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Dl terremoto, gli interventi per adeguamento sismico

Lo schema di decreto che martedì approderà in Consiglio dei ministri si compone di 53 articoli che puntualizzano modalità e livelli di indennizzo. Viene affrontato anche il delicato tema del riferimento tecnico-costruttivo per gli interventi di miglioramento e adeguamento sismico all'interno delle zone classificate a massimo rischio (1 e 2) che si trovano all'interno del cratere. Tra le misure per la ripresa dell'attività economica ci sono prestiti agevolati a micro imprese e Pmi: fino a 30 mila euro per la ripresa delle attività, a tasso zero da rimborsare in 10 anni; e fino a 600 mila euro per nuove imprese, da rimborsare in otto anni, sempre a tasso zero.

Per quanto riguarda la ricostruzione privata, all'interno dell'area del cratere, tutte le prime case, le seconde case e gli edifici non residenziali riceveranno un contributo pari al 100% del valore che risulta dal prodotto tra la superficie dell'immobile e il valore espresso in euro/mq. Il modello di calcolo sarà definito con una apposita ordinanza. Nel calcolo del contributo si tiene anche conto del costo di progettazione (pari al 10%).

Al di fuori del territorio dei 60 comuni danneggiati dal sisma, potranno valere le stesse regole ma con due eccezioni importanti. Per avere diritto all'indennizzo dovrà essere dimostrato il «nesso di causalità» tra il danno e il sisma. L'altra eccezione riguarda le seconde case, il cui contributo non sarà pieno ma sarà riconosciuto in misura inferiore, al momento indicato al 50 per cento. Il contributo potrà coprire il costo delle strutture, degli elementi architettonici esterni, delle finiture, delle parti comuni dell'edificio, dell'adeguamento igienico-sanitario. L'intervento può consistere nel miglioramento o nell'adeguamento sismico. Per quanto riguarda gli immobili produttivi, il contributo potrà coprire anche la spesa per impianti e beni mobili strumentali.

L'istruttoria sarà gestita dagli uffici speciali per la ricostruzione, distribuiti sul territorio. Dopo l'ok al progetto e alla richiesta di contributo, sarà una banca (a valle di una convenzione da stipulare con l'Abi) a pagare l'impresa. Il contributo è legato unicamente all'entità del danno e sarà indipendente dal reddito (o del mancato reddito) del richiedente.

Sul piano tecnico-costruttivo, il decreto fa una scelta importante in relazione ai parametri contenuti nell'aggiornamento delle norme tecniche sulle costruzioni licenziate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici (e attualmente all'esame della conferenza Stato-Regioni).

Per tutti gli edifici pubblici (incluse ovviamente le scuole) la ricostruzione dovrà conseguire l'"adeguamento sismico", cioè il massimo livello di resistenza alle azioni sismiche.

Per tutti gli edifici privati - siano case o immobili non residenziali - gli interventi di ricostruzione potranno invece accontentarsi di raggiungere, attraverso un intervento di "miglioramento sismico", un livello pari ad almeno all'80% del parametro massimo richiesto per l'adeguamento. Ma c'è di più. Il testo concede di poter arrivare a un livello almeno pari al 65% «laddove non fosse possibile raggiungere la percentuale sopra indicata», cioè l'80 per cento.

Una possibilità che qualora fosse confermata nel testo che uscirà dal Cdm, rappresenta una novità notevole, che apre effettivamente la strada ai "cantieri leggeri" teorizzati dall'architetto Renzo Piano e sostenuti dal governo con "Casa Italia". Una ricostruzione che intende rappresentare il ragionevole compromesso tra un accettabile rischio di sicurezza e una accettabile spesa, per portare effettivamente a termine la ricostruzione. L'accettabile rischio, come sostiene il commissario Vasco Errani, non significa evitare i danni alla casa, ma evitare il crollo della casa e la perdita di vite umane

Il decreto impone anche un intervento di miglioramento sismico per la ricostruzione dei beni culturali.

Tributi locali, il termine unico è al 30/6

Le denunce Imu, Tasi e Tari hanno il medesimo termine. Vi è l'obbligo di presentarle, infatti, entro il 30 giugno dell'anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione di locali e aree.

Le dichiarazioni non devono essere presentate nel caso in cui l'obbligo sia già stato assolto e non sono intervenute medio tempore delle variazioni o non sono state effettuate nuove occupazioni.

