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Consiglio di Stato: chi si astiene da partecipare a selezione gare non può chiedere l'annullamento

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Legittimazione al ricorso e controversie sulle gare d'appalto. Sul tema si è espresso il Consiglio di Stato, Sez. V, 18/3/2019 n. 1736.

Nella sentenza i giudici spiegano che, sulle controversie relative alle gare d'appalto, il ricorso è legato a una situazione meritevole di tutela ma strettamente legata alla partecipazione alla procedura. Di conseguenza, chi non abbia partecipato alla selezione non può chiederne l'annullamento.

Inoltre, una posizione non può derivare dall'essere stato affidatario del servizio in passato, in quanto tale posizione si estingue con l'estinguersi del contratto.

Scioglimento consiglio comunale, la sentenza del Tar

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Quali sono i presupposti per lo scioglimento di un consiglio comunale? Il Tribunale amministrativo  per il Lazio, nella sentenza 3101/2019, fornisce un chiarimento su tali presupposti ex art. 143 TUEL.

I giudici del Tar chiariscono che lo scioglimento deve risultare quale rimedio di 'extrema ratio' per la salvaguardia dei beni primari della collettività nazionale a rischio compromissione dalla collusione tra amministratori locali e criminalità organizzata o dal condizionamento subito dagli amministratori. Le condizioni eccezionali sono menzionate nell'art. 143 del TUEL, e per cui secondo il legislatore va richiesto il ripristino delle condizioni di legalità, specifica che l'intervento venga posto in essere solo se l'influenza della criminalità organizzata sugli organi elettivi dell'amministrazione locale sia univocamente percepibile.

L'accertamento, che va effettuato ex art. 43 del dlgs 267/2000, deve far emergere l'esistenza di un modello di collegamento diretto o indiretto tra amministratori e criminalità organizzata di tipo mafioso.


Consulta: l'obbligo di gestione associata per i piccoli comuni è incostituzionale

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Secondo la Consulta, la disposizione che obbliga i Comuni con meno di 5 mila abitanti a gestire in forma associata le proprie funzioni fondamentali è parzialmente incostituzionale. La sentenza n.33, depositata ieri dalla Corte, stabilisce che l'obbligo imposto ai Comuni ha un'eccessiva rigidità. Nello specifico, in riferimento all’art. 14, comma 28 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, secondo il Giudice esso è illegittimo "nella parte in cui non prevede la possibilità di Comuni obbligati e non, di dimostrare, al fine di ottenere l’esonero dall’obbligo, che a causa della particolare collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, del Comune obbligato, non sono realizzabili, con le forme associative imposte, economie di scala e/o miglioramenti, in termini di efficacia ed efficienza, nell’erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento".

La Corte ha dichiarato anche l'illegittimità delle norme della legge regionale Campania relativa alla individuazione della dimensione territoriale ottimale per svolgere le funzioni fondamentali, poiché approvate senza una vera e propria quanto indispensabile concertazione con i Comuni interessati.

Ma il tema centrale della sentenza ruota attorno ai "gravi limiti", come definiti dalla stessa Consulta nel testo nella sentenza, "che segnano l'assetto organizzativo dell'autonomia comunale italiana dove le funzioni fondamentali risultano ancora oggi contingentemente definite con un decreto-legge che tradisce la prevalenza delle ragioni economico finanziarie su quelle ordinamentali". Più nello specifico, la Corte spiega che un aspetto fondamentale dell'autonomia municipale viene quasi relegato a una sorta di effetto riflesso di altri obiettivi, mentre l'esercizio associato delle funzioni dei piccoli comuni non può essere strumentale a motivi legati alla spending review. Ma la riforma del Titolo V della Costituzione, e il relativo impianto costituzionale, avrebbe portato alla risoluzione del problema della dotazione funzionale tipica dell'autonomia comunale, quindi non risolto anche a causa dei tentativi falliti di approvazione della cosiddetta Carta delle autonomie locali. E di qui la Corte ricorda come gli ordinamenti di altri Stati europei (Germania, Regno Unito, ma anche Svezia, Danimarca, Belgio, Olanda) siano riusciti a fornire risposte strutturali al problema della polverizzazione dei Comuni, spesso attuando la differenziazione sul piano non solo organizzativo ma anche funzionale. In particolare, nel sistema francese, ricorda la Consulta, il problema è stato risolto "sia con la promozione di innovative modalità di associazione intercomunale, sia attraverso formule di accompagnamento alle fusioni".

 

Contenziosi Stato-Regioni e ricorsi sul Titolo V

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Mentre il numero dei ricorsi contro la Corte Costituzionale riporta un calo progressivo, stenta a calare quello dei ricorsi in materia di Titolo V. E' quanto emerge da un'analisi pubblicata questa mattina in un articolo de IlSole24Ore.

I ricorsi in materia di Titolo V dimostrano dal 2002 ad oggi un andamento altalenante - si precisa nell'articolo - con un picco negli anni dal 2010 al 2012 (in quest'ultimo anno si è raggiunta la cifra record di 193 cause), ma il contenzioso sulle competenze non accenna a diminuire. Il braccio di ferro tra Roma e la periferia non accenna a placarsi, come dimostrano i dati: solo durante lo scorso anno i ricorsi sul Titolo V sono stati 95.

"Ma il lavoro della Consulta per comporre i dissidi tra il Governo e le Regioni continua a mantenersi elevato - si legge nell'articolo in oggetto pubblicato questa mattina sulle pagine de IlSole24Ore - l'anno scorso sono state prodotte 106 tra sentenze e ordinanze, quante quelle dell'anno precedente e in linea con il 2014, quando furono 96."

