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Consiglio di Stato, scelta ai Comuni per le nuove sedi farmaceutiche

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Spetta al Comune l'istituzione di nuove sedi farmaceutiche. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato con la sentenza 6998/2019. Fanno eccezione i casi di esplicita attribuzione da parte del legislatore alle Regioni e alle Province autonome della creazione di farmacie localizzate in determinati siti (stazioni ferroviarie, aeroporti, etc.), che per la loro specifica funzione hanno rilevanza ultra comunale.

Nello specifico, con l'entrata in vigore del D.L. n. 1/2012 (cd. cresci Italia), non è più configurato come atto complesso che si perfeziona con il provvedimento di un ente sovracomunale (la Regione ovvero la Provincia), bensì come un atto di esclusiva competenza del Comune (e per esso della Giunta).

Con la decisione del legislatore di affidare al Comune la scelta di individuare le zone in cui collocare le farmacie si delinea la necessità di seguire i bisogni della comunità, ossia alla finalità enunciata dall’art. 11 della l. n. 27/2012, di assicurare un’equa distribuzione delle farmacie sul territorio, tenendo conto anche dell’esigenza di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree poco abitate.

Di qui, la decisione di legare il criterio della localizzazione delle sedi farmaceutiche ai compiti di pianificazione urbanistica attribuiti ai Comuni, anche in coerenza con il principio costituzionale di sussidiarietà verticale.

Cassazione, il comune non deve risarcire i danni all'immobile abusivo

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Il Comune non è responsabile del risarcimento dei danni provocati dalla cattiva manutenzione delle strade a immobili costruiti abusivamente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una recente sentenza, la n. 20132/2019, in cui specifica che il difetto di concessione edilizia del bene danneggiato «viene ad affievolire, se non ad azzerare, il diritto del proprietario del bene ad essere risarcito» del danno sofferto.

La vicenda oggetto della sentenza risale al 1996, quando a Positano, a causa di un nubifragio, si verificò un'esondazione di acqua e fango dalla strada comunale. L'episodio provocò una serie di danni patrimoniali al piano terra e al primo piano di un palazzo abusivo. I giudici di merito in primo e secondo grado avevano riconosciuto una parte di responsabilità del comune per omessa custodia, anche relativamente alla natura totalmente abusiva degli immobili danneggiati.

Ma nella decisione dei giudici di legittimità il rispetto delle norme edilizie avrebbe potuto evitare il verificarsi dei danni, mentre la violazione delle regole ha aggravato la posizione di garanzia cui è tenuta la Pa.

 

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Tar Lecce, il sindaco non può imporre la recinzione del fondo

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L'ordinanza sindacale che impone al proprietario del fondo di recintare i suoi terreni è illegittima. Lo ha stabilito con la sentenza n. 986/2019 il Tar Lecce.

La sentenza riguarda il caso di un sindaco in provincia di Lecce che aveva ordinato ai proprietari di alcuni lotti di adottare misure antincendio e realizzare la recinzione dei fondi presenti nel territorio comunale. Ma i proprietari decidono di impugnare l'ordinanza nella parte in cui era stato prescritto di recintare i terreni, provvedendo invece a portare a termine altri lavori come la scerbatura e l'aratura. La norma alla quale si appellavano i proprietari è l'art. 841 c.c. che configura la chiusura del fondo come una facoltà del proprietario e non un obbligo.

La tesi dei ricorrenti è stata accolta dal Tar di Lecce, specificando che la chiusura del fondo non rientra nelle prescrizioni che il sindaco rivolge ai proprietari con le ordinanze ex art. ex articoli 192 Dlgs 152/2006, 50 e 54 Tuel.

Il Tar ha precisato, inoltre, che il potere di imporre la recinzione del fondo può esserci solo in situazioni particolari e in casi eccezionali, per i quali è richiesta una valutazione specifica dell'Amministrazione. Ma nella vicenda in oggetto il Collegio non ha riscontrato che il sindaco avesse il potere di prescrivere la recinzione ai proprietari.

Le ordinanze impugnate dai proprietari dei terreni sono state, quindi, annullate nella parte in cui veniva imposta la recinzione dei terreni.

