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Al di fuori della “dieta polacca” verso l’Europa federale

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di Pier Virgilio Dastoli*

Il progetto di trattato che istituisce l’Unione europea (“progetto Spinelli”) aveva iscritto – fin dal suo preambolo – la preminenza del diritto dell’Unione sui diritti nazionali, considerandola come una condizione indispensabile per garantire nello stesso tempo l’uguaglianza delle cittadine e dei cittadini europei davanti alla legge (europea) e l’uguaglianza fra gli Stati che avrebbero composto la futura Unione.

Al tema del primato del diritto dell’Unione, il “progetto Spinelli” dedica l’art. 42 che si ispira a tre sentenze della Corte di Giustizia che sono pane quotidiano degli studiosi del diritto europeo e degli studenti di diritto internazionale in tutta Europa e cioè la sentenza Van Geen en Loos del 1963 (Aff n° 26-62 Rec. Vol. IX, p. 1), la sentenza Costa c. Enel del 1964 (Aff. N° 6-64 Rec. Vol X p. 1141) e la sentenza Simmenthal del 1978 (Aff. N° 106-77 Rec. 1979 p. 629) peraltro seguite da numerose sentenze analoghe.

Vale la pena di ricordare che nell’ordine di priorità delle istituzioni previste dal “progetto Spinelli” la Corte di Giustizia precedeva il Consiglio europeo e che i giudici europei avrebbero dovuto essere nominati per metà dal Parlamento europeo e per metà dal Consiglio dell’Unione e dunque con una doppia “delega” da parte dei rappresentanti degli elettori e degli Stati e non una delega “di primo livello” dei soli rappresentanti degli Stati all’interno del Consiglio.

La logica del primato del diritto dell’Unione ribadita dalla Corte prima e dal “progetto Spinelli” poi si fonda sul fatto che i trattati sono approvati democraticamente dagli Stati o per via parlamentare o per via referendaria, che le leggi europee (regolamenti o direttive, di cui i primi sono direttamente applicabili negli Stati membri) sono sempre approvate dagli Stati membri e che con il “progetto Spinelli” il processo decisionale europeo si sarebbe fortemente rafforzato dal punto di vista democratico perché il Parlamento europeo sarebbe diventato autorità legislativa su un piede di uguaglianza con il Consiglio legiferando insieme agli Stati sulla base delle proposte della Commissione o sostituendosi ad essa nel caso di una sua carenza.

Sotto la spinta del “progetto Spinelli” il Parlamento europeo legifera ormai insieme al Consiglio in una progressione che lo ha condotto – dall’Atto Unico fino al Trattato di Lisbona – ad acquisire poteri di decisione che coprono più del 60% delle competenze dell’Unione in una democrazia sopranazionale ancora incompiuta ma certo più sostanziale di quello che avviene nel diritto internazionale.

Nella Convenzione sull’avvenire dell’Europa (2001-2003), il progetto di trattato-costituzionale approvato da rappresentanti dei governi e dei parlamenti non solo dei paesi membri dell’Unione europea a 15 ma anche dei paesi candidati all’adesione ivi compresi quelli del Gruppo di Visegrad conteneva un articolo 6 che codificava la giurisprudenza della Corte sul primato del diritto dell’Unione all’interno di un progetto ben lontano dall’obiettivo di uno “stato federale” che sarebbe stato invece il risultato dell’entrata in vigore del “progetto Spinelli” fra gli Stati e i popoli che lo avessero accettato.

Come sappiamo il progetto di trattato-costituzionale approvato dalla Convenzione sull’avvenire dell’Europa fu prima annacquato dai governi nazionali che lo sottoposero alle ratifiche nazionali e, dopo i referendum negativi in Francia e Paesi Bassi, fu tradotto nel Trattato di Lisbona da cui furono eliminati tutti i riferimenti di natura costituzionale.Contrariamente ad una opinione diffusa nella stampa, la mancata entrata in vigore del progetto di Trattato-costituzionale non rappresentò il fallimento dell’obiettivo dello “stato federale” ma la sconfitta dei governi che decisero di tradire il testo originale trasformandolo in un mostro giuridico sotto forma di centauro metà uomo (il trattato costituzionale) e metà capra (i trattati esistenti) e che fu definito da Giuliano Amato un ermafrodito.

