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Stop ddl suolo: eccessivo carico organizzativo per Enti locali

Il testo di legge sul consumo di suolo, dopo essere stato licenziato ad ottobre dalla Commissione Ambiente e Agricoltura della Camera, doveva incassare il via libera delle altre Commissioni e approdare in Aula.

Da parte della Commissione cultura è arrivata, invece, la segnalazione che la norma non si coordina con i piani paesistici regionali e richiede un eccessivo carico organizzativo regionale e decisionale per gli Enti locali.

Il testo prevede, infatti, il censimento degli immobili sfitti non utilizzati o abbandonati esistenti che andrebbe effettuato dai Comuni, i quali dovranno indicare caratteristiche e dimensioni degli stessi. Il fine è creare una banca dati attraverso la quale i Comuni possano verificare se le previsioni urbanistiche relative al consumo di suolo inedificato possano essere soddisfatte con gli immobili individuati.

Ma - la Commissione stessa fa notare - non tutti i Comuni hanno possibilità e risorse tali da consentire l'inventario di tutti gli immobili esistenti che potrebbero essere riqualificati e riutilizzati.

Il ddl sul consumo di suolo prevede che questo sia possibile per un periodo massimo di tre anni dall'entrata in vigore della legge, solo per i lavori e le opere inseriti negli strumenti di programmazione delle amministrazioni aggiudicatrici e per le opere della Legge obiettivo considerate prioritarie. Dopodiché non potrà essere superiore al 50% della media di consumo di suolo di ciascuna Regione relativamente ai cinque anni antecedenti. Mentre per coloro che hanno ottenuto un titolo abilitativo prima dell'entrata in vigore della nuova legge potrà costruire sul suolo inedificato.

Dovranno, inoltre, essere utilizzati esclusivamente per la riqualificazione tutti i proventi derivanti dal pagamento degli oneri di urbanizzazione o dalle sanzioni per gli interventi eseguiti in difformità dal titolo abilitativo.