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Volantini pubblicitari, no al divieto da parte dei Comuni

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L'introduzione dei volantini pubblicitari nelle cassette della posta dei condomini non può essere limitata dai Comuni. Lo ha deciso il Tar Piemonte (sentenza n. 742/2017) annullando le disposizioni del regolamento di polizia urbana che autorizzavano in un Comune piemontese la distribuzione di volantini con consegna a mano nelle cassette della posta soltanto in alcuni giorni della settimana, mentre vietavano di introdurli nelle cassette dove espressamente richiesto di non ricevere volantini. Ma, stando alla decisione del Tar Piemonte, l'amministrazione comunale non dispone di poteri autorizzatori sull'attività di distribuzione materiale pubblicitario. Il motivo di tale scelta riguarda il carattere dell'attività: libera, come la generalità dei servizi resi da privati.

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Dichiarazione di rinuncia al lavoro autonomo e rimborsi al sindaco

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La Corte dei Conti, con delibera 118/2017, sezione di Controllo Abruzzo, chiarisce il punto relativo all'applicazione nei Comuni dell'articolo 86 Tuel, relativo al rimborso dei contributi minimi previsti dal Dm del 2005, anche in assenza della dichiarazione circa l'interruzione dell'attività professionale svolta residualmente rispetto all'attività di sindaco. Nello specifico, si chiarisce il tema relativo alla dichiarazione necessaria relativa ai contributi versati alla Cassa forense e il loro utilizzo a fini pensionistici.

La differenza tra l’Amministratore lavoratore dipendente e l’Amministratore lavoratore autonomo sta nella dichiarazione espressa dello stesso di rinuncia all’espletamento dell’attività di lavoro autonomo. L’obiettivo è assicurare che l’incarico sia svolto nella medesima condizione prevista per i lavoratori dipendenti. Si tratta della possibilità garantita al soggetto che si avvale della prerogativa prevista dall’articolo 86, comma 2 del Tuel, di svolgere il proprio incarico di Amministratore in via esclusiva e con il pagamento da parte dell’Ente locale di un corrispettivo corrispondente a una somma forfetaria annuale per oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi da versare ai rispettivi istituti.

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Tar Veneto: appalti, ok accesso immediato a documenti amministrativi

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Un'ordinanza, la n. 512/2017 della prima sezione del Tar Veneto, chiarisce la disciplina prevista in tema di accesso agli atti, specie per quel che riguarda il profilo applicativo.

La questione affrontata dal Tar riguarda la procedura aperta per la conclusione di quattro accordi quadro per l'affidamento di "attività di pronto intervento, diurno e notturno, feriale e festivo, nonché realizzazione di lavori di manutenzione straordinaria di reti, allacciamenti ed accessori di acquedotto e fognatura". Nello specifico, alla ricorrente veniva opposto il rifiuto alla sua richiesta di prendere conoscenza ed estrarre una copia della documentazione amministrativa di una Ati partecipante alla competizione.

Richiamando l'articolo 53, comma 2 lettera c) del codice dei contratti, il Responsabile unico del procedimento (Rup) rigettava la richiesta, specificando che l'accesso alle offerte può essere differito fino all'adozione dl provvedimento di aggiudicazione. In realtà, come ha ritenuto il giudice, la decisione del Rup determina una scorretta interpretazione della disposizione codicistica, secondo la quale è ammesso il differimento solo relativamente all'offerta (tecnico/economica) e non alla documentazione amministrativa, da verificare nella fase di ammissione alla gara e in seduta pubblica.

Pertanto, secondo il parere del giudice, la decisione di rigettare l'istanza di accesso agli atti relativamente alla documentazione amministrativa entra in contrasto con gli obblighi di trasparenza (articolo 29 del codice) e con il comma 3 dell'articolo 76.

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Buche, quando al Comune non spetta pagare il danno

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Una sentenza della Corte d'appello di Milano chiarisce quali sono i casi in cui non ricade sull'amministrazione comunale la responsabilità di incidenti causati da irregolarità del manto stradale o del marciapiede.

Nel caso specifico, la Corte d'appello di Milano, con sentenza n. 527/2017 ha chiarito la situazione relativa a un pedone che era caduto dopo aver messo il piede in una grossa buca sul marciapiede procurandosi lesioni permanenti con la rottura del quinto metacarpo della mano destra, ritenendo non configurabile la responsabilità del Comune per violazione del precetto che regola la responsabilità civile da fatto illecito, come stabilito dall'articolo 2043 del Codice civile.

La Corte spiega che l'ente custode della sede viaria viene condannato solo nel caso in cui si dimostri l'obiettiva condizione di pericolo occulto, situazione che «deve essere necessariamente caratterizzata dal doppio requisito della non riconoscibilità oggettiva del pericolo e della non prevedibilità subiettiva del pericolo stesso, non facilmente evitabile con l’adozione della ordinaria diligenza».

Ad esempio, indici di valutazione della condotta del pedone saranno, oltre alla sua ordinaria diligenza, l'ampiezza della buca sul manto stradale e la sua visibilità in presenza di luce naturale.

La sentenza conclude che «tanto nel caso in cui si deduca una responsabilità dell’amministrazione ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, tanto in quello in cui possa ravvisarsi una responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile, l’esistenza di un comportamento colposo dell’utente danneggiato esclude la responsabilità dell’amministrazione medesima, qualora si tratti di un comportamento idoneo a interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso».