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Cassazione, nei comuni con meno di sette addetti non è attribuibile qualifica di coordinatore dei vigili

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Nei piccoli Comuni, le funzioni di coordinamento e controllo in capo ai vigili non possono fare riferimento alle disposizioni della legge quadro, in quanto sono applicabili esclusivamente in caso di elevazione a corpo di polizia municipale. Ma, per questo caso, occorre l'appartenenza di almeno sette addetti e, conseguentemente, non può essere esercitata nessuna mansione superiore dal dipendente a cui è stato conferito l'incarico. Lo ha stabilito la Cassazione con l'ordinanza n. 16312/2019, relativamente al caso di un piccolo Comune con soli due addetti alla polizia locale. L'amministrazione aveva nominato uno dei due quale coordinatore, per poi affidare le funzioni al segretario comunale. Ne è seguito, da parte del dipendente estromesso dalle funzioni di coordinatore, un reclamo al giudice del lavoro e, dopo esiti negativi nei due gradi di giudizio, il ricorso in Cassazione.

A dire del ricorrente, una volta che l'ente ha previsto la figura apicale del coordinatore dei vigili urbani, non aveva alcun potere successivamente di privare il dipendente nominato della funzione di coordinamento ormai attribuitagli.

Nel contratto decentrato, inoltre, era stata riconosciuta un'indennità di specifiche responsabilità, al fine di compensare la maggiore professionalità richiesta per l'espletamento della funzione assegnata. La revoca dell'incarico, poi, avendo natura sanzionatoria, era da considerarsi nulla per violazione dello statuto dei lavoratori, avendo l'ente adottato il provvedimento senza l'obbligatorio esercizio del diritto di difesa da parte del dipendente. Il dipendente ha quindi chiesto alla Corte di cassazione la riparazione del danno subito per il demansionamento.

Confermando il rigetto del ricorso, la Corte di Cassazione ha chiarito che il provvedimento attuato dall'ente ha natura organizzativa e non sanzionatoria. Nello specifico, l'articolo 7 della legge 65/1986, che disciplina le condizioni per l'istituzione del corpo di polizia municipale, va applicato alle realtà territoriali più estese. Nei Comuni di piccole dimensioni è da escludere, infatti, per i Comuni di piccole dimensioni è da escludere che la norma sia suscettibile di interpretazione estensiva.

Inoltre, il contratto collettivo nazionale delle autonomie locali prevede che l'inquadramento nella categoria superiore possa essere disposta per gli addetti al coordinamento e controllo che, tuttavia, nei Comuni di piccole dimensioni non è attuabile.

 


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Corte dei Conti: tariffe scuolabus per garantire copertura integrale costi

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Il servizio di trasporto scolastico rientrerebbe nella categoria dei servizi pubblici locali e non in quella di domanda individuale. Con la delibera n. 46/2019, la Corte dei Conti, sezione di controllo del Piemonte, ha escluso qualsiasi discrezionalità per l'azione amministrativa dell'ente che intenda agevolare la frequenza all'attività didattica da parte dell'utenza scolastica.

Il caso oggetto della sentenza riguardava l'esigenza di un comune che, al termine dei lavori di costruzione di un nuovo plesso scolastico, ha attivato in via sperimentale un servizio di trasporto scolastico che collegasse il centro abitato con il nuovo plesso.

Rivolgendosi alla Sezione, il sindaco ha domandato se fosse possibile organizzare  tale servizio, in riferimento alla clausola di invarianza finanziaria prevista dall'articolo 5, comma 2, del Dlgs 63/2017. Sulla base di tale decisione, i giudici hanno inquadrato il servizio scolastico come servizio pubblico a domanda individuale.

Secondo l'art. 117 del Tuel in tema di gestione dei servizi pubblici non lascia adito a dubbi in ordine alla necessità che le tariffe da approvarsi a cura dell'ente debbano «assicurare l'equilibrio economico-finanziario dell'investimento e della connessa gestione», tenuto conto di alcuni criteri. In primis, la corrispondenza tra costi e ricavi in modo da assicurare l'integrale copertura dei costi, ivi compresi gli oneri di ammortamento tecnico-finanziario; l'equilibrato rapporto tra i finanziamenti raccolti e il capitale investito; l'entità dei costi di gestione delle opere, tenendo conto anche degli investimenti e della qualità del servizio; l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato.