Pur non “costituzionalizzando” il primato del diritto dell’Unione, tutti i governi che sottoscrissero il Trattato di Lisbona, fra cui i paesi di Visegrad, firmarono una dichiarazione (n° 17) nella quale si confermava la costante interpretazione della Corte di Giustizia sul primato del diritto dell’Unione peraltro condivisa da un parere del Servizio Giuridico del Consiglio secondo cui “il primato del diritto comunitario è un principio fondamentale di questo diritto”.

L’interpretazione delle Corti costituzionali nazionali sulla questione dì tale primato non solo sul diritto “infra-costituzionale” ma sulle costituzioni nazionali è stata inizialmente non univoca perché in Irlanda e nei Paesi Bassi è stato riconosciuto il primato del diritto comunitario anche in relazione alle costituzionali nazionali mentre in Italia con la teoria dei “contro-limiti” (sentenza Frontini del 1973 e Fragd del 1989) e in Germania con le decisioni Solange del 1974, del 1986 e del 2000 per non citare il Consiglio costituzionale francese c’è stato un iniziale rifiuto di riconoscere la prevalenza del diritto dell’Unione sulle costituzioni nazionali.

Negli ultimi anni, anche grazie al dialogo fra le Corti ma anche alle modifiche introdotte nelle costituzioni nazionali per adattarle ai trattati europei, abbiamo assistito ad una sostanziale evoluzione di un sistema giudiziario multilivello in cui anche i giudici nazionali sono diventati….europei, l’autorità della Corte di Giustizia non è più messa in discussione ed è soprattutto riconosciuta dagli Stati come è avvenuto da parte del governo federale tedesco quando il Tribunale di Karlsruhe pose la questione di una decisione ultra vires della Corte di Giustizia sulla politica della BCE.

La sentenza del Tribunale costituzionale polacco, sostenuta dal governo polacco che controlla la maggioranza dei giudici di quel Tribunale, rappresenta un vulnus intollerabile per tutta l’Unione ma soprattutto per le cittadine e i cittadini polacchi e per difendere il principio dell’uguaglianza degli Stati nell’Unione.

Abbiamo sperimentato l’inefficacia dell’art 7 TUE che affida al Consiglio europeo secondo una decisione unanime il compito di constatare l’esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei valori comuni così come conosciamo l’effetto marginale del ricorso della Commissione contro uno Stato membro sulla base dell’art. 258 TFUE, sapendo che la Commissione è spesso lasciata sola perché gli altri Stati intervengono raramente ad adiuvandum sulla base dell’art. 259 TFUE.

Conosciamo infine l’ambiguità della cosiddetta “condizionalità” sul rispetto dello stato di diritto che imporrebbe alla Commissione di bloccare i fondi europei e in particolare il NGEU ma la Commissione ha fatto sapere al Parlamento europeo che essa intende aspettare la decisione della Corte di Giustizia sui ricorsi polacco e ungherese, una decisione che arriverà fra molti mesi e il suo esito – se ci dovessimo basare sull’udienza pubblica del 19 ottobre non appare scontato.

La vicenda polacca ha messo ancora una volta in luce l’ambiguità e il malessere del sistema europeo – denunciati con grottesco ritardo dalla ormai ex-cancelliera Angela Merkel all’uscita dal suo 107mo Consiglio europeo.

A noi è sembrato fin dall’inizio un grave errore non aver voluto invitare al tavolo della Conferenza sul futuro dell’Europa la Corte di Giustizia e crediamo che il Comitato esecutivo, i tre co-presidenti e i presidenti delle tre istituzioni debbano rapidamente invitare la Corte a partecipare al Gruppo di Lavoro sulla democrazia e alla sessione plenaria di dicembre.A monte, deve essere risolta l’ambiguità di un sistema inizialmente fondato sul metodo comunitario, sottoposto poi ai vincoli e alle strettoie del metodo intergovernativo con il Trattato di Lisbona e sempre più lontano dalla finalità federale del processo di integrazione europea.

La via da percorrere non è quella di Polexit ma di una fase costituente che eviti l’ostacolo del negoziato intergovernativo per modificare questo o quell’articolo dei trattati e che abba come finalità quella di riunire in un insieme coerente le norme costituzionali relative agli obiettivi, alla ripartizione delle competenze, alle procedure e alle politiche dell’Unione sostituendo l’intero Trattato di Lisbona e sottoponendo il nuovo Trattato ad un referendum pan-europeo in occasione delle elezioni nel maggio 2024.

Sarano le cittadine e i cittadini europei a decidere se vorranno o non vorranno entrare nella nuova Unione.

*Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME).

 

Pnrr: nel Lazio 17 mld, 41 progetti, 3 linee strategiche per migliorare la vita dei cittadini

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“Il Lazio, muovendo dalla consapevolezza che il vecchio modello di sviluppo non è più sostenibile in termini economici, ambientali e sociali, ha messo in campo una strategia che lega i progetti di #NextGenerationLazio da un lato agli investimenti per le infrastrutture e il riposizionamento competitivo del sistema-Lazio già avviati nel periodo 2014-2020, e dall’altro alle iniziative che andranno a comporre la programmazione unitaria 2021-2027 dei Fondi SIE.

Unitarietà e integrazione tra fondi (europei, nazionali e regionali) dunque per un insieme di oltre 17 miliardi di euro, 41 progetti concreti in 3 linee strategiche: Modernizzazione del Paese; Transizione ecologica, Inclusione sociale e territoriale; Parità di genere.” Così il vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, nel suo intervento alla Smau Milano, appuntamento in corso a Milano e dedicato alle imprese e all’innovazione, presentando il piano regionale per il prossimo futuro. Il Lazio - ha proseguito Leodori – vuole tradurre questi indirizzi in misure capaci di incidere sulle infrastrutture dei trasporti per una mobilità rispettosa dell’ambiente, sulla digitalizzazione delle imprese e della PA, sulla riqualificazione del tessuto urbano e sulla valorizzazione del patrimonio culturale. Accanto a questo crediamo necessario investire sempre di più nelle eccellenze della formazione, dell’università e della scuola, e sullo stretto collegamento tra ricerca e impresa finalizzato ad individuare soluzioni a diverse sfide (industriali, ambientali, sociali, culturali, sanitarie). Per raggiungere questi scopi dunque abbiamo individuato progetti specifici: solo per fare alcuni esempi in tema di digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo abbiamo destinato 1,5 miliardi per migliorare, attraverso strumenti di gestione dei dati e reti di comunicazione in fibra ottica e 5G, i servizi a favore di famiglie, lavoratori e anziani, l’efficienza, l’innovazione e la competitività delle imprese, la semplificazione e l’efficientamento dei processi della PA; abbiamo 1 miliardo destinato a potenziare gli strumenti di calcolo e di memorizzazione in modo da supportare servizi digitali innovativi per la competitività delle filiere; un altro miliardo per sostenere lo sviluppo e la competitività regionale, promuovendo il raccordo tra ricerca, istituzioni e industria sull’Intelligenza Artificiale. In tema di innovazione del sistema istruzione, formazione, ricerca e cultura dedichiamo 350 milioni per creare a Tor Vergata il primo distretto dell’Open Innovation del Paese, la Città della conoscenza e 1 miliardo per la realizzazione del Politecnico del Lazio. Un altro importante progetto che vale la pena menzionare è l’Hub dell’innovazione, che si troverà nel centro di Roma. Un vero e proprio punto di eccellenza dedicato all’innovazione e alla tecnologia sul quale saranno investiti 20 milioni di euro della programmazione europea 2021-2027.

Tutto questo - ha concluso Leodori – è uno sforzo che vogliamo fare perché siamo convinti che l’innovazione, che investe le istituzioni, ma soprattutto le imprese, sia lo strumento centrale su cui insistere per misurarci con successo sul mercato globale. Serve ad aggredire con determinazione il tema delle disuguaglianze e a costruire un modello di sviluppo nuovo, con maggiore equità e inclusione sociale. La Regione Lazio dunque è impegnata a creare le condizioni perché ciò sia possibile e duraturo.

Commissione Europea, online la strategia Ondata di ristrutturazioni

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La Commissione europea ha pubblicato ieri un comunicato stampa sulla strategia 'Ondata di ristrutturazioni' per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici. La Commissione punta almeno a raddoppiare i tassi di ristrutturazione nei prossimi dieci anni per ridurre il consumo di energia e risorse negli edifici: migliorerà così la qualità della vita delle persone che vi abitano e li usano, diminuiranno le emissioni di gas serra rilasciate in Europa, la digitalizzazione farà un salto in avanti e s'intensificheranno il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali. Entro il 2030 potrebbero essere ristrutturati 35 milioni di edifici e creati fino a 160 000 nuovi posti di lavoro verdi nel settore edile.

Gli edifici consumano circa il 40 % dell'energia e rilasciano il 36 % delle emissioni di gas serra dell'UE, ma ogni anno solo l'1 % è sottoposto a lavori di ristrutturazione a fini di efficientamento energetico: è perciò indispensabile mettere in campo interventi efficaci per rendere l'Europa climaticamente neutra entro il 2050. Considerato che quasi 34 milioni di europei non possono permettersi di riscaldare adeguatamente le loro abitazioni, le politiche pubbliche che promuovono l'efficienza energetica mediante la ristrutturazione sono anche una risposta alla povertà energetica, un sostegno alla salute e al benessere delle persone vulnerabili e un aiuto a ridurre le bollette dell'energia. La Commissione ha pubblicato oggi anche una raccomandazione destinata agli Stati membri sulla lotta alla povertà energetica.

Così si è espresso Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo responsabile per il Green Deal europeo: "Vogliamo che in Europa tutti possano illuminare la propria casa, riscaldarla o raffrescarla senza rovinarsi né rovinare il pianeta. L'ondata di ristrutturazioni migliorerà i luoghi in cui lavoriamo, viviamo e studiamo, riducendo nel contempo il nostro impatto sull'ambiente e creando posti di lavoro per migliaia di europei. Se vogliamo ricostruire meglio servono costruzioni migliori."

La Commissaria per l'Energia Kadri Simson ha dichiarato: "La ripresa verde comincia da casa. Con questa iniziativa affronteremo i numerosi ostacoli che oggi rendono la ristrutturazione complessa, costosa e lenta, frenando molti interventi necessari. Proporremo modi migliori per misurare i benefici della ristrutturazione, standard minimi di prestazione energetica, finanziamenti UE più consistenti e maggiore assistenza tecnica, incoraggeremo i mutui verdi e sosterremo l'aumento della quota di rinnovabili nel riscaldamento e nel raffrescamento: tutti elementi che creeranno un nuovo contesto per i proprietari di abitazioni, i locatari e le autorità pubbliche.

La strategia darà priorità a tre settori: decarbonizzazione del riscaldamento e del raffrescamento; lotta alla povertà e all'inefficienza energetiche; ristrutturazione di edifici pubblici quali scuole, ospedali e uffici. La Commissione propone di eliminare gli ostacoli esistenti lungo la catena di ristrutturazione — dalla concezione del progetto al suo finanziamento fino al completamento dei lavori — con una serie di misure politiche, strumenti di finanziamento e dispositivi di assistenza tecnica.

