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Rifiuti, la Regione vara la tariffazione puntuale

La Giunta regionale ha approvato la delibera per l’applicazione della tariffazione puntuale dei rifiuti nei Comuni del Lazio entro il 2020: un provvedimento che punta ad incentivare la riduzione della produzione di rifiuti urbani e la crescita della raccolta differenziata attraverso un maggiore riciclo delle varie tipologie di scarti. Le linee guida per l’applicazione della tariffa puntuale, suddivisa in utenze domestiche e non domestiche, sono basate sul criterio della minimizzazione della produzione dei rifiuti e sul principio dell’equità. La Tarip, infatti, non sarà calcolata sulla base della superficie dell’abitazione e del numero dei componenti familiari, ma sarà definita, oltre ad una quota fissa, secondo la quantità dei rifiuti prodotti.

Nella deliberazione, inoltre, sono individuate le azioni che gli Enti locali dovranno adottare per introdurre la tariffazione puntuale entro il 2020 e per la corretta verifica della produzione di rifiuti. In particolare, i regolamenti comunali potranno essere aggiornati e prevedere una serie di misure volte a consentire una precisa “quantificazione” dei rifiuti prodotti dalle singole utenze con sistemi di identificazione, come l’utilizzo di contenitori dedicati (sacchi o bidoni) con codice a barra rimovibile; oppure dotati di trasponder o tessera magnetica che consentono la registrazione dei dati identificativi; o ancora contenitori con codice a barre serigrafato, che quantifichino i rifiuti conferiti mediante lettura laser.

“La Regione promuove un nuovo modello di gestione dei rifiuti con l’obiettivo di giungere a un piano tariffario basato su sconti e agevolazioni per gli utenti che produrranno meno scarti: vengono previsti anche sostegni economici per i Comuni, con specifici bandi per investimenti destinati all'acquisto di sistemi, strumenti e tecnologie utili a tracciare il ciclo dei rifiuti” dichiara il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

“Verranno premiati i cittadini maggiormente virtuosi in grado di differenziare correttamente i rifiuti e di ridurre al minimo gli scarti non riciclabili, con ricadute positive sull’efficienza del servizio e sulla diminuzione dei costi da corrispondere al proprio Comune” aggiunge Massimiliano Valeriani, assessore regionale al Ciclo dei Rifiuti.

Immigrazione, in Parlamento europeo una proposta di riforma dell'asilo europeo e Convenzione di Dublino

"In Parlamento europeo noi S&D e in particolare noi Pd ci siamo battuti con i Governi italiani di centro sinistra per una vera soluzione politica e solidale europea oltre a quella doverosa umanitaria". Lo scrive Silvia Costa in una nota, proseguendo: "Abbiamo votato ottenendo una maggioranza parlamentare per una vera riforma dell’asilo europeo e della Convenzione di Dublino che prevede quote obbligatorie di ripartizione tra gli Stati membri degli immigrati e profughi, attraverso un meccanismo permanente e automatico, nonché multe o riduzione di fondi strutturali ai Paesi che non le rispettano.

Ma anche più risorse umane ed economiche a Frontex, nonché per le politiche nazionali di integrazione, e accordi Eu/paesi di provenienza e non solo bilaterali tra singoli Stati e paesi terzi.

Per questo abbiamo proposto di attribuire alla Ue risorse proprie, oltre all’1% del Pil nazionale dai 28 Stati Membri, non “mettendo le mani in tasca ai cittadini“ ma approvando la tassa sulle transazioni finanziarie(Tobin tax) e una web tax.

Tutto questo è stato respinto in Parlamento da Lega/Lepen e da Cinque Stelle/Farage, indebolendo la posizione del Parlamento e consentendo a Stati come Ungheria, Polonia e altri di annacquare al massimo la proposta del Consiglio dei Ministri!

E ora dicono di voler battere i pugni sul tavolo in Eu perché la proposta del Consiglio è inadeguata e per rappresaglia lasciano in balia del mare 700 Profughi tra cui tanti bambini e donne!

Senza logica, senza coerenza,senza umanità.

E senza vergogna." così la eurodeputata Silvia Costa.

Bambino Gesù, Regione Lazio: "decreti per accreditamento presidio di Palidoro e Santa Marinella"

“Con l’approvazione di due Decreti del Commissario ad acta la Regione Lazio ha rilasciato l’accreditamento in favore del presidio sanitario ‘Ospedale Pediatrico Bambino Gesù’ per la sede di Palidoro e per la sede a Santa Marinella. I due Decreti modificano e aggiornano le precedenti disposizioni di autorizzazione e accreditamento. Attraverso questa integrazione i due presidi sanitari sono autorizzati all’esercizio da parte della Regione Lazio.

Per quanto riguarda la sede di Palidoro il decreto del Commissario autorizza 122 posti per prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo o diurno per acuzie, 19 posti letto di day hospital e 20 posti letto di day surgery multidisciplinare oltre al Pronto Soccorso pediatrico e le attività di specialistica ambulatoriale.

