tra le strade statali e le strade di Regioni, Province e Comuni per i quali gli obblighi di manutenzione passano a Anas e agli altri concessionari autostradali.

Il decreto ministeriale elenca i sottopassi e sovrappassi, comprese le barriere di sicurezza nei sovrappassi, specificandone le competenze in termini di manutenzione, e attua una delle riforme previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

L’Italia, infatti, con il Pnrr si è assunta l’obbligo definire i rapporti tra i proprietari dei sottopassi e sovrappassi di fronte alla Commissione europea al fine di garantire un più adeguato sistema di manutenzione per queste infrastrutture per migliorarne la sicurezza. Il decreto ministeriale è previsto dal decreto legge Infrastrutture che apporta una integrazione al Codice della strada finalizzata a una maggiore chiarezza nella ripartizione delle competenze tra gestori stradali.

Fonte: Mims

Garante, no a Comune che affida un servizio ma non attribuisce la responsabilità del trattamento

Il Garante per la protezione dei dati personali riceve un reclamo con il quale si segnala la richiesta di dati eccedenti, da parte di un Comune, rispetto alla finalità asserita del rilascio di un abbonamento per la sosta autorizzata.

Il Comune, richiedeva tali informazioni allo scopo di effettuare una differenziazione per il regime degli abbonamenti, individuando tre diverse tipologie di soggetti che, a vario titolo, possono accedere a condizioni favorevoli di abbonamento rispetto a quelle previste per i turisti, più esose. La prima tipologia riguarda i residenti nel territorio comunale e i residenti nei Comuni limitrofi che possono richiedere l’abbonamento per la sosta a pagamento attraverso l’autocertificazione in applicazione delle disposizioni di cui al DPR 445/2000.

Il Comune non ha evidenziato motivazioni idonee a dimostrare l’effettiva necessità di raccogliere tutte le informazioni richieste ai cittadini per regolare il servizio di abbonamento della sosta (a titolo esemplificativo, l’intero contratto individuale dei lavoratori; copia dell’iscrizione alla Camera di Commercio, stato di famiglia completo di tutti i componenti della famiglia anagrafica), limitandosi a ribadire la necessità di acquisire tale documentazione, né risultano adottate misure organizzative volte a garantire il rispetto del predetto principio di minimizzazione (es. istruzioni rivolte ai cittadini sulla necessità di oscurare, nella documentazione da produrre per richiedere l’abbonamento, i dati non necessari).

Dall’esame della questione inoltre emerge sia l’eccedenza dei dati raccolti sia il fatto che la raccolta delle informazioni veniva effettuata dalla società aggiudicataria del servizio in assenza di una formale definizione della Responsabilità del trattamento, senza il rilascio della prescritta informativa agli utenti e senza l’indicazione sui tempi di conservazione dei dati personali

Ai fini del rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali, precisa il Garante, occorre identificare con precisione i soggetti che, a diverso titolo, possono trattare i dati personali e definire chiaramente le rispettive attribuzioni, in particolare quella di titolare e di responsabile del trattamento e dei soggetti che operano sotto la diretta responsabilità di questi (art. 4, par. 1, punto 7 del Regolamento e artt. 28 e 29 del Codice).

In particolare, il titolare è il soggetto sul quale ricadono le decisioni circa le finalità e le modalità del trattamento dei dati personali degli interessati nonché una “responsabilità generale” sui trattamenti posti in essere anche quando questi siano effettuati da altri soggetti “per suo conto”.

Il rapporto tra titolare e responsabile è regolato da un contratto o da altro atto giuridico, stipulato per iscritto che, oltre a vincolare reciprocamente le due figure, consente al titolare di impartire istruzioni al responsabile e prevede, in dettaglio, quale sia la materia disciplinata, la durata, la natura e le finalità del trattamento, il tipo di dati personali e le categorie di interessati, gli obblighi e i diritti del titolare. Il Responsabile del trattamento è, pertanto, legittimato a trattare i dati degli interessati “soltanto su istruzione documentata del titolare” (art. 28, par. 3, lett. a) del Regolamento).

