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Normative

Il Comune e la tutela dei villini storici

"In questi giorni ho seguito con interesse gli interventi di alcuni autorevoli architetti, urbanisti e rappresentanti istituzionali sulla vicenda dei "villini storici" nella città di Roma e sul ruolo della Regione Lazio. Mi sono insediato da pochi giorni alla guida dell'Assessorato regionale all'Urbanistica, ma credo opportuno fornire delle precisazioni su presunte incompletezze normative." Lo scrive il neo Assessore alla Regione Lazio, Massimiliano Valeriani, nella sua newsletter settimanale.

"La legge regionale per la Rigenerazione Urbana, insieme ai suoi ambiti di applicazione da parte dei Comuni, non ha semplicemente sostituito il "Piano Casa”, legge di tipo derogatorio, ma ha determinato un quadro normativo di tipo ordinario, che mira ad assegnare maggiori poteri proprio ai Comuni e ai cittadini. Nuove prerogative per intervenire nelle zone degradate e compromesse con l'obiettivo di riqualificare i tessuti urbanistici disomogenei e ridare dignità a tutte le periferie delle città e dei paesi della Regione Lazio.

La norma, pertanto, trova applicazione nei tessuti urbanizzati presenti nell'intero territorio regionale e non fa riferimento solo a Roma Capitale, con il fine di limitare il consumo di suolo, razionalizzare il patrimonio edilizio esistente e recuperare le aree urbane con funzioni eterogenee e tessuti edilizi incompiuti, migliorando la sicurezza statica, insieme a quella sismica, e l’efficienza energetica degli immobili esistenti (come, ad esempio, le zone colpite dal terremoto e quelle potenzialmente a rischio) e favorendo la realizzazione e il completamento delle opere pubbliche.

La nuova legge, inoltre, vuole affrontare la sfida della semplificazione delle procedure. In questo quadro, la Regione Lazio ha voluto consegnare una norma ordinaria ai Comuni per il governo dei processi di rigenerazione urbana, sia attraverso l’intervento diretto (artt. 4, 5 e 6), che con la definizione degli ambiti di rigenerazione urbana (art. 2) e di recupero edilizio (art 3), che potranno essere sia di iniziativa pubblica che privata.

Il provvedimento regionale stabilisce dove è possibile applicarla nella generalità del territorio (nelle porzioni di aree urbanizzate, come individuate nella carta dell’uso del suolo, su edifici esistenti e legittimamente realizzati) e dove invece non si può applicare (nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilità, nei parchi regionali e nelle aree agricole). Spetta invece ad ogni Comune entrare nel merito specifico degli ambiti e delle singole zone. Come recita anche l’art. 4 della legge regionale, infatti, i Comuni ne possono limitare l’applicazione con una semplice deliberazione consiliare.

Solo Roma Capitale e pochi altri Comuni hanno individuato nel proprio Piano regolatore le zone come “tessuti” e solo la città di Roma ha individuato “zone storiche omogenee dell’800 e del ‘900”, mentre le leggi nazionali fanno riferimento “… a parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale…”. Proprio con una delibera di Consiglio comunale, dunque, le Amministrazioni locali possono governare tutti i processi di trasformazione del territorio, tutelando, rigenerando e valorizzando il patrimonio esistente.

Non credo, pertanto, che questa legge presenti dei buchi nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio urbanistico, ne tanto meno favorisca la speculazione edilizia. D'altronde, da capogruppo del Pd in Consiglio regionale nella scorsa legislatura, ricordo come fosse un obiettivo prioritario quello di evitare qualunque forma di speculazione e di possibili ricadute negative per il tessuto urbanistico del Lazio.

L'Amministrazione regionale, comunque, è sempre disponibile a collaborare con tutti i Comuni e a ricevere osservazioni e proposte per condividere al meglio il quadro normativo."

