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Foia, dai 30 ai 60 giorni la risposta è sempre dovuta

La riforma della trasparenza comprende una grande novità. Si chiama Foia ed è l'acronimo di Freedom of Information act.

Si tratta della libertà, appunto, per il cittadino di avere accesso a tutti gli atti e i documenti custoditi dalla Pa, tra cui quelli che non sono stati resi pubblici sui siti istituzionali degli enti. È proprio questo aspetto a determinare la differenza rispetto alla riforma del 2013, che allargò il perimetro della trasparenza pubblica, non senza porre alcuni limiti ai cittadini.

Da oggi, invece, il cittadino può chiedere alla Pa, gratuitamente, di conoscere anche i documenti non pubblicati in rete, quindi gli atti non compresi nell'elenco stilato dal decreto 33. Vi sono, tuttavia, alcune eccezioni: le informazioni relative alla sicurezza nazionale, quelle militari e quelle legate a segreti commerciali.

La procedura che il cittadino deve seguire è molto semplice: è necessario inviare una richiesta via email all'amministrazione interessata in cui si specificano i documenti ai quali si vuole accedere. L'amministrazione ha 30 giorni di tempo per rispondere, previa consulenza di eventuali terze parti che potrebbero avere un pregiudizio dall'accesso a tali informazioni. Una volta acquisito il responso dagli eventuali controinteressati, la Pa comunica al cittadino la propria decisione, che se contraria alla richiesta di accesso può essere sottoposta "in appello" al responsabile anticorruzione dell'ente. Se quest'ultimo conferma il "no", il cittadino può ricorrere al difensore civico e, in ultima istanza, al Tar.

Pa: semplificazioni per accesso ai dati

È il primo degli undici decreti attuativi che mirano a porre le basi per una vera e propria rivoluzione ai meccanismo burocratici dello Stato. Saranno le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato a dare il proprio parere sul decreto cosiddetto Foia: il freedom of information act.

Si tratta, in sostanza, della libertà di accesso agli atti amministrativi da parte dei cittadini. Il primo passo riguarderà la revisione del silenzio-diniego: il meccanismo in base al quale se l'amministrazione non avesse risposto alle richieste di un cittadino entro 30 giorni la domanda sarebbe stata automaticamente respinta, senza alcuna necessità di fornire una motivazione. A quel punto l'unica soluzione possibile era presentare ricorso al Tar, con le spese che questo comportava.

Nel parere delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato è stata inclusa la richiesta di eliminare il meccanismo del silenzio-diniego, chiedendo al governo la motivazione di un eventuale rigetto.

Relativamente ai documenti e ai dati, questi dovranno essere forniti in forma digitale gratuitamente e il ricorso in caso di diniego dovrà essere possibile non solo tramite il Tar, ma anche per via amministrativa.


Anac, entro il 30 aprile adeguamento dati anticorruzione

È oramai imminente la scadenza per l'adeguamento alla pubblicazione dei dati anticorruzione sui propri siti istituzionali.

A partire dall'11 febbraio 2016 l'ANAC effettua i tentativi di accesso automatizzato alle URL comunicate dalle Amministrazioni per l'acquisizione dei file XML pubblicati. Come specificato dall'ANAC sul proprio portale, è necessario pubblicare tutti i file che siano stati verificati come accessibili e che rispettino le specifiche tecniche definite dall'Autorità.

Vi sono enti che risultano inadempienti per diverse ragioni: la mancanza di invio dell' URL, gli enti con un XML non conforme e quelli che hanno inviato un URL non valido.

L'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture trasmette alla Corte dei Conti entro il 30 aprile l'elenco delle amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare le informazioni in formato digitale standard aperto (info deducibili dal comma 32 dell'articolo 1 della legge 190/2012).

Appalti, vincoli stretti per i Comuni

Le amministrazioni non potranno più fare gare per qualsiasi importo, come è accaduto fino ad oggi, ma avranno vincoli più stretti.

È una delle novità più rilevanti del nuovo testo del Codice appalti, approvato dal Consiglio dei ministri in via preliminare: il decreto legislativo unico che recepisce le direttive europee sugli appalti e riordina la disciplina in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

Il Codice fissa due soglie molto basse: 40 mila euro per servizi e forniture e 150 mila euro per i lavori. Al di sopra di questa soglia scatta un limite: solo le amministrazioni in possesso della qualificazione dell'Anac potranno partecipare alle gare, diversamente tutte le altre dovranno rivolgersi a una centrale di committenza.

Inoltre, entro una seconda soglia, pari a un milione di euro per i lavori, sarà necessario passare da strumenti telematici di negoziazione delle transazioni. I Comuni non capoluogo dovranno usare la centrale o, in alternativa, consorziarsi.



Riforma appalti, come cambiano i procedimenti amministrativi

La riforma del sistema degli appalti e concessioni, mediante il recepimento delle direttive europee 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE il cui disegno di legge delega è stato approvato in via definitiva dal Senato nella seduta del 14 gennaio 2016 e ha tra gli altri obiettivi quello di incrementare la capacità del sistema regionale di innovazione di produrre beni e servizi che raggiungano il mercato.

In seguito all'attuazione della riforma, i procedimenti amministrativi a disposizione delle stazioni appaltanti italiane saranno quattro, tutti normati dalle direttive europee, in regime di esenzione condizionata: i partenariati per l'innovazione (Innovation Partnership), gli appalti pre-commerciali (Pre-commercial Procurement), la procedura competitiva con negoziazione, il dialogo competitivo.