Da quanto emerso nel corso dell’istruttoria, invece, il servizio di gestione della sosta a pagamento è stato affidato mediante “verbale di consegna del Servizio” nominandola formalmente “Responsabile esterno del trattamento” e rinviando alla stipula di un apposito Decreto Sindacale la disciplina del rapporto con la predetta società quale “Responsabile Esterno del Trattamento dei Dati”. Risulta accertato che il decreto sindacale di nomina, contenente le apposite istruzioni al “responsabile del trattamento”, è stato emesso solo sei mesi dopo che la società ha partecipato al trattamento senza che il suo ruolo fosse opportunamente definito dal titolare, in violazione dell’art. 28 del Regolamento.

Viminale, al via un Tavolo dedicato ai minori stranieri non accompagnati

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha presieduto oggi al Viminale il Tavolo di Coordinamento Nazionale previsto dall’articolo 29 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251.

Nel corso della riunione la titolare del Viminale ha accolto la proposta di attivare un tavolo dedicato ai minori stranieri non accompagnati.

L’incontro è stato l’occasione per anticipare i temi che saranno sviluppati con il nuovo Piano di Integrazione per i titolari di protezione internazionale, in correlazione con le risorse europee del nuovo ciclo finanziario Fami-2021-2027, secondo la programmazione che sarà a breve sottoposta alla Commissione Europea.

È stato fatto anche il punto sulle procedure di emersione del lavoro irregolare dei cittadini stranieri, sulle prospettive di ampliamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) e sulle iniziative adottate per fare fronte all’arrivo dei cittadini afghani a seguito della crisi politica in quel Paese.

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il capo del dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Michele di Bari, il vice capo del dipartimento, Daniela Parisi, i direttori centrali competenti in materia di immigrazione, e il presidente della Commissione Nazionale per il diritto di asilo, Saverio Ordine, oltre ai rappresentanti del dipartimento Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei ministeri del Lavoro e delle politiche sociali, dell’Istruzione, della Salute, di Upi, Anci, Unhcr e del Tavolo nazionale asilo.

Fonte: Viminale

ANAC, il subappalto e l'esclusione dalla gara

Il divieto indiscriminato al ricorso del subappalto nelle procedure di gara non è conforme alla normativa vigente. Lo ha ribadito l’Autorità Nazionale Anticorruzione nella seduta di Consiglio del 20 ottobre 2021 in riferimento al caso sollevato da un imprenditore escluso da una gara per aver indicato nell’offerta economica l’intenzione di affidare parte delle opere impiantistiche/edili in subappalto nella misura non superiore del 40%.

Anac non solo ha dichiarato divieto assoluto di porre clausole che vietino l’uso di subappalto, ma ha stabilito non conforme alla normativa di settore l’esclusione dalla gara dell’operatore economico che ne ha manifestato l’intenzione. Tale esclusione risulta nulla, motiva Anac, “per violazione del principio di tassatività delle cause di esclusione, in forza del quale i bandi e le lettere d’invito non possono contenere ulteriori prescrizioni a pena di esclusione rispetto a quelle previste dal Codice e da altre previsioni di Legge”.

Quanto sostenuto da Anac è avvalorato anche dalla pronuncia del Consiglio di Stato (N. 8088/2019) e della Corte di Giustizia (26 settembre 2019), la quale ha addirittura censurato il limite quantitativo al subappalto in quanto si porrebbe in contrasto con gli obiettivi di apertura alla concorrenza e di favorire l’accesso alle piccole e medie imprese agli appalti pubblici. Questo soprattutto se il divieto di subappalto viene stabilito in maniera astratta e in una determinata percentuale, a prescindere dalla capacità di eventuali subappaltatori e senza menzione alcuna del carattere essenziale degli incarichi in questione.

Pertanto l’Autorità Anticorruzione ribadisce che “il divieto assoluto di subappalto si ponga in contrasto con l’obiettivo di facilitare l’accesso al mercato delle imprese, ostacolando l’esercizio della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi e precludendo agli stessi committenti pubblici di ottenere un numero più alto e diversificato di offerte”.

Leggi il parere di Precontenzioso dell'Autorità.

Fonte: ANAC

Certificati anagrafici, da lunedì 15 novembre gratis per i cittadini

Il servizio operativo dal 15 novembre consentirà di acquisire i certificati senza recarsi allo sportello

A partire dal 15 novembre i cittadini italiani potranno scaricare i certificati anagrafici online in maniera autonoma e gratuita, per proprio conto o per un componente della propria famiglia, senza bisogno di recarsi allo sportello.