E tra il 2010 e il 2013 c'è stato, poi, un momento in cui le performance della Corte erano ancora più alte con oltre 140 decisioni l'anno, tralasciando le 13 e le 52 sentenze del 2002 e 2003, anni a ridosso del debutto del nuovo Titolo V della Costituzione avvenuto nel 2001, il 2007, con 72 decisioni.

Sisma, Zingaretti visita cantieri macerie Amatrice

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“Al termine delle commemorazioni in ricordo delle vittime del sisma del 24 agosto del 2016, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha effettuato questa mattina un sopralluogo ad Amatrice per verificare lo stato dei lavori di rimozione delle macerie. A fronte di 50 milioni appaltati per la rimozione delle macerie ad oggi è stato rimosso il 60% del totale e si stima di concludere i lavori del suddetto appalto entro la fine dell'anno”.

Lo comunica in una nota la Regione Lazio.

Elezione Sindaco metropolitano, per la Corte Costituzionale la legge della Regione Siciliana è illegittima

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La legge della Regione Siciliana 11 agosto 2017, n. 17, 'Disposizioni in materia di elezione diretta del Presidente del libero Consorzio comunale e del Consiglio comunale nonché del Sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano' è illegittima. Lo ha deciso la Corte Costituzionale con la sentenza n.168, in seguito al ricorso presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha impugnato i primi sette articoli della legge in questione.

Nella motivazione della Corte vengono illustrati tutti i punti della legge che violano gli articoli 3,5 e 117 della Costituzione, nonché la stessa legge 7 aprile 2014, n. 56, ovvero la cosiddetta "Legge Delrio". In primis, il procedimento elettorale a suffragio universale e diretto per il Presidente del libero Consorzio comunale, per il Sindaco metropolitano, per il Consiglio del libero Consorzio comunale e per il Consiglio metropolitano, in contrasto con la disciplina "armonizzante" inclusa nel "progetto di riforma avviato con la legge n.56 del 2014" spiega la Corte. Ma non solo, in contrasto con tale disciplina armonizzante sarebbe, sempre secondo la sentenza della Corte, anche la previsione di un'indennità di carica per il Presidente del libero Consorzio comunale e per il Sindaco metropolitano.

Diversamente, si spiega nella sentenza, "il sindaco metropolitano è di diritto il sindaco del comune capoluogo", "il consiglio metropolitano è eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali" e il "presidente della provincia è eletto dai sindaci e dai consiglieri della provincia". Inoltre, "la Regione a statuto speciale, pur nel rispetto della sua autonomia, deve rispettare la "gratuità nell'esercizio delle funzioni, voluta dalla legge n. 56 del 2014" che costituisce un profilo conseguenziale del principio di elezione indiretta degli organi di vertice dei ridisegnati enti territoriali".

Tar Lazio, respinto ricorso Savarino su Anticorruzione

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A seguito dell’udienza del 29 maggio scorso il Tar del Lazio ha respinto il ricorso avanzato dal Dott. Pompeo Savarino nei confronti della Regione Lazio. Il dott. Savarino, nominato responsabile dell’Anticorruzione dalla Regione Lazio, lamentava l’interruzione del rapporto professionale, chiedendo al Tribunale Amministrativo regionale di poter tornare a ricoprire l’incarico precedentemente assunto. Il Tar del Lazio ha rigettato la richiesta di sospensiva e ha rimesso la competenza al Giudice del Lavoro. La sentenza del Tar dimostra l’assoluta correttezza dell’azione della Regione Lazio in questa vicenda perché, a fronte della gravità delle lamentele del ricorrente, il giudice amministrativo non ha ritenuto di doverle considerare meritevoli.

Lo comunica in una nota la Regione Lazio.

Corte costituzionale, meno poteri a Regioni

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In materia di autonomie regionali, la Corte costituzionale interviene con una sentenza (n. 68/2018) da cui ne deriva un lavoro  più rigido su lavori interni e cambi di destinazione.

La sentenza riguarda la legge umbra 1/2015, ma, tuttavia, non è da escludere che si possa estendere anche ad altre regioni. La legge regionale consentiva manutenzioni, restauri, ristrutturazioni. Ma la normativa statale di principio limita al 25% la possibilità di mutare la destinazione d'uso e prevede una convenzione sui prezzi di vendita. Con altra norma regionale si consentivano le opere interne alle unità immobiliari come attività libera, senza titolo.

Stando al parere della Corte costituzionale, questo contrasta con il Dpr 380/2001 perché nella normativa statale la Scia è sostituita dalla Cila.

Ancora più rigido è l'intervento sulle norme che consentivano alla giunta regionale di sottrarre tipologie di interventi all'applicazione della normativa antisismica e all'autorizzazione della stessa.

Pa e blocco attività imprenditoriale: chi paga i danni

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Se la Pubblica amministrazione ostacola l'attività di un imprenditore ne paga i danni, ovvero le conseguenze. Lo fa sapere con una sentenza (1457 del 6 marzo 2018) il Consiglio di Stato.

La novità rilevante introdotta dalla sentenza riguarda il calcolo del risarcimento e, in particolare, il meccanismo adoperato per definirlo: i giudici quantificano gli utili perduti, senza il ricorso a consulenze esterne.

Nella causa i giudici hanno valutato le ipotesi in cui il ministero non avesse apposto ostacoli, giungendo al calcolo del tempo imprenditoriale perso: due anni, convertiti in utili non percepiti.

Pertanto, l'attività turistico balneare di un imprenditore di un Comune salentino che aveva investito risorse su circa 40 mila metri quadrati ristrutturando trulli e collocando opere accessorie a un'iniziativa balneare. Iniziativa bloccata per due volte dalla Soprintendenza per i beni archeologici e poi annullata due volte dal Tar locale.

La sentenza del Consiglio di Stato n. 1457 del 6 marzo 2018.


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