Relativamente alla Tari, restano ferme le superfici già dichiarate per Tarsu, Tia1, Tia2 e Tares. All'imposta sui servizi indivisibili si applicano, invece, le stesse regole stabilite per l'imposta municipale. La dichiarazione produce effetti anche per gli anni successivi, salvo il caso in cui non vi siano modificazioni dei dati già dichiarati, a cui consegua un diverso ammontare del tributo dovuto. Anche in quest'ultimo caso le variazioni vanno dichiarate entro il 30 giugno dell'anno successivo.

Il comma 687 della Legge di Stabilità 2014 (147/2013) richiede per la Tasi l'osservanza delle disposizioni dettate per la presentazione della dichiarazione Imu. Anche per la Tasi, quindi, la dichiarazione non va presentata se gli elementi rilevanti sono acquisibili attraverso la consultazione della banca dati catastale o gli altri enti sono già in possesso delle informazioni necessarie per verificare il corretto adempimento dell'obbligazione tributaria

Anac, linee guida incompatibilità incarichi amministrativi

Il Consiglio dell'Autorità Anticorruzione ha reso note le Linee guida in materia di accertamento delle inconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi da parte del responsabile della prevenzione e della corruzione.

L'Autorità illustra le ragioni che hanno determinato l'adozione delle linee guida che intendono ovviare ai dubbi interpretativi della normativa sulla incompatibilità. Viene evidenziata la rilevanza del ruolo del RPC al quale va garantito ruolo di autonomia e indipendenza nel rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento.

Tra le indicazioni contenute nelle linee guida sono anche contenuti i margini di intervento dell'attività di vigilanza e di accertamento che l'Autorità può svolgere in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi di vertici e dirigenziali di cui al d.lgs. n. 39/2013.

Si allega la relazione AIR, delibera n. 833 del 3 agosto 2016.

Anac, prime 5 linee guida e modifiche

Dopo aver esaminato le prime cinque linee guida, ovvero i cinque documenti, che l'Anac ha recapitato nei giorni scorsi, le Commissioni Ambiente della Camera e Lavori pubblici del Senato proporranno all'Autorità tre suggerimenti.

Tra questi, il primo riguarderà un'accelerazione sui bandi tipo per alleggerire il carico delle stazioni appaltanti; il secondo riguarderà la tutela dei Rup con titoli di studio diversi dalla laurea e, terzo, consiste nel blindare le offerte economicamente più vantaggiose per evitare il riemergere del criterio del prezzo più basso.

I suggerimenti di modifica si collocano, quindi, nell'ambito delle cinque linee guida Anac: compiti del Rup, affidamenti sotto la soglia comunitaria, offerta economicamente più vantaggiosa, commissari di gara, servizi di ingegneria e architettura. Fanno parte del primo pacchetto di sette linee guida licenziate all'Anac in attuazione del Codice. Altri due testi (direzione lavori e direzione dell'esecuzione di servizi e forniture) dovranno seguire un iter diverso per arrivare all'approvazione: un decreto del ministero delle Infrastrutture, attualmente in fase di approvazione. Prima di pubblicare in via definitiva questi cinque documenti, anche se il Dlgs n. 50 del 2016 non lo imponeva, l'Authority ha scelto di passare dal Consiglio di Stato e dalle commissioni parlamentari.

Codice appalti, pubblicata l'errata corrige

È stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 164 del 15.07.2016, il comunicato che riporta l'avviso di rettifica e di errata corrige al D.lgs. del 18 aprile 2016, n. 50 «Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture».

Nello specifico, le rettifiche vanno a modificare circa 100 articoli su un totale di 220 (il 44% dell'articolato) e le modifiche riguardano in larga parte riferimenti errati contenuti all'interno dell'articolato.

In seguito all'entrata in vigore del nuovo Codice dei Contratti pubblici lo scorso 19 aprile, sono state registrate una serie di difficoltà da parte delle stazioni appaltanti che hanno portato ad una riduzione del numero di procedure di affidamento degli appalti avviati.

In allegato l'avviso ed Errata Corrige completo.

Consiglio di Stato: il silenzio-assenso per regioni ed enti locali

Il silenzio assenso si applica sia nei confronti di regioni ed enti locali sia quando su un provvedimento debbano pronunciarsi autorità indipendenti o gestori di servizi pubblici o organi politici.

Il silenzio, dopo 30 giorni di inerzia, sarà equiparato al concerto, assenso o nullaosta da acquisire. A quel punto la P.a. non avrà più alcun potere di dissenso.

Lo si apprende da una nota del Consiglio di Stato sulla riforma Madia. Il silenzio-assenso non può costituire la regola nei rapporti tra Pa e cittadino, né in quelli tra amministrazioni chiamate a esprimere il proprio nullaosta su un provvedimento.