Potranno essere scaricati, anche in forma contestuale, i seguenti certificati:

- Anagrafico di nascita

- Anagrafico di matrimonio

- di Cittadinanza

- di Esistenza in vita

- di Residenza

- di Residenza AIRE

- di Stato civile

- di Stato di famiglia

- di Stato di famiglia e di stato civile

- di Residenza in convivenza

- di Stato di famiglia AIRE

- di Stato di famiglia con rapporti di parentela

- di Stato Libero

- Anagrafico di Unione Civile

- di Contratto di Convivenza

Per accedere al portale https://www.anpr.interno.it/ è necessaria la propria identità digitale (Spid, Carta d'Identità Elettronica, Cns) e se la richiesta è per un familiare verrà mostrato l’elenco dei componenti della famiglia per cui è possibile richiedere un certificato. Il servizio, inoltre, consente la visione dell'anteprima del documento per verificare la correttezza dei dati e di poterlo scaricare in formato pdf o riceverlo via mail.

Il progetto Anpr è un progetto del ministero dell’Interno la cui realizzazione è affidata a Sogei, partner tecnologico dell’amministrazione economico-finanziaria, che ha curato anche lo sviluppo del nuovo portale. Il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri è titolare del coordinamento tecnico-operativo dell’iniziativa.

L’innovazione dell’Anagrafe Nazionale ANPR è un sistema integrato, efficace e con alti standard di sicurezza, che consente ai Comuni di interagire con le altre amministrazioni pubbliche. Permette ai dati di dialogare, evitando duplicazioni di documenti, garantendo maggiore certezza del dato anagrafico e tutelando i dati personali dei cittadini.

Ad oggi, ANPR raccoglie i dati del 98% della popolazione italiana con 7794 comuni già subentrati e i restanti in via di subentro. L’Anagrafe nazionale, che include l’Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) pari a 5 milioni di persone, coinvolge oltre 57 milioni di residenti in Italia e sarà ultimata nel corso del 2021.

Sul portale https://www.anpr.interno.it/ è possibile monitorare l’avanzamento del processo di adesione da parte dei Comuni italiani.

Anac, presentato PIAO: il nuovo Piano integrato di attività e organizzazione

Il PIAO (Piano integrato di attività e di organizzazione) è stato al centro del convegno organizzato da Anac martedì 26 ottobre su semplificazione e trasparenza.

Tra i vari interventi, quello del Segretario Generale Renato Catalano si è soffermato sull’applicazione del PIAO, fornendo elementi illustrativi. Previsto dal decreto legge 80, del 9 giugno 2021, e convertito in legge N.113 del 6 agosto 2021, il piano riguarda le pubbliche amministrazioni con più di 50 dipendenti (escluse le scuole), e va presentato entro il 31 gennaio di ogni anno.

Ha durata triennale e definisce gli strumenti e le fasi “per giungere alla piena trasparenza dei risultati dell’attività e dell’organizzazione amministrativa, nonché per raggiungere gli obiettivi in materia di contrasto alla corruzione”.

Nel PIAO, pertanto, confluirà il Piano organizzativo lavoro agile (POLA) “volto a stabilire le misure organizzative, i percorsi formativi del personale e gli strumenti di rilevazione periodica dei risultati conseguiti, anche in termini di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione amministrativa e digitalizzazione dei processi”.

Nel PIAO sarà indicata anche la strategia di gestione del capitale umano e di sviluppo organizzativo, anche mediante il ricorso al lavoro agile.

Fonte: ANAC

Anac, la delibera sull'affidamento diretto senza procedura di gara

Affidamento diretto, frazionamento artificioso, criterio di rotazione: ne parla una recente delibera ANAC su una procedura di scelta contraente.

Tra i principi che sottendono il D. Lgs n. 50/2016 (Codice dei Contratti Pubblici) rientrano senza dubbio quelli di libera concorrenza, trasparenza, proporzionalità e pubblicità, per cui una Pubblica Amministrazione in qualità di Stazione Appaltante è tenuta a regolamentare l’affidamento di lavori, forniture e servizi tramite procedure di gara pubbliche.Lo ha ricordato ancora una volta l’Autorità Nazionale AntiCorruzione (ANAC) con la Delibera n. 208/2021, a seguito del procedimento istruttorio nei confronti di un Comune per un’anomala gestione amministrativa degli affidamenti del servizio di depurazione delle acque fognarie.