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Consiglio di Stato: l'esclusione da una gara e l'applicazione dell'articolo 80 del Codice appalti

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Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 1955/2017 chiarisce che l'esclusione da una gara non può essere legata a una precedente risoluzione contrattuale per gravi illeciti professionali, se il relativo giudizio è ancora pendente.

Il Consiglio precisa che l'articolo 80 (al comma 5, lettera c, del Dlgs 18 aprile 2016, n. 50) prevede che tra le cause di estromissione dei partecipanti a una gara vi siano motivi legati a "gravi illeciti" professionali, ma nega l'esclusione automatica di un concorrente nel caso in cui non sia definitivo il giudizio sulla contestazione di una risoluzione contrattuale pronunciata nei confronti dell'impresa in un rapporto precedente con la Pa.

Tali illeciti dovrebbero riguardare, tuttavia, "significative carenze nell'esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione anticipata".

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Enti locali, il pareggio di bilancio entro domani

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Gli enti locali dovranno produrre entro domani i risultati del pareggio di bilancio 2016. L'obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio deve essere certificato dai revisori. La mancata sottoscrizione comporta il mancato rispetto del pareggio di bilancio dell'esercizio 2016 e, pertanto, sarà soggetto alle sanzioni previste dalle norme.

Diversamente, una mancata certificazione del pareggio deve essere accompagnata da motivazioni. Gli enti sono tenuti, quindi, ad adempiere seguendo massima tutela, onde evitare di incorrere nelle sanzioni previste dalle norme.

Cassazione, no evasione per chi paga in tempo

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Stando all'ultima riforma fiscale non è punibile il contribuente che pur avendo evaso le imposte abbia pagato il debito con l'Erario prima della conclusione del processo a suo carico.

È quanto emerge dalla sentenza n. 11417 del 9 marzo 2017 della Corte di Cassazione con la quale è stato assolto con formula piena un imprenditore milanese accusato di evasione contributiva. Le cause di non punibilità che la riforma introduce nell'ordinamento sono applicabili ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del dlgs 158 del 2015.

La diversa natura assegnata al pagamento del debito tributario comporta che nel procedimento in corso, anche se sia stato oltrepassato il limite temporale di rilevanza previsto dalla norma, l'imputato è da considerare nelle medesime condizioni fondanti l'efficacia della causa estintiva.

Tari, riduzione per interruzione raccolta rifiuti

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È possibile richiedere la riduzione della Tari se il servizio di gestione dei rifiuti sia stato caratterizzato da una interruzione, a prescindere dalla prova che il contribuente abbia realmente subito un danno diretto.

Lo stabilisce la Ctp di Vibo Valentia (931/2/2016) in relazione al caso di un contribuente che aveva ricevuto un avviso di pagamento con cui il comune contestava maggiore Tari per l'anno 2014. Il contribuente, contestando l'atto della Ctp, sosteneva di avere diritto alla riduzione del tributo al 20% del dovuto, appellandosi all'articolo 37 del regolamento Luc e all'articolo 1, legge 147/2013. La motivazione sostenuta dal contribuente era legata allo stato di emergenza del territorio comunale a causa di un collasso del sistema raccolta e gestione dei rifiuti. Il degrado legato all'accumulo di tonnellate di rifiuti aveva provocato il proliferare di insetti, ratti e relative esalazioni.

L'emergenza avrebbe causato un concreto pericolo di danni alla salute pubblica, come documentato dall'Autorità sanitaria. Di qui il presupposto per ottenere la riduzione.

Il Comune, invece, negava l'accaduto sostenendo che non ci fosse stata alcuna interruzione e che tramite un'ordinanza comunale era stato prescritta la raccolta coattiva.

La Ctp di Vibo, accogliendo il ricorso del contribuente, in quanto la normativa prevede che il diritto del contribuente alla riduzione del tributo ricorrere in due condizioni alternative: 1 il mancato svolgimento del servizio o lo svolgimento in grave violazione della disciplina di riferimento; 2 l'interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione di danno o pericolo per persone o ambiente. Al verificarsi anche di uno solo di tali presupposti, le utenze coinvolte hanno diritto a una riduzione dell'importo pari almeno all'80 per cento.

Enti locali, recupero credito entro 5 anni

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E' soggetto al termine di prescrizione di cinque anni il recupero del credito riguardante la tassa rifiuti. La motivazione è legata al fatto che si tratta di una prestazione periodica a carico del contribuente.

Oltre il termine di cinque anni, quindi, le azioni esecutive esperite da Equitalia o da altri soggetti incaricati dalle amministrazioni comunali che riscuotono a mezzo ingiunzione. Il provvedimento di fermo amministrativo emanato oltre i cinque anni è illegittimo. Il breve termine di prescrizione si applica a tutti i contributi ed entrate locali che si pagano ad anno o a frazione di anno. Lo ha dichiarato la Ctr di Roma, con la sentenza n. 47 del 17 gennaio 2017.

Relativamente al caso specifico, tra la notifica della cartella Tarsu e il provvedimento di fermo dell'autovettura erano trascorsi più di 5 anni senza che l'esattore avesse emanato medio tempore un'intimazione di pagamento.

Stando a quanto espresso dai giudici d'appello, in questo caso non si può invocare il termine di prescrizione di prescrizione decennale, in quanto trattandosi di prestazione periodica va applicata la regola contenuta nell'articolo 2948 del codice civile, secondo cui il termine per recuperare il credito si riduce a 5 anni per tutto ciò che si paga periodicamente ad anno o in termini più brevi.

Per fermare il termine quinquennale è necessario notificare al debitore un atto interruttivo della prescrizione, che blocchi il suo decