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Province. Meroi lancia l'Area vasta del Centro Italia

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Un'Area vasta del Centro Italia. E' la proposta lanciata dal Presidente della Provincia di Viterbo, Marcello Meroi, durante l’incontro organizzato venerdì 19 ottobre nella sala del consiglio comunale di Orvieto dal Covip, Centro orvietano di vita politica, per affrontare il tema del riordino territoriale. Di seguito il testo integrale del suo intervento.

"Ringrazio il Covip, il Comune di Orvieto e tutti i presenti per aver organizzato questo incontro, che ci dà l’occasione, seppur oltre il tempo massimo, di tornare a parlare dell’area vasta dell’Italia di mezzo e per esaminare i decreti normativi che a giorni disciplineranno non solo il nuovo assetto di una parte della pubblica amministrazione, ma anche e soprattutto la riorganizzazione delle Province.
Il mio giudizio al riguardo è chiaro: credo si tratti di un provvedimento pasticciato, scritto male, contraddittorio, scritto da chi non conosce la realtà dei territori del nostro Paese. Un provvedimento che sarà molto difficile rendere operativo, almeno in tempi brevi.
La scorsa settimana, insieme ai colleghi presidenti delle Province di Frosinone, Latina e Rieti, siamo stati ricevuto dal prefetto Pansa per avere qualche chiarimento su come in pratica funzionerà il riordino delle amministrazioni provinciali in seguito al decreto del ministro Patroni Griffi.
Quello che è emerso da quell’incontro è l’assoluta confusione che regna sovrana al ministero per ciò che concerne i tempi e gli sviluppi dell’applicazione delle novità normative.
Sarebbe stato opportuno, prima di procedere all’emanazione di un simile decreto, almeno attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale sui ricorsi presentati dalle Regioni, visti i palesi vizi che ad oggi sembrano essere contenuti nel provvedimento.
Indipendentemente dal giudizio della Consulta, comunque, sembrerebbe che Viterbo debba porsi come capofila del processo di accorpamento con Rieti, mentre si procederà allo stesso tempo all’unificazione dei territori di Frosinone e Latina.
Resta da capire quali territori comporranno invece la provincia di Roma, prima cancellata dalla costituzione dell’area metropolitana della Capitale e poi invece magicamente ricomparsa nel decreto del ministro della Funzione pubblica.
Mi pare che si stia procedendo con troppa approssimazione. Basti pensare che il provvedimento governativo del 12 agosto scorso stabiliva che i Cal (Consiglio autonomie locali) dovessero partecipare con funzione propositiva al processo di riordino, ma entro il 24 luglio dell’anno precedente.
Di fatto la funzione dei Cal e delle rappresentanze territoriali è stata completamente svuotata e superata perché i termini erano già decorsi al momento dell’uscita del decreto. Ciò mostra la grande confusione che incombe su una scelta che dovrebbe ridisegnare i territori italiani e la stessa idea di pubblica amministrazione.
Da tempo Viterbo, Orvieto, Civitavecchia, Terni e parte della Toscana parlando di area vasta, discutono della necessità di superare i confini geografici per avviar progetti infrastrutturali, turistici e culturali comuni, figli di un’altrettanto comune radice storica e tradizionale.
Abbiamo cercato con questa discussione di ridare voce ad aree del Centro Italia che hanno valenze omogenee, ci abbiamo lavorato su, ma nessuno ci ha ascoltato né ci ha fatto partecipare alle scelte.
Anzi, la risposta che abbiamo ottenuto è un decreto che unirà due territori, la Tuscia e la Sabina, completamente disomogenei, che non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro, distanti e tra loro mal collegati.
Tutto ciò senza dare una benché minima spiegazione su come funzionerà il passaggio di consegne in merito al personale, alle competenze, alle funzioni.
E’ inutile girarci, questo sulle Province è un provvedimento che, così come è concepito da Filippo Patroni Griffi (ministro della Pubblica amministrazione, ndr), non porterà alcun risparmio, ma aggraverà invece i costi per i cittadini, penalizzando i servizi e cancellando le vocazioni dei territori.
Chi parla di risparmio dichiara il falso: avremo solo tagli e depauperamento delle nostre comunità, e per questo spero che un Parlamento di fatto delegittimato, in un ultimo scatto di dignità, si opponga ad una riforma poco chiara che affronta il problema delle pubbliche amministrazioni non dal punto di vista della loro funzione ma solo in termini di spesa.
Se il Parlamento non correggerà questo decreto si farà scempio dei territori e non un servizio davvero utile allo Stato e ai suoi cittadini. E’ necessario un ripensamento, magari non immediato, di questa riforma, che a giorni commissarierà oltre il 50% delle Province d’Italia, enti previsti dalla Costituzione che vengono mandati in dismissione ma senza una scadenza temporale precisa.
In questa fase di incertezza penso sia un obbligo per noi amministratori locali ridare voce alle aree geografiche oggetto di riforma, parlando con i sindaci dei Comuni, incontrando i rappresentanti delle comunità, sperando di poter quanto prima interloquire con un Governo che mi auguro sia formato da persone scelte dalla gente.
Solo un Esecutivo legittimato dalla forza e dal consenso popolare potrà infatti assumersi la responsabilità di dialogare in modo serio e costruttivo con i territori.
Realizzare una vera area vasta dell’Italia di mezzo credo sia possibile, ma non so in che tempi.
Non nascondo sinceramente la mia preoccupazione per una riforma che certamente andava fatta ma che doveva prevedere il rispetto delle aree omogenee.
Così, invece, si ridurrà ad una mera operazione di tagli, che cementerà il potere in mano alle Regioni e penalizzerà i cittadini. Sinceramente ci aspettavamo ben altro dai professori, che mostrano di conoscere poco le realtà locali a cui provocano danni seri e forse irreversibili.


23 ottobre 2012