Affidamento diretto senza procedura di gara: il parere di ANAC

In particolar modo, il Comune aveva affidato per diversi anni di seguito, tramite tacito rinnovo, il servizio a un’impresa, con un contratto su base annuale dell’importo di 36.000 euro + Iva, quindi sotto la soglia di 40.000 euro, configurando il frazionamento di un’unica prestazione continuativa, in violazione del divieto di frazionamento artificioso previsto dal d.lgs. n. 50/2016.

Non solo: il tacito rinnovo avrebbe portato anche alla violazione del principio di rotazione affermato dall’art. 36, comma 1, del d.lgs. n. 50/2016 e la giustificazione per la sua applicazione sarebbe stata legata, secondo il Comune, al fatto che “i tempi necessari per il ripristino della corretta capacità depurativa degli impianti e il completamento di tutte le procedure burocratiche, amministrative e di accertamento per ottenere le necessarie autorizzazioni potrebbero essere superiori alla durata temporale prevista nel contratto ma non sono allo stato prevedibili”. Con l’affidamento annuale in tacito rinnovo, il Comune potrebbe invece controllare il corretto adempimento progressivo degli obblighi contrattuali dell'affidatario sino al raggiungimento dello scopo dell'affidamento ed eventualmente in caso di insoddisfazione, di procedere all'interruzione formale, non permettendo così di stabilire a priori l'eventuale importo complessivo dell'appalto.

Secondo ANAC, tale previsione di rinnovo tacito non è conforme all’art. 6 della l. 537/1993, come modificato dall’art. 23 della l. 62/05, e all'art. 57, comma 7, d.lgs. 163/2006, che dispongono il divieto di rinnovo tacito di tutti i contratti aventi ad oggetto forniture, servizi e lavori, comminando la nullità di quelli rinnovati tacitamente; di talché risulterebbero nulli i rinnovi attuati in applicazione di tale clausola.

Peraltro, la reiterazione del contratto con lo stesso appaltatore nei termini praticati dalla stazione appaltante non appare in linea con le ipotesi di ammissibilità della ripetizione/proroga dei contratti in essere dettate dagli artt. 63, co. 5, del d.lgs. 50/2016 (già art. 57 co. 5 del d.lgs. 163/2006) e 106, comma 11, d.lgs. 50/2016 (già art. 23 l. 62/2005).

Inoltre anche il frazionamento del contratto in oggetto da parte del Comune e il reiterato affidamento al medesimo esecutore in assenza di procedure competitive è in contrasto con l’art. 29, comma 1, 3 e 4, e con l’art. 125, comma 11, del d.lgs. 163/2006, oltre con le altre disposizioni che disciplinano le procedure da seguire nell’affidamento e i relativi obblighi di pubblicità e comunicazione in proporzione al valore del contratto.

Difatti la normativa dei contratti pubblici non contempla nè l’uso del frazionamento delle commesse nè la prospettiva dell’ulteriore affidamento (o del rinnovo contrattuale) come strumento di enforcing della piena e corretta esecuzione, perché si tratta di strumenti che permettono l’aggiramento delle soglie che impongono di rapportare la gravità delle procedure di affidamento al valore della commessa.

Infine, per quanto attiene a tali ulteriori affidamenti senza gara, inoltre, l’ANAC ha anche rilevato l’inosservanza del criterio di rotazione nella scelta del contraente, recato dall’art. 36 comma 1 del d.lgs. 50/2016, non giustificabile appunto per una prestazione che sin dal principio presupponeva un'estensione in diverse annualità: ciò significa che poteva essere configurata una procedura con bando di gara per l'affidamento di un servizio pluriennale.

Anac, pubblicati i chiarimenti sul subappalto

Nella seduta del Consiglio del 6 ottobre, l’Autorità ha affrontato il tema dei subappalti, fornendo chiarimenti per l’utilizzo. Fino alla riforma del decreto Semplificazioni era consentita una quota specifica di subappalto, distinta e separata da quella generale del 30%, in modo tale che la quota subappaltabile complessiva poteva arrivare al 70%.