Tali procedimenti hanno due caratteristiche comuni: innanzitutto facilitare l'interazione tra stazioni appaltanti e ditte fornitrici durante la fase di definizione del perimetro e dell'oggetto degli acquisti pubblici innovativi e regolare la condivisione di rischi e benefici inerenti alla gara d'appalto e alla collaborazione leale e trasparente tra pubblico e privato.

La scelta del procedimento amministrativo più idoneo è legata a diversi fattori, tra i quali il livello di conoscenza del mercato da parte della stazione appaltante, il fatto che i prodotti o servizi innovativi siano già nel mercato, quindi una specifica attività di ricerca e sviluppo, se la stazione appaltante sia in possesso o meno di informazioni sufficienti ad elaborare delle specifiche tecniche per i servizi o i prodotti da acquistare, il numero di fornitori potenziali e la configurazione del mercato di riferimento (inteso a livello globale e non locale - trattandosi di appalti europei).

Reintegra, eccezione anche nel pubblico?

Rientra al centro del dibattito politico la questione relativa all'applicabilità nei confronti dei dipendenti pubblici delle due riforme: legge Fornero 2012 e Jobs Act del 2015. Riforme, queste, che hanno ristretto l'applicazione della reintegra sul posto di lavoro, in caso di licenziamento illegittimo.

Chiamata a valutare l’estensione ai dipendenti pubblici della riforma dell’articolo 18, la Cassazione ha sottolineato (con sentenza 24157/2015) che nella legge Fornero non vi è alcuna norma che possa portare ad escludere l’applicabilità del principio che assoggetta lavoratori pubblici e privati al medesimo regime sanzionatorio in materia di licenziamenti. Un principio, quello introdotto dalla Cassazione, che introduce un enorme cambiamento anche nel lavoro pubblico, in cui viene introdotto il sistema della legge Fornero incentrato sulla tutela indennitaria.

Mancherebbe, tuttavia, nel Jobs act una norma che limita (per i nuovi assunti) al solo settore privato l'applicazione delle tutele crescenti.

Di qui ne è conseguito l’interesse del ministro Madia sul tema, preannunciando che ci sarà un chiarimento interpretativo nella riforma del lavoro pubblico in corso di completamento.

Nuovo articolo 18 anche nella Pa

Le riforme dell'articolo 18 sono applicabili a tutti i dipendenti del pubblico impiego "contrattualizzato", ovvero a tutti i dipendenti pubblici anche locali ad esclusione di magistrati, professori e militari. La ragione di tale principio fissato da in via ufficiale dalla Corte di Cassazione nella sentenza 24157/2015 sta nel parallelismo con il lavoro privato, così come previsto in modo esplicito dal Testo unico del pubblico impiego.

La Cassazione è intervenuta così in un tema da tempo al centro di dibattiti in cui giuristi, ma soprattutto politici, hanno portato avanti la richiesta di un mantenimento del vecchio articolo 18 negli uffici pubblici. La decisione è scaturita in seguito alla vicenda relativa al licenziamento del dirigente di un consorzio siciliano nel mese di agosto 2012, periodo nel quale sono state introdotte novità in tema di licenziamento economico («per giustificato motivo oggettivo») con la riforma Fornero.

Verso il regolamento edilizio unico

Ancora novità in materia di regolamento edilizio unico a cui sta lavorando il Ministero delle infrastrutture, di concerto con le Regioni e l'Anci. Il regolamento edilizio unico sarà applicabile su tutto il territorio nazionale, con un regolamento cartaceo e uno online, in cui a seconda dei contenuti da indicare si apriranno varie finestre da compilare.

Il decreto contenente il regolamento edilizio unico è attuativo del decreto-legge del 12 settembre 2014 n. 133 detto «sblocca Italia», coordinato con la legge di conversione 11 novembre 2014 n. 164, recante «Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive».

Tale decreto ha previsto che il Governo, le Regioni e le autonomie locali concludano in sede di conferenza unificata accordi o intese per adottare uno schema di regolamento edilizio-tipo. Quest'ultimo sarà il riferimento al quale dovranno attenersi i Comuni. Il nuovo regolamento unico richiederà ai comuni anche un'importante attività di coinvolgimento rispetto alle previsioni, terminologiche, contenute nei propri strumenti urbanistici.

Attualmente tutte le regioni a statuto ordinario hanno adottato la nuova modulistica. Dal 16 marzo i cittadini e le imprese hanno diritto a utilizzare la nuova modulistica.

Silenzio-assenso, no per procedimenti pendenti

Per le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, il termine per adempiere è innalzato a 90 giorni.

È quanto stabilito dall'articolo 3 della legge 124/2015 che, nell'ambito della delega normativa da attuare con successivi decreti, introduce una disposizione immediatamente operativa in base alla quale quando viene richiesto un atto di assenso alle amministrazioni relativamente a un atto amministrativo, esse devono esprimersi entro un termine perentorio trascorso il quale, senza un pronunciamento esplicito, l'assenso si intende acquisito.

Per espressa dizione normativa, la disposizione si applica ai rapporti tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni e servizi pubblici e non ai rapporti tra privati e le amministrazioni stesse. La norma trova applicazione alle istanze che saranno presentate dopo la sua entrata in vigore, pertanto in caso di procedimento pendente a quella data, per potersi avvalere del nuovo percorso procedurale che prevede il silenzio-assenso dovrà essere inoltrata una nuova domanda.

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