 

Anac, pubblicate le linee guida n. 9 per i contratti di partenariato pubblico privato

Nuove Linee Guida per definire le modalità con le quali le amministrazioni aggiudicatrici, attraverso la predisposizione e applicazione di sistemi di monitoraggio, esercitano il controllo sull’attività dell’operatore economico affidatario di un contratto di Partenariato Pubblico Privato (PPP), verificando in particolare la permanenza in capo allo stesso dei rischi trasferiti. L'Autorità Nazionale Anticorruzione ha pubblicato le Linee Guida n. 9, con la Delibera n. 318 del 28 marzo 2018.

Il partenariato pubblico-privato è diventato, negli anni, una scelta sempre più ricorrente delle pubbliche amministrazioni italiane, con riferimento alla realizzazione delle opere pubbliche e alla gestione dei servizi. Sul punto, appaiono di interesse, ai fini dell’analisi relativa all’intervento regolatorio, i dati contenuti nella Banca Dati dell’Autorità.

In attuazione del Codice dei contratti, l’Anac ha emanato, quindi, le Linee Guida n. 9, sul monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull’attività dell’operatore economico nei contratti di partenariato pubblico privato (PPP).

Queste Linee guida entrano in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

PA Digitale: le novità del Decreto Correttivo

È stato approvato dal Consiglio dei ministri in esame preliminare il decreto legislativo che modifica il Cad, codice dell'amministrazione digitale approvato con Dlgs. 82/2005. Tra le modifiche che interessano in modo particolare le imprese, vi sono le novità che interessano le firme elettroniche e il domicilio digitale.

Cambia la nozione di dati di tipo aperto, ad esempio i dati che presentano le seguenti caratteristiche: sono disponibili secondo i termini di una previsione normativa che ne permetta l'utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali; sono accessibili attraverso tecnologie di informazione e comunicazione; sono resi disponibili mediante tecnologie di informazione e telecomunicazione, oppure disponibili a costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione.

Altra novità è quella relativa alla firma digitale: alla firma elettronica qualificata e alla firma elettronica avanzata (entrambe hanno il medesimo valore giuridico della sottoscrizione autografa) va ad aggiungersi un nuovo processo di firma. Tale processo prevede che il documento sia formato «previa identificazione del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’AgID in base all’articolo 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore».

Smart working, ok da regioni ed enti locali

È stata approvata ieri in conferenza unificata Stato-Regioni la direttiva del dipartimento funzione pubblica sul lavoro agile, il cosiddetto smart working, ovvero la possibilità per i dipendenti della Pubblica Amministrazione di svolgere una parte delle mansioni lavorative mediante il telelavoro, quindi non necessariamente in ufficio.

La direttiva si applica a tutte le amministrazioni pubbliche statali (così come sono definite dall'articolo 1, comma 2, del Testo unico pubblico impiego), mentre per le altre amministrazioni pubbliche l'atto non ha natura vincolante.

Il lavoro agile potrà riguardare tutti i dipendenti, nessuna tipologia o categoria contrattuale esclusa in via preventiva. Di conseguenza, un coinvolgimento dei dirigenti, anche se l'introduzione dei criteri selettivi spetta alle singole amministrazioni.

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Degrado urbano: nuove norme e poteri speciali ai sindaci

Nuove norme per interventi sul degrado urbano entrano in vigore con il dl 14/2017 recante «disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città».

Da oggi i sindaci disporranno di poteri speciali e dovranno attuare le norme. per combattere il degrado urbano. E' ciò che si introduce con il Dl 14 sulla "sicurezza integrata", nel cui ambito spetterà ai sindaci mettere in atto tutte quelle attività utili a combattere il degrado: muri imbrattati, abusivismo edilizio, spaccio di stupefacenti, occupazione illecita di alloggi. Attività che dovranno essere coordinate con tutte le forze di polizia locali e statali.

In particolare, nell'articolo 5 del dl 14 vengono indicati nel dettaglio i 'patti' per l'attuazione della sicurezza urbana sottoscritti dal prefetto e dal sindaco. Tra questi, i principali riguardano la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa, la salvaguardia delle arredo urbano, delle aree verdi e dei parchi cittadini, ricorrendo anche all'installazione di sistemi di videosorveglianza e coinvolgendo volontari.