Per quanto riguarda il presidio sanitario di Santa Marinella invece il decreto autorizza 20 posti letto di alta specialità riabilitativa per il trattamento di gravi disabilità in età evolutiva e 2 posti letto di day hospital riabilitativo neuromotorio oltre all’attività di specialistica ambulatoriale”.

Lo comunica in una nota l’Assessorato alla Sanità e l’Integrazione Socio-sanitaria della Regione Lazio.

Anac, nuovi dati da analisi stazioni appaltanti

Con un comunicato del Presidente ANAC viene riportato un aggiornamento sull'analisi relativa alle 'Prime valutazioni sulle varianti in corso d'opera trasmesse dalle stazioni appaltanti, rese pubbliche circa tre anni fa (comunicato del Presidente del 24.11.2014).

Sul portale dell'Anticorruzione si precisa:

Il numero delle varianti complessivamente registrate nella Banca Dati dell’Autorità alla data del 30 maggio 2017 risulta essere pari a n. 614. Tra queste il numero di varianti comunicate successivamente alla data del Comunicato del 24.11.2014 risulta essere pari a n. 386. Le varianti che superano il 10% dell’importo contrattuale risultano complessivamente n. 400 di cui solo n. 14 relative al periodo oggetto del comunicato anzidetto.

Sulla base di tali dati, come sopra complessivamente riportati, si formula di seguito una analisi di dettaglio.

Le n. 400 varianti esaminate hanno evidenziato la seguente distribuzione percentuale di stazioni appaltanti che hanno comunicato la redazione di varianti di importo superiore al limite percentuale stabilito dalla norma per la comunicazione all’ANAC:

Comuni e Province: 58%

Società pubbliche e concessionari: 22%

Scuole e Università: 8%

Aziende Sanitarie e Aziende Ospedaliere: 4,8%

Ministeri: 3,3%

Altri: 3,9%

Per quanto riguarda gli importi netti delle varianti suddivise per fasce d’importo (tabella sotto) si evidenzia una parcellizzazione nelle due fasce inferiori a € 200.000,00 (41% circa in termini di numerosità) a fronte di una modesta incidenza percentuale sul totale degli importi delle varianti (0,74%).

www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=7180


Il Comune e la tutela dei villini storici

"In questi giorni ho seguito con interesse gli interventi di alcuni autorevoli architetti, urbanisti e rappresentanti istituzionali sulla vicenda dei "villini storici" nella città di Roma e sul ruolo della Regione Lazio. Mi sono insediato da pochi giorni alla guida dell'Assessorato regionale all'Urbanistica, ma credo opportuno fornire delle precisazioni su presunte incompletezze normative." Lo scrive il neo Assessore alla Regione Lazio, Massimiliano Valeriani, nella sua newsletter settimanale.

"La legge regionale per la Rigenerazione Urbana, insieme ai suoi ambiti di applicazione da parte dei Comuni, non ha semplicemente sostituito il "Piano Casa”, legge di tipo derogatorio, ma ha determinato un quadro normativo di tipo ordinario, che mira ad assegnare maggiori poteri proprio ai Comuni e ai cittadini. Nuove prerogative per intervenire nelle zone degradate e compromesse con l'obiettivo di riqualificare i tessuti urbanistici disomogenei e ridare dignità a tutte le periferie delle città e dei paesi della Regione Lazio.

La norma, pertanto, trova applicazione nei tessuti urbanizzati presenti nell'intero territorio regionale e non fa riferimento solo a Roma Capitale, con il fine di limitare il consumo di suolo, razionalizzare il patrimonio edilizio esistente e recuperare le aree urbane con funzioni eterogenee e tessuti edilizi incompiuti, migliorando la sicurezza statica, insieme a quella sismica, e l’efficienza energetica degli immobili esistenti (come, ad esempio, le zone colpite dal terremoto e quelle potenzialmente a rischio) e favorendo la realizzazione e il completamento delle opere pubbliche.

La nuova legge, inoltre, vuole affrontare la sfida della semplificazione delle procedure. In questo quadro, la Regione Lazio ha voluto consegnare una norma ordinaria ai Comuni per il governo dei processi di rigenerazione urbana, sia attraverso l’intervento diretto (artt. 4, 5 e 6), che con la definizione degli ambiti di rigenerazione urbana (art. 2) e di recupero edilizio (art 3), che potranno essere sia di iniziativa pubblica che privata.

Il provvedimento regionale stabilisce dove è possibile applicarla nella generalità del territorio (nelle porzioni di aree urbanizzate, come individuate nella carta dell’uso del suolo, su edifici esistenti e legittimamente realizzati) e dove invece non si può applicare (nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilità, nei parchi regionali e nelle aree agricole). Spetta invece ad ogni Comune entrare nel merito specifico degli ambiti e delle singole zone. Come recita anche l’art. 4 della legge regionale, infatti, i Comuni ne possono limitare l’applicazione con una semplice deliberazione consiliare.