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Cassazione, danni provocati dal cartellone che vola sono a carico dei Comuni

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L'ente proprietario di una strada è responsabile, secondo la delibera (n. 289/94) che richiama il regolamento di attuazione del Codice della strada, a vigilare sul corretto posizionamento e sullo stato di conservazione e buona manutenzione di cartelli, insegne di esercizio e altri mezzi pubblicitari.

Così la Cassazione ha accolto, con la sentenza n. 16295 depositata ieri, il ricorso di una donna che era stata colpita da un cartellone pubblicitario caduto a causa delle forti raffiche di vento mentre era in motorino. Secondo quanto avevano stabilito precedentemente il Tribunale e la Corte d'Appello, la responsabilità non poteva ricadere su Roma Capitale in quanto aveva dato in gestione il servizio e, pertanto, avrebbe dovuto rispondere dal danno la società che aveva ottenuto l'appalto.

Ma secondo la Cassazione, l'ente locale è responsabile dei danni cagionati nelle strade di sua competenza, salva dimostrazione del caso fortuito. Nel caso oggetto della sentenza, la raffica di vento non rappresenta un caso fortuito, oltretutto essendo già stata segnalata la precarietà del cartellone.

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Corte Costituzionale, illegittima la trasformazione delle indennità di dirigenza in assegno personale

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In una recente sentenza la Corte Costituzionale dichiara costituzionalmente illegittime le disposizioni della legge della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione Trentino Alto Adige che prevedevano la trasformazione delle indennità dei dirigenti in assegni personali pensionabili dopo la cessazione dell'incarico.

La Corte, con la sentenza n. 138 depositata il 6 giugno, ha precisato che la normativa censurata pone in essere una lesione diretta dei principi posti a tutela dell'equilibrio del bilancio e della copertura della spesa. E ha chiarito che l'avanzo di amministrazione non può essere equiparato a un utile di esercizio.

Consulta: incompatibilità tra avanzo di amministrazione e piano di riequilibrio finanziario pluriennale

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“L’avanzo di amministrazione, in quanto risultato di amministrazione positivo, è unico e, quindi, è assolutamente incompatibile con un piano pluriennale di riequilibrio, che presuppone, al contrario, passività scaglionate nel tempo”.

È la decisione della Corte Costituzionale espressa con la sentenza n. 105 depositata il 2 maggio, con cui si dichiara inammissibile per difetto di rilevanza un caso emerso dalla sezione di controllo Regione siciliana della Corte dei Conti.

La contraddizione, secondo i giudici, sarebbe nell'articolo 5, comma 11 septies, della legge n. 244 del 2016, dove si prevede la facoltà di deliberare il nuovo piano di riequilibrio finanziario pluriennale degli enti locali che abbiano conseguito un miglioramento dell'avanzo di amministrazione.

Nella sentenza viene chiarito che l'avanzo di amministrazione non può essere confuso con il saldo attivo di cassa o con un risultato di esercizio annuale positivo.

La Corte ha deciso che non può essere configurata la compatibilità di un avanzo di amministrazione con un piano di riequilibrio finanziario pluriennale con richiamo alla trasparenza dei conti pubblici.

Autovelox, multa annullata senza verifiche periodiche di funzionalità

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Con una sentenza del 18 aprile scorso, il Giudice di Pace di Vigevano ha annullato un verbale di accertamento di violazione di norme del codice della strada accogliendo quanto avanzato dal ricorrente relativamente alla mancanza delle verifiche periodiche di funzionalità del dispositivo autovelox.

Il riferimento da parte del Giudice di Pace va alla sentenza n. 113/2015 della Corte Costituzionale, stando alla quale il Decreto ministeriale pubblicato sulla G.U. n. 177 del 31.07.2017 stabiliva che gli autovelox fossero sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e taratura.

Nel caso oggetto della sentenza, l'organo accertatore non aveva effettuato le verifiche periodiche di funzionalità prima che il dispositivo fosse utilizzato per accertare violazioni delle norme del codice della strada.

Pertanto, il verbale è annullato dal Giudice di Pace e, con tale decisione, le verifiche periodiche di funzionalità diventato requisito essenziale per l'utilizzabilità del dispositivo autovelox.


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