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Corte dei conti, il revisore Comune può far parte del collegio sindacale

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Il collegio sindacale di una società partecipata dal Comune può includere tra i membri anche il componente dell'organo di revisione di un comune, solo se questi non esercita il controllo previsto dall'articolo 2593 del codice civile sulla stessa società. Un chiarimento al riguardo arriva dalla sentenza n. 182/2017 della Corte dei Conti, sezione Emilia Romagna, con cui si chiarisce che il revisore dei conti di un'amministrazione comunale non incorre nelle situazioni di incompatibilità previste dall'articolo 236 del Dlgs 267/2000 e dall'articolo 2399 del codice civile, nel caso in cui svolga attività come componente del collegio sindacale di una società partecipata, ma non sottoposta al controllo da parte della medesima amministrazione.

La sentenza della Corte prende in esame la situazione relativa a una società in cui il Comune detiene più del 40% del capitale sociale, ma senza esercitare il controllo previsto dall'articolo 2359 del codice civile. Tant'è che lo statuto della società stabilisce che tutte le decisioni dell'assemblea devono essere prese con un consenso del 51% (minimo), mentre quelle relative agli indirizzi generali di gestione, alla nomina degli amministratori e alla loro revoca, con il 100% del capitale sociale.

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La cooperazione internazionale nei territori: il ruolo dei Comuni nei partenariati territoriali

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Con la riforma della Cooperazione italiana allo sviluppo (legge 125/2014) e l'adozione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, gli enti locali, le Regioni, il settore privato profit e no profit conoscono oggi nuovi spazi progettuali e di partenariato. La legge, infatti, incentiva nuove forme di co-sviluppo tra territori del nord e del sud, in cui le amministrazioni e i diversi attori locali assumono un ruolo centrale per lo sviluppo umano sostenibile e nello sviluppo di una rete di sistema legata al territorio capace di creare le opportunità per fare cooperazione e costruire percorsi virtuosi di internazionalizzazione.

Questi i presupposti da cui partire per la costruzione di un dibattito con l'obiettivo di illustrare gli obiettivi, le priorità e gli strumenti che gli attori locali possono avviare nell'ambito delle novità legate alla cooperazione internazionale. Il Seminario, organizzato da Legautonomie, si terrà il 15 novembre, dalle ore 14.30 alle 18, presso il Centro Convegni Carte Geografiche, a Roma. Ad introdurre i lavori sarà Giulio Calvisi, Project Manager progetto MAC - Migrazioni Asilo Cooperazione; Oriano Giovanelli, Responsabile Welfare e Immigrazione Legautonomie.

Seguirà la sessione relativa alla nuova legge sulla cooperazione internazionale, dal titolo "La nuova legge sulla cooperazione internazionale: strumenti e opportunità di partenariato e co-sviluppo per gli Enti locali", con l'intervento di Nicola Manca, esperto Progetto MAC.

Il Sottosegretario al Ministero dell'Interno, Domenico Manzione, nel suo intervento illustrerà le "politiche di immigrazione e le politiche di cooperazione, le opportunità per i paesi di origine e per il nostro paese".

Nel corso del seminario si parlerà anche di politiche di rimpatrio volontario assistito e le azioni della cooperazione, con Salvatore Ippolito, già funzionario delle Nazioni Unite ed esperto Progetto MAC. Il Presidente della Fondazione di Sardegna, Antonello Cabras, proporrà un'analisi del ruolo delle Fondazioni bancarie nella nuova cooperazione: l'esperienza con i paesi del Maghreb delle Università di Sassari e Cagliari.

L'ultima parte del seminario riguarderà il ruolo delle Ong italiane nella cooperazione internazionale, con la Portavoce AOI, Silvia Stilli.

Concluderà i lavori il Presidente di Legautonomie, Marco Filippeschi.

E' previsto l'intervento del Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro.

 

Info e iscrizioni:

Segreteria Organizzativa Legautonomie tel. 06 6976601/fax n. 06 31072100/E-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

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Salva la tua lingua locale 2017: al via la valutazione delle opere in concorso

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Roma, 18 ottobre 2017 – La giuria della V edizione del Premio nazionale “Salva la tua lingua locale”, concorso letterario nazionale per le opere in dialetto e in lingua locale, si è riunita presso la sede dell’Unpli (Unione Nazionale delle Pro Loco) ed ha iniziato la valutazione delle opere in concorso per le cinque sezioni: poesia edita e inedita, prosa edita e inedita e musica. Gli elaborati in gara sono 301, con un incremento del 36% rispetto alla precedente edizione, e provenienti in maggior numero dalle regioni: Puglia 40 partecipanti; Sicilia 38 ; Lazio 33 e Lombardia 28. La giuria è composta da esperti linguisti e ed è coordinata dal presidente onorario Giovanni Solimine e dal presidente Pietro Gibellini, entrambi docenti universitari.