Il Consiglio di Stato si è espresso sulla portata applicativa della novità contenuta nella delega Madia (legge n. 124/2015) che ha introdotto l'art. 17-bis sul silenzio-assenso anche tra le pubbliche amministrazioni nella legge sul procedimento amministrativo (legge n. 241/1990).

La regola del silenzio-assenso, secondo il parere del Consiglio di Stato, trova fondamento nel diritto europeo, nella Costituzione e nel principio di trasparenza. Il Consiglio ha fatto sapere, più esattamente, che: «una pronuncia espressa resta sempre preferibile: permane una valenza fortemente negativa del silenzio-assenso (sia tra amministrazione e cittadino, sia tra amministrazioni co-decidenti), ma esso resta comunque una soluzione migliore dell'inerzia totale».

Foia, dai 30 ai 60 giorni la risposta è sempre dovuta

La riforma della trasparenza comprende una grande novità. Si chiama Foia ed è l'acronimo di Freedom of Information act.

Si tratta della libertà, appunto, per il cittadino di avere accesso a tutti gli atti e i documenti custoditi dalla Pa, tra cui quelli che non sono stati resi pubblici sui siti istituzionali degli enti. È proprio questo aspetto a determinare la differenza rispetto alla riforma del 2013, che allargò il perimetro della trasparenza pubblica, non senza porre alcuni limiti ai cittadini.

Da oggi, invece, il cittadino può chiedere alla Pa, gratuitamente, di conoscere anche i documenti non pubblicati in rete, quindi gli atti non compresi nell'elenco stilato dal decreto 33. Vi sono, tuttavia, alcune eccezioni: le informazioni relative alla sicurezza nazionale, quelle militari e quelle legate a segreti commerciali.

La procedura che il cittadino deve seguire è molto semplice: è necessario inviare una richiesta via email all'amministrazione interessata in cui si specificano i documenti ai quali si vuole accedere. L'amministrazione ha 30 giorni di tempo per rispondere, previa consulenza di eventuali terze parti che potrebbero avere un pregiudizio dall'accesso a tali informazioni. Una volta acquisito il responso dagli eventuali controinteressati, la Pa comunica al cittadino la propria decisione, che se contraria alla richiesta di accesso può essere sottoposta "in appello" al responsabile anticorruzione dell'ente. Se quest'ultimo conferma il "no", il cittadino può ricorrere al difensore civico e, in ultima istanza, al Tar.

Pa: semplificazioni per accesso ai dati

È il primo degli undici decreti attuativi che mirano a porre le basi per una vera e propria rivoluzione ai meccanismo burocratici dello Stato. Saranno le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato a dare il proprio parere sul decreto cosiddetto Foia: il freedom of information act.

Si tratta, in sostanza, della libertà di accesso agli atti amministrativi da parte dei cittadini. Il primo passo riguarderà la revisione del silenzio-diniego: il meccanismo in base al quale se l'amministrazione non avesse risposto alle richieste di un cittadino entro 30 giorni la domanda sarebbe stata automaticamente respinta, senza alcuna necessità di fornire una motivazione. A quel punto l'unica soluzione possibile era presentare ricorso al Tar, con le spese che questo comportava.

Nel parere delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato è stata inclusa la richiesta di eliminare il meccanismo del silenzio-diniego, chiedendo al governo la motivazione di un eventuale rigetto.

Relativamente ai documenti e ai dati, questi dovranno essere forniti in forma digitale gratuitamente e il ricorso in caso di diniego dovrà essere possibile non solo tramite il Tar, ma anche per via amministrativa.


Anac, entro il 30 aprile adeguamento dati anticorruzione

È oramai imminente la scadenza per l'adeguamento alla pubblicazione dei dati anticorruzione sui propri siti istituzionali.

A partire dall'11 febbraio 2016 l'ANAC effettua i tentativi di accesso automatizzato alle URL comunicate dalle Amministrazioni per l'acquisizione dei file XML pubblicati. Come specificato dall'ANAC sul proprio portale, è necessario pubblicare tutti i file che siano stati verificati come accessibili e che rispettino le specifiche tecniche definite dall'Autorità.

Vi sono enti che risultano inadempienti per diverse ragioni: la mancanza di invio dell' URL, gli enti con un XML non conforme e quelli che hanno inviato un URL non valido.

L'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture trasmette alla Corte dei Conti entro il 30 aprile l'elenco delle amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare le informazioni in formato digitale standard aperto (info deducibili dal comma 32 dell'articolo 1 della legge 190/2012).

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