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Anac, linee guida incompatibilità incarichi amministrativi

Il Consiglio dell'Autorità Anticorruzione ha reso note le Linee guida in materia di accertamento delle inconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi da parte del responsabile della prevenzione e della corruzione.

L'Autorità illustra le ragioni che hanno determinato l'adozione delle linee guida che intendono ovviare ai dubbi interpretativi della normativa sulla incompatibilità. Viene evidenziata la rilevanza del ruolo del RPC al quale va garantito ruolo di autonomia e indipendenza nel rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento.

Tra le indicazioni contenute nelle linee guida sono anche contenuti i margini di intervento dell'attività di vigilanza e di accertamento che l'Autorità può svolgere in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi di vertici e dirigenziali di cui al d.lgs. n. 39/2013.

Si allega la relazione AIR, delibera n. 833 del 3 agosto 2016.

Anac, prime 5 linee guida e modifiche

Dopo aver esaminato le prime cinque linee guida, ovvero i cinque documenti, che l'Anac ha recapitato nei giorni scorsi, le Commissioni Ambiente della Camera e Lavori pubblici del Senato proporranno all'Autorità tre suggerimenti.

Tra questi, il primo riguarderà un'accelerazione sui bandi tipo per alleggerire il carico delle stazioni appaltanti; il secondo riguarderà la tutela dei Rup con titoli di studio diversi dalla laurea e, terzo, consiste nel blindare le offerte economicamente più vantaggiose per evitare il riemergere del criterio del prezzo più basso.

I suggerimenti di modifica si collocano, quindi, nell'ambito delle cinque linee guida Anac: compiti del Rup, affidamenti sotto la soglia comunitaria, offerta economicamente più vantaggiosa, commissari di gara, servizi di ingegneria e architettura. Fanno parte del primo pacchetto di sette linee guida licenziate all'Anac in attuazione del Codice. Altri due testi (direzione lavori e direzione dell'esecuzione di servizi e forniture) dovranno seguire un iter diverso per arrivare all'approvazione: un decreto del ministero delle Infrastrutture, attualmente in fase di approvazione. Prima di pubblicare in via definitiva questi cinque documenti, anche se il Dlgs n. 50 del 2016 non lo imponeva, l'Authority ha scelto di passare dal Consiglio di Stato e dalle commissioni parlamentari.

Codice appalti, pubblicata l'errata corrige

È stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 164 del 15.07.2016, il comunicato che riporta l'avviso di rettifica e di errata corrige al D.lgs. del 18 aprile 2016, n. 50 «Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture».

Nello specifico, le rettifiche vanno a modificare circa 100 articoli su un totale di 220 (il 44% dell'articolato) e le modifiche riguardano in larga parte riferimenti errati contenuti all'interno dell'articolato.

In seguito all'entrata in vigore del nuovo Codice dei Contratti pubblici lo scorso 19 aprile, sono state registrate una serie di difficoltà da parte delle stazioni appaltanti che hanno portato ad una riduzione del numero di procedure di affidamento degli appalti avviati.

In allegato l'avviso ed Errata Corrige completo.

Consiglio di Stato: il silenzio-assenso per regioni ed enti locali

Il silenzio assenso si applica sia nei confronti di regioni ed enti locali sia quando su un provvedimento debbano pronunciarsi autorità indipendenti o gestori di servizi pubblici o organi politici.

Il silenzio, dopo 30 giorni di inerzia, sarà equiparato al concerto, assenso o nullaosta da acquisire. A quel punto la P.a. non avrà più alcun potere di dissenso.

Lo si apprende da una nota del Consiglio di Stato sulla riforma Madia. Il silenzio-assenso non può costituire la regola nei rapporti tra Pa e cittadino, né in quelli tra amministrazioni chiamate a esprimere il proprio nullaosta su un provvedimento.

Il Consiglio di Stato si è espresso sulla portata applicativa della novità contenuta nella delega Madia (legge n. 124/2015) che ha introdotto l'art. 17-bis sul silenzio-assenso anche tra le pubbliche amministrazioni nella legge sul procedimento amministrativo (legge n. 241/1990).

La regola del silenzio-assenso, secondo il parere del Consiglio di Stato, trova fondamento nel diritto europeo, nella Costituzione e nel principio di trasparenza. Il Consiglio ha fatto sapere, più esattamente, che: «una pronuncia espressa resta sempre preferibile: permane una valenza fortemente negativa del silenzio-assenso (sia tra amministrazione e cittadino, sia tra amministrazioni co-decidenti), ma esso resta comunque una soluzione migliore dell'inerzia totale».

Foia, dai 30 ai 60 giorni la risposta è sempre dovuta

La riforma della trasparenza comprende una grande novità. Si chiama Foia ed è l'acronimo di Freedom of Information act.

Si tratta della libertà, appunto, per il cittadino di avere accesso a tutti gli atti e i documenti custoditi dalla Pa, tra cui quelli che non sono stati resi pubblici sui siti istituzionali degli enti. È proprio questo aspetto a determinare la differenza rispetto alla riforma del 2013, che allargò il perimetro della trasparenza pubblica, non senza porre alcuni limiti ai cittadini.

Da oggi, invece, il cittadino può chiedere alla Pa, gratuitamente, di conoscere anche i documenti non pubblicati in rete, quindi gli atti non compresi nell'elenco stilato dal decreto 33. Vi sono, tuttavia, alcune eccezioni: le informazioni relative alla sicurezza nazionale, quelle militari e quelle legate a segreti commerciali.