Le azioni principali della strategia consistono nel:

rafforzare le norme, gli standard e le informazioni sulle prestazioni energetiche degli edifici per fornire al settore pubblico e privato un incentivo più forte a ristrutturare, anche introducendo gradualmente standard minimi obbligatori di prestazione energetica per gli edifici esistenti, aggiornando le norme per gli attestati di prestazione energetica ed estendendo eventualmente gli obblighi di ristrutturazione del settore pubblico;

assicurare l'accesso a finanziamenti mirati, in particolare attraverso le iniziative faro "Renovate" e "Power Up" del dispositivo per la ripresa e la resilienza nel quadro di NextGenerationEU, semplificare le regole per combinare vari flussi di finanziamento e offrire molteplici incentivi per i finanziamenti privati;

aumentare le capacità necessarie a preparare e attuare i progetti di ristrutturazione, dall'assistenza tecnica prestata alle autorità nazionali e locali alla formazione e allo sviluppo di competenze per chi occuperà i nuovi posti di lavoro verdi;

espandere il mercato dei prodotti e dei servizi sostenibili da costruzione, anche integrando nuovi materiali e soluzioni basate sulla natura e rivedendo la legislazione sulla commercializzazione dei prodotti da costruzione e gli obiettivi di riutilizzo e recupero dei materiali;

creare una nuova Bauhaus europea, vale a dire un progetto interdisciplinare codiretto da un comitato consultivo di esperti esterni tra i quali figureranno scienziati, architetti, designer, artisti, urbanisti ed esponenti della società civile. Da qui all'estate 2021 la Commissione condurrà un ampio processo partecipativo che sfocerà nella creazione, nel 2022, della rete delle prime cinque Bauhaus in diversi paesi dell'UE;

sviluppare soluzioni di prossimità in modo che le comunità locali integrino rinnovabili e digitale e si creino così distretti a energia zero in cui i consumatori diventano prosumatori che vendono energia alla rete. La strategia include anche un'iniziativa volta a promuovere alloggi a prezzi accessibili per 100 distretti.

La Commissione riesaminerà la direttiva sulle rinnovabili nel giugno 2021 valutando se rafforzare l'obiettivo di riscaldamento e raffrescamento da fonti rinnovabili e introdurre un livello minimo di energia rinnovabile per gli edifici. Esaminerà inoltre il modo in cui le risorse del bilancio dell'UE, insieme alle entrate del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS), potrebbero essere utilizzate per finanziare i regimi nazionali di efficienza e risparmio energetici rivolti alle famiglie a basso reddito. Svilupperà ulteriormente il quadro per la progettazione ecocompatibile così da ampliare l'offerta di prodotti efficienti da impiegare negli edifici e promuoverne l'uso.

L'ondata di ristrutturazioni non si limita a rendere gli edifici esistenti meno energivori e climaticamente neutri, ma è in grado di innescare una grande trasformazione delle nostre città e dell'ambiente edificato. Può quindi essere l'occasione per dare inizio a un processo lungimirante attraverso cui conciliare sostenibilità e stile: come annunciato dalla presidente von der Leyen, la Commissione intende lanciare la nuova Bauhaus europea per coltivare una nuova estetica europea che coniughi prestazioni e inventiva. Vogliamo che tutti possano abitare in ambienti vivibili e, ancora una volta, che l'accessibilità economica si sposi con l'arte, in un nuovo futuro sostenibile.

Contesto

La crisi della Covid-19 ha fatto emergere prepotentemente l'importanza degli edifici nella nostra vita quotidiana, palesandone anche i punti deboli. Durante la pandemia la casa è stata il centro della vita quotidiana di milioni di europei: un ufficio per i telelavoratori, un asilo o un'aula provvisori per i bambini, un luogo di acquisti o intrattenimento online per molti.

Investire negli edifici può dare quell'impulso così necessario al settore delle costruzioni e alla macroeconomia. I lavori di ristrutturazione richiedono molta manodopera, creano posti di lavoro e investimenti spesso radicati in catene di approvvigionamento locali, generano domanda di attrezzature ad alta efficienza energetica, aumentano la resilienza al clima e apportano valore a lungo termine ai beni immobili.