Correttivo appalti: novità per le stazioni appaltanti

In tema di subappalto, una delle novità introdotte dal correttivo riguarda i poteri delle stazioni appaltanti. L'articolo 105, nella precedente versione, prevedeva che per la possibilità di subappalto per gli affidatari fosse subordinata a una previsione esplicita nel bando di gara. La novità riguarda il superamento di questo passaggio: le regole saranno fisse per ogni gara consentendo, quindi, alle imprese una migliore programmazione.

Secondo quanto disposto dal correttivo, chi vincerà l'appalto non potrà subaffidare più del 30% del valore complessivo del contratto ad altre imprese.

Scatta, poi, l'obbligo di indicare, insieme all'offerta, tre subappaltatori disponibili e qualificati a eseguire le opere in caso di lavori sopra la soglia comunitaria di 5,2 milioni di euro e per quelli a rischio infiltrazione.

Mini enti e contabilità: cosa prevede la normativa

Tutti i mini enti sono tenuti alla riclassificazione del patrimonio 2015, anche quelli che hanno rinviato al 2017 l'applicazione a regime del nuovo ordinamento contabile.

Nello specifico, la situazione di quei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti che, impiegando l'art. 227, comma 3, del Tuel, hanno deciso di posticipare di un anno rispetto agli altri enti l'applicazione della nuova contabilità.

Nel caso in cui manchino i dati di chiusura economici dell'esercizio 2016, la riapertura delle scritture al 1 gennaio 2017 può essere effettuata seguendo quanto prescritto dall'art. 11, comma 13, del dlgs 118/2011.

Gli enti interessati potranno predisporre il conto del patrimonio al 31 dicembre 2016, pur senza allegare la rendicontazione dello stesso anno.

Leggi l'articolo 11 del dlgs 118 del 2011

Fondo amianto, le domande entro il 30 marzo

Il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla procedura di accesso al finanziamento della progettazione preliminare e definitiva di interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, di cui all'art. 56, comma 7, della legge 28 dicembre 2015, n. 221.

La dotazione finanziaria del Fondo supera i 17 milioni di euro e ciascun ente potrà presentare una sola domanda di finanziamento. La progettazione deve riferirsi ad edifici pubblici di proprietà e destinati allo svolgimento dell'attività dell'ente.

Potranno fare domanda di accesso al Fondo le amministrazioni pubbliche per interventi relativi a edifici pubblici di proprietà e destinati allo svolgimento dell'attività dell'ente.

Ogni ente potrà presentare una sola domanda di partecipazione che può essere riferita anche ad interventi in uno o più interventi. Verranno considerati prioritari gli interventi relativi ad edifici pubblici collocati all'interno, nei pressi o entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi.

Gli enti interessati a ricevere il finanziamento dovranno registrarsi, compilare e presentare domanda entro il 30 marzo ed esclusivamente attraverso l'utilizzo del portale, collegandosi al sito internet: www.amiantopa.minambiente.ancitel.it.

Milleproroghe, nuove concessioni venditori ambulanti dal 1 gennaio 2019

L'emendamento sostitutivo del decreto legge Milleproroghe approvato ieri dal Senato prevede che le vecchie concessioni per i venditori ambulanti siano prorogate fino al 31 dicembre 2018. A partire dal 2019 scatteranno le nuove regole per l'occupazione del suolo pubblico stabilite dal Bolkenstein.

Il decreto concede agli amministratori più tempo per elaborare e pubblicare i bandi di gara in base ai quali dal 2019 si assegneranno le aree pubbliche ai commercianti ambulanti. Il termine precedentemente fissato era al 7 maggio 2019. Lo slittamento dell'entrata in vigore della direttiva europea sui servizi permetterà alle amministrazioni di allinearsi in modo da far scattare le nuove regole sulle concessioni dal 1° gennaio 2019.

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