La procedura che il cittadino deve seguire è molto semplice: è necessario inviare una richiesta via email all'amministrazione interessata in cui si specificano i documenti ai quali si vuole accedere. L'amministrazione ha 30 giorni di tempo per rispondere, previa consulenza di eventuali terze parti che potrebbero avere un pregiudizio dall'accesso a tali informazioni. Una volta acquisito il responso dagli eventuali controinteressati, la Pa comunica al cittadino la propria decisione, che se contraria alla richiesta di accesso può essere sottoposta "in appello" al responsabile anticorruzione dell'ente. Se quest'ultimo conferma il "no", il cittadino può ricorrere al difensore civico e, in ultima istanza, al Tar.

Pa: semplificazioni per accesso ai dati

È il primo degli undici decreti attuativi che mirano a porre le basi per una vera e propria rivoluzione ai meccanismo burocratici dello Stato. Saranno le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato a dare il proprio parere sul decreto cosiddetto Foia: il freedom of information act.

Si tratta, in sostanza, della libertà di accesso agli atti amministrativi da parte dei cittadini. Il primo passo riguarderà la revisione del silenzio-diniego: il meccanismo in base al quale se l'amministrazione non avesse risposto alle richieste di un cittadino entro 30 giorni la domanda sarebbe stata automaticamente respinta, senza alcuna necessità di fornire una motivazione. A quel punto l'unica soluzione possibile era presentare ricorso al Tar, con le spese che questo comportava.

Nel parere delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato è stata inclusa la richiesta di eliminare il meccanismo del silenzio-diniego, chiedendo al governo la motivazione di un eventuale rigetto.

Relativamente ai documenti e ai dati, questi dovranno essere forniti in forma digitale gratuitamente e il ricorso in caso di diniego dovrà essere possibile non solo tramite il Tar, ma anche per via amministrativa.


Anac, entro il 30 aprile adeguamento dati anticorruzione

È oramai imminente la scadenza per l'adeguamento alla pubblicazione dei dati anticorruzione sui propri siti istituzionali.

A partire dall'11 febbraio 2016 l'ANAC effettua i tentativi di accesso automatizzato alle URL comunicate dalle Amministrazioni per l'acquisizione dei file XML pubblicati. Come specificato dall'ANAC sul proprio portale, è necessario pubblicare tutti i file che siano stati verificati come accessibili e che rispettino le specifiche tecniche definite dall'Autorità.

Vi sono enti che risultano inadempienti per diverse ragioni: la mancanza di invio dell' URL, gli enti con un XML non conforme e quelli che hanno inviato un URL non valido.

L'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture trasmette alla Corte dei Conti entro il 30 aprile l'elenco delle amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare le informazioni in formato digitale standard aperto (info deducibili dal comma 32 dell'articolo 1 della legge 190/2012).

Appalti, vincoli stretti per i Comuni

Le amministrazioni non potranno più fare gare per qualsiasi importo, come è accaduto fino ad oggi, ma avranno vincoli più stretti.

È una delle novità più rilevanti del nuovo testo del Codice appalti, approvato dal Consiglio dei ministri in via preliminare: il decreto legislativo unico che recepisce le direttive europee sugli appalti e riordina la disciplina in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

Il Codice fissa due soglie molto basse: 40 mila euro per servizi e forniture e 150 mila euro per i lavori. Al di sopra di questa soglia scatta un limite: solo le amministrazioni in possesso della qualificazione dell'Anac potranno partecipare alle gare, diversamente tutte le altre dovranno rivolgersi a una centrale di committenza.

Inoltre, entro una seconda soglia, pari a un milione di euro per i lavori, sarà necessario passare da strumenti telematici di negoziazione delle transazioni. I Comuni non capoluogo dovranno usare la centrale o, in alternativa, consorziarsi.



Riforma appalti, come cambiano i procedimenti amministrativi

La riforma del sistema degli appalti e concessioni, mediante il recepimento delle direttive europee 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE il cui disegno di legge delega è stato approvato in via definitiva dal Senato nella seduta del 14 gennaio 2016 e ha tra gli altri obiettivi quello di incrementare la capacità del sistema regionale di innovazione di produrre beni e servizi che raggiungano il mercato.

In seguito all'attuazione della riforma, i procedimenti amministrativi a disposizione delle stazioni appaltanti italiane saranno quattro, tutti normati dalle direttive europee, in regime di esenzione condizionata: i partenariati per l'innovazione (Innovation Partnership), gli appalti pre-commerciali (Pre-commercial Procurement), la procedura competitiva con negoziazione, il dialogo competitivo.

Tali procedimenti hanno due caratteristiche comuni: innanzitutto facilitare l'interazione tra stazioni appaltanti e ditte fornitrici durante la fase di definizione del perimetro e dell'oggetto degli acquisti pubblici innovativi e regolare la condivisione di rischi e benefici inerenti alla gara d'appalto e alla collaborazione leale e trasparente tra pubblico e privato.

La scelta del procedimento amministrativo più idoneo è legata a diversi fattori, tra i quali il livello di conoscenza del mercato da parte della stazione appaltante, il fatto che i prodotti o servizi innovativi siano già nel mercato, quindi una specifica attività di ricerca e sviluppo, se la stazione appaltante sia in possesso o meno di informazioni sufficienti ad elaborare delle specifiche tecniche per i servizi o i prodotti da acquistare, il numero di fornitori potenziali e la configurazione del mercato di riferimento (inteso a livello globale e non locale - trattandosi di appalti europei).

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