Ora la quota subappaltabile è stata innalzata transitoriamente al 50%, ma tale limite risulta la quota massima complessiva raggiungibile. Pertanto, il limite massimo di opere subappaltabili deve essere calcolato con riferimento al valore complessivo del contratto, senza poter distinguere (come era precedentemente) tra categorie super specialistiche e altre categorie di lavorazioni. In tal senso, pur essendo innalzato il limite generale in subappaltabilità al 50%, risulta esclusa la possibilità di subappaltare la percentuale ulteriore delle lavorazioni rientranti nelle categorie super specialistiche. Questo vale nella fase transitoria attuale. Nel periodo definitivo, a partire dal 1° novembre 2021, si affermerà il regime della subappaltabilità integrale delle opere fatte salve le opere da eseguire a cura dell’aggiudicatario, in ragione delle specifiche caratteristiche dell’appalto.

Si assisterà, quindi, all’abbattimento di ogni limite quantitativo generale e predeterminato al subappalto. Le stazioni appaltanti saranno chiamate a indicare nei documenti di gara le prestazioni oggetto del contratto di appalti non subappaltabili da eseguire a cura dell’aggiudicatario. Pertanto, dal prossimo 1° novembre entra a regime la subappaltabilità integrale del contratto, salvo disposizioni speciali degli atti di gara per parti di opera singolarmente indicate. L’impatto sul mercato di tale nuova disciplina è sensibile e particolarmente rilevante. Rappresenta un approdo cui il Legislatore nazionale giunge dopo trent’anni di travagliato rapporto con la Corte di Giustizia della Ue.

La giurisprudenza recente della Corte di Giustizia (novembre 2019), infatti ha posto fine al problema con due pronunce, investendo la disciplina italiana.

Fonte: ANAC

Mims: in 8 mesi adottati 62 decreti attuativi

Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili accelera l’adozione dei decreti attuativi. Nei primi otto mesi del Governo Draghi, ne ha adottati 62 per un valore di 10,3 miliardi di euro, riducendo drasticamente il numero di atti pendenti derivanti anche da norme approvate negli anni scorsi. Una delle quattro linee di azione prioritarie perseguite dal Ministero in questi otto mesi ha riguardato l’accelerazione della predisposizione dei “decreti attuativi”, cioè degli atti previsti dalla normativa primaria e delegati a uno o più ministeri in ragione, tra l’altro, della complessità di natura tecnica e della definizione dei criteri di assegnazione dei fondi.

Per velocizzare l’iter, a partire dal mese di febbraio 2021 è stato creato un nuovo assetto organizzativo e un sistema di monitoraggio interno dedicato, basato su una rete di esperti degli uffici di gabinetto e di referenti delle direzioni generali, coordinati dall’ufficio legislativo. Questo approccio innovativo ha prodotto significativi risultati: dall’insediamento del Governo hanno concluso l’iter e sono stati adottati 62 decreti attuativi e 20 sono stati predisposti dal Ministero e sono in attesa del concerto di altri dicasteri, della registrazione da parte della Corte dei Conti o della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In particolare, dei 34 provvedimenti oggetto di monitoraggio della Presidenza del Consiglio dei ministri 6 si riferiscono ad atti normativi approvati durante il governo Conte I o precedenti governi, 22 ad atti normativi approvati durante il governo Conte II, 6 a norme primarie adottate durante il governo Draghi.

Inoltre, sono stati emanati 28 decreti legati all’attività ordinaria del Ministero, non inseriti nel sistema di monitoraggio della Presidenza del Consiglio sulla cui base vengono pubblicati i periodici report sull’attività dei singoli ministeri in materia di decreti attuativi. In termini economici, i 62 decreti attuativi emanati dal Ministero hanno mobilitato un ammontare di risorse pari a 10,4 miliardi di euro. Particolare attenzione è stata posta agli atti relativi a norme che prevedono, in risposta alla crisi causata dall’emergenza sanitaria da Covid-19, l’erogazione di ristori e sostegni a favore degli operatori economici, degli individui e delle pubbliche amministrazioni: sono stati approvati decreti per un valore di 6,2 miliardi di euro, di cui 559 milioni di euro per i “ristori” e 5,7 miliardi per i “sostegni”.

Fonte: Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili

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