Per abbattere le emissioni di almeno 55 % entro il 2030, come proposto dalla Commissione nel settembre 2020, l'UE deve ridurre le emissioni di gas serra degli edifici del 60 %, il loro consumo energetico del 14 % e il consumo energetico per riscaldamento e raffrescamento del 18 %.

Le politiche e i finanziamenti europei hanno già prodotto effetti positivi sull'efficienza energetica dei nuovi edifici, che oggi consumano solo la metà dell'energia di quelli costruiti più di 20 anni fa; l'85 % degli edifici dell'UE ha però più di 20 anni e l'85-95 % saranno verosimilmente ancora in uso nel 2050, ragion per cui l'ondata di ristrutturazioni è necessaria per adeguarli a standard analoghi.

ALI Lazio: nasce il Dipartimento Europa e Cooperazione Internazionale

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L’associazione delle Autonomie Locali del Lazio - ALI Lazio, ha, da oggi, un nuovo Dipartimento dedicato alle politiche europee e alla cooperazione internazionale. Con l’istituzione di questa nuova area tematica, l’associazione potrà garantire ai comuni associati il supporto per l’accesso ai fondi ‘a sportello’, le corrette informazioni sulle opportunità di protagonismo degli enti locali nell’ambito delle politiche europee, la promozione di politiche che supportino le amministrazioni comunali nelle attività di cooperazione internazionale.

A coordinare il dipartimento, ALI Lazio ha designato Carla Amici, componente dell’ufficio di presidenza dell’associazione, che ha commentato: “L’istituzione di questo nuovo dipartimento rappresenta sicuramente un valore aggiunto per l’associazione, che dimostra di saper cogliere le nuove opportunità messe in campo dall’Unione Europea, nonché un’ulteriore garanzia nei confronti dei propri associati fornendo loro gli spunti e i gli strumenti per poter progettare”.

Ad Itri il prossimo 5 Gennaio seconda Edizione per Notte di Luci al Centro Storico

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Dopo il grande successo dello scorso anno che ha visto migliaia di spettatori nel caratteristico comune della Riviera di Ulisse, quest’anno torna ad Itri la seconda edizione di Notte di Luci al Centro Storico.

A partire dalle ore 17.30, quando la luce del giorno lascia spazio al buio il Borgo Medievale Itrano sarà avvolto dai colori caldi di 20000 piccole fiammelle che daranno vita ad uno spettacolo senza eguali illuminando i vicoli, gli archi, le case e gli angoli più nascosti.

Lungo tutto il percorso saranno presenti mercatini creativi e dell’artigianato locale e stand di degustazione prodotti tipici.

Ci sono emozioni che vale la pena di vivere...questo è lo spirito di Notte di Luci al Centro Storico.

Ingresso Libero

Programma e Dettagli:

La magica voce di Hera Singer Acoustic Trio con il suo nuovo Ep musicale dedicato al Natale

My Christams Gift – Hera;

Mana Performing Arts | Wildfire;

Lo spettacolo esclusivo delle Fontane Danzanti;

Il Sax di Daniele Vitale

Le Farfalle luminose e il Giocoliere Luminoso;

E ancora tanta buona musica con i Vagaband;

E poi Notte In…Cantata il Concerto dei Sopra Le Righe

E per chi volesse pernottare ad Itri in occasione di Notte di Luci al Centro Storico le strutture partner dell'Evento sono:

Il Fiore in Una Stanza

Isa

Residenza Campoli

Aree parcheggio Bus:

Piazzale Carabinieri d’Italia

Area Mercato Via 8 Marzo

Aree parcheggio autovetture:

Piazzale Carabinieri d’Italia

Area Mercato Via 8 Marzo

Piazzale Padre Pio

Area Parcheggio Via Porta Carrese

Area Parcheggio Don Morosini/Via Sant’Apollonia

Evento organizzato dall’Associazione Archimente di Itri in collaborazione con Robert Rivera Press Events Media e Partner

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