Il concorso è organizzato dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (Unpli) e Legautonomie Lazio, in collaborazione con il Centro di Documentazione per la poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”, il Centro Internazionale ‘Eugenio Montale’ e l’EIP – “Scuola Strumento di Pace”.

Vincitori e finalisti del Premio saranno proclamati il prossimo 14 dicembre in Campidoglio a Roma, presso la sala della Protomoteca.

C’è ancora tempo, invece, per gli studenti delle scuole primarie e secondarie di I° e II° grado che vorranno partecipare al concorso per la sezione scuola: le iscrizioni si chiudono il 31 ottobre.

Cassa depositi e prestiti, nuova rinegoziazione mutui per i Comuni

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Tutti i Comuni che vogliano attivare la procedura per rimodulare la propria posizione debitoria con la Cassa depositi e prestiti, e non hanno partecipato all'operazione nel primo semestre dell'anno, potranno presentare la domanda entro il 3 novembre. E' quanto stabilito con la circolare n. 1289, che definisce anche i tempi e le modalità di adesione alla rinegoziazione.

In particolare, i Comuni possono rinegoziare i prestiti originari che hanno le seguenti caratteristiche:

- ordinari a tasso fisso variabile e flessibili con oneri di ammortamento interamente a proprio carico e non rinegoziati nel 1° semestre 2017 in base alle disposizioni della circolare Cdp n. 1287 del 12 aprile scorso;

- importo debito residuo al 1° luglio 2017 di almeno 10mila euro su ogni singola posizione;

- scadenza del piano di ammortamento successiva al 31 dicembre 2021.
Inclusi nella rimodulazione anche i prestiti oggetto di precedenti operazioni (tranne quelli rinegoziati nel precedente semestre e con struttura indicizzata all'inflazione italiana ai sensi della circolare n. 1257/2005) attivate dalla Cdp dopo la trasformazione in Spa e quelli rinegoziati secondo il Dm 20 giugno 2013.


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Sindaco, nessuna responsabilità se l'incarico è su conferimento fiduciario

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Una sentenza (n. 367/2017) della Corte dei Conti esenta da ogni responsabilità contabile il sindaco che abbia affidato direttamente l'incarico, in base all'articolo 110 del Tuel. Senza procedura comparativa, richiesta solo dal Dl 90/2014, il sindaco è esente da colpa grave. Tuttavia, il danno erariale è a carico del responsabile del servizio finanziario, stando al parere dei giudici contabili, per via della autoliquidazione delle proprie missioni in assenza dei presupposti previsti dalla normativa.

Nel caso della sentenza su citata, la Corte dei conti territoriale aveva condannato il sindaco, nel giudizio di primo grado, per illegittimo conferimento di un incarico fiduciario esterno in assenza di una procedura comparativa richiesta espressamente dall'articolo 110, comma 1 del Tuel. Da parte dei giudici contabili era stata decisa la condanna del responsabile del servizio finanziario per essersi autoliquidato missioni in assenza della documentazione giustificativa. Decisione alla quale si oppone il sindaco per dare dimostrazione di mancanza di colpa grave e il responsabile dei servizi finanziari, quest'ultimo per giustificare la sua assunzione di diritto privato al di fuori della competenza della Corte dei conti.

In definitiva, secondo quanto stabilisce la Corte il sindaco va prosciolto dal danno erariale perché, nell'affidamento fiduciario disposto, non può ritenersi sussistente la connotazione colposa della sua condotta. Per quel che riguarda il responsabile dei servizi finanziari che si è autoliquidato gli importi delle proprie missioni, in mancanza della documentazione, il collegio specifica che l'applicabilità del regime di responsabilità amministrativo-contabile e la soggezione alla giurisdizione della Corte dei conti vale per tutti i dipendenti pubblici, anche per quelli degli enti locali.

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Cantone: tutte le gare sono sul definitivo

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Il nuovo intervento di Raffaele Cantone rischia di causare qualche problema alle società che stanno utilizzando il nuovo strumento di affidamento previsto dalle direttive europee 2014 sugli appalti, tra queste in particolare la società Anas.

Il Presidente dell'Anac riporta l'attenzione sull'accordo quadro, che stando al nuovo Codice, va messo a gara sulla base del progetto esecutivo, salvo limitate eccezioni.