Solo Roma Capitale e pochi altri Comuni hanno individuato nel proprio Piano regolatore le zone come “tessuti” e solo la città di Roma ha individuato “zone storiche omogenee dell’800 e del ‘900”, mentre le leggi nazionali fanno riferimento “… a parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale…”. Proprio con una delibera di Consiglio comunale, dunque, le Amministrazioni locali possono governare tutti i processi di trasformazione del territorio, tutelando, rigenerando e valorizzando il patrimonio esistente.

Non credo, pertanto, che questa legge presenti dei buchi nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio urbanistico, ne tanto meno favorisca la speculazione edilizia. D'altronde, da capogruppo del Pd in Consiglio regionale nella scorsa legislatura, ricordo come fosse un obiettivo prioritario quello di evitare qualunque forma di speculazione e di possibili ricadute negative per il tessuto urbanistico del Lazio.

L'Amministrazione regionale, comunque, è sempre disponibile a collaborare con tutti i Comuni e a ricevere osservazioni e proposte per condividere al meglio il quadro normativo."

 

Anac, pubblicate le linee guida n. 9 per i contratti di partenariato pubblico privato

Nuove Linee Guida per definire le modalità con le quali le amministrazioni aggiudicatrici, attraverso la predisposizione e applicazione di sistemi di monitoraggio, esercitano il controllo sull’attività dell’operatore economico affidatario di un contratto di Partenariato Pubblico Privato (PPP), verificando in particolare la permanenza in capo allo stesso dei rischi trasferiti. L'Autorità Nazionale Anticorruzione ha pubblicato le Linee Guida n. 9, con la Delibera n. 318 del 28 marzo 2018.

Il partenariato pubblico-privato è diventato, negli anni, una scelta sempre più ricorrente delle pubbliche amministrazioni italiane, con riferimento alla realizzazione delle opere pubbliche e alla gestione dei servizi. Sul punto, appaiono di interesse, ai fini dell’analisi relativa all’intervento regolatorio, i dati contenuti nella Banca Dati dell’Autorità.

In attuazione del Codice dei contratti, l’Anac ha emanato, quindi, le Linee Guida n. 9, sul monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull’attività dell’operatore economico nei contratti di partenariato pubblico privato (PPP).

Queste Linee guida entrano in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

PA Digitale: le novità del Decreto Correttivo

È stato approvato dal Consiglio dei ministri in esame preliminare il decreto legislativo che modifica il Cad, codice dell'amministrazione digitale approvato con Dlgs. 82/2005. Tra le modifiche che interessano in modo particolare le imprese, vi sono le novità che interessano le firme elettroniche e il domicilio digitale.

Cambia la nozione di dati di tipo aperto, ad esempio i dati che presentano le seguenti caratteristiche: sono disponibili secondo i termini di una previsione normativa che ne permetta l'utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali; sono accessibili attraverso tecnologie di informazione e comunicazione; sono resi disponibili mediante tecnologie di informazione e telecomunicazione, oppure disponibili a costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione.

Altra novità è quella relativa alla firma digitale: alla firma elettronica qualificata e alla firma elettronica avanzata (entrambe hanno il medesimo valore giuridico della sottoscrizione autografa) va ad aggiungersi un nuovo processo di firma. Tale processo prevede che il documento sia formato «previa identificazione del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’AgID in base all’articolo 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore».

Smart working, ok da regioni ed enti locali

È stata approvata ieri in conferenza unificata Stato-Regioni la direttiva del dipartimento funzione pubblica sul lavoro agile, il cosiddetto smart working, ovvero la possibilità per i dipendenti della Pubblica Amministrazione di svolgere una parte delle mansioni lavorative mediante il telelavoro, quindi non necessariamente in ufficio.

La direttiva si applica a tutte le amministrazioni pubbliche statali (così come sono definite dall'articolo 1, comma 2, del Testo unico pubblico impiego), mentre per le altre amministrazioni pubbliche l'atto non ha natura vincolante.

Il lavoro agile potrà riguardare tutti i dipendenti, nessuna tipologia o categoria contrattuale esclusa in via preventiva. Di conseguenza, un coinvolgimento dei dirigenti, anche se l'introduzione dei criteri selettivi spetta alle singole amministrazioni.

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Degrado urbano: nuove norme e poteri speciali ai sindaci

Nuove norme per interventi sul degrado urbano entrano in vigore con il dl 14/2017 recante «disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città».

Da oggi i sindaci disporranno di poteri speciali e dovranno attuare le norme. per combattere il degrado urbano. E' ciò che si introduce con il Dl 14 sulla "sicurezza integrata", nel cui ambito spetterà ai sindaci mettere in atto tutte quelle attività utili a combattere il degrado: muri imbrattati, abusivismo edilizio, spaccio di stupefacenti, occupazione illecita di alloggi. Attività che dovranno essere coordinate con tutte le forze di polizia locali e statali.

In particolare, nell'articolo 5 del dl 14 vengono indicati nel dettaglio i 'patti' per l'attuazione della sicurezza urbana sottoscritti dal prefetto e dal sindaco. Tra questi, i principali riguardano la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa, la salvaguardia delle arredo urbano, delle aree verdi e dei parchi cittadini, ricorrendo anche all'installazione di sistemi di videosorveglianza e coinvolgendo volontari.


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