In cosa consiste esattamente l'accordo quadro? Si tratta di uno strumento flessibile, che permette di firmare un contratto-cornice con un'impresa per un periodo di tempo, di non più di 4 anni, e per certe tipologie di prestazioni definite nei contenuti e nel prezzo.

Nel caso Anas, l'azienda ha messo in gara in 21 mesi 202 lotti ad accordo quadro per la manutenzione di pavimentazioni stradali, segnaletica, impianti in galleria, ponti, viadotti, guard rail. Spesa che ammonta a 2.032 milioni di euro.

Tutte le gare Anas sono sulla base di progetti definitivi, ma Cantone ribadisce nella lettera al Mit che questo si può fare (in base all'articolo 216 comma 4) solo per la manutenzione straordinaria che non investa le parti strutturali delle opere. Dunque certamente non per le "nuove opere", come gli svincoli della Ss 131, e non per le manutenzioni su parti strutturali.

Consiglieri comunali, illegittima la decadenza per non aver partecipato al consiglio

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Se un consigliere sceglie deliberatamente di non partecipare alle riunioni del consiglio, ciò non comporta la sua decadenza dalla carica di consigliere.

È quanto stabilito dal Consiglio di Stato, quinta sezione, con la sentenza n. 4433/2017, che ha accettato il ricorso presentato da alcuni consiglieri in seguito alla comunicazione di decadenza dal consiglio comunale per non essere intervenuti, in modo non giustificato, ad alcune sedute consiliari. In realtà, però, l'astensionismo era stato ritenuto uno strumento di lotta politica a disposizione delle forze di opposizione per far valere il proprio dissenso a fronte di atteggiamenti ritenuti non partecipativi da parte della maggioranza. I consiglieri in questione avevano richiesto il risarcimento del danno patito in seguito al provvedimento di decadenza per danno d'immagine e per le conseguenze che comporta la preclusione alla partecipazione all'attività consiliare e, di conseguenza, la probabilità di perdere voti alle elezioni successive.

Il Consiglio puntualizza che la decadenza, intesa quale misura sanzionatoria, non può riguardare l'astensionismo di un consigliere comunale, in quanto è esercitato in un contesto di dialettica politica tra maggioranza e opposizione. Stando, pertanto, alla giurisprudenza, le assenze danno luogo a decadenza qualora la giustificazione sia relegata alla sfera mentale soggettiva, tale da impedire l'accertamento sulla fondatezza della stessa.

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Rifiuti abbandonati, l'ordinanza è sempre di competenza del sindaco

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Qual è la figura competente ad emettere le ordinanze per la rimozione dei rifiuti abbandonati? La giurisprudenza chiarisce il tema, in realtà già abbastanza deducibile secondo le normative. In particolare, il Consiglio di Stato, sezione V, con la sentenza n. 4230 del 6 settembre 2017, chiarisce che è il Sindaco, e non il Dirigente, la figura competente.

Precedentemente al Testo unico ambientale, le norme di riferimento erano il Testo unico degli enti locali e il Decreto Ronchi, di cui quest'ultimo attribuiva al sindaco la competenza di rimuovere i rifiuti, mentre il primo demandava al dirigente i cosiddetti atti gestionali.

Il testo unico prevede, nello specifico, l'articolo 192 del codice ambientale riproduce l'articolo 14 del decreto testualmente e introducendovi due aggiornamenti relativi all'obbligo di accertamenti da parte dei soggetti preposti al controllo e di contraddittorio con i soggetti interessati, oltre che il richiamo al decreto legislativo n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ma ribadendo la competenza del sindaco a disporre con ordinanza le operazioni necessarie alla rimozione ed allo smaltimento dei rifiuti previste dal comma secondo.

Pertanto, il principio di specialità prevale sul principio di successione cronologica delle norme.

Consiglio di Stato, il Comune può revocare l'affidamento in house a una società

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Il Comune può revocare l'affidamento a una società in house e recedere dallo stesso nel caso in cui ci siano carenze di gestione. Come conferma il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4303/2017, qualora vi siano le condizioni un ente locale può abbandonare il modello dell'affidamento diretto.

Inoltre, non meno rilevante è la possibilità da parte dell'amministrazione di scegliere il modulo gestori per un servizio, anche se la scelta comporta di non proseguire la collaborazione con gli stessi gestori.

Secondo la sentenza, il potere di recedere da accordi amministrativi è legato al pubblico interesse e rappresenta la particolare configurazione che la potestà di revoca assume quando il potere amministrativo è stato esercitato con accordo iniziale anziché in forma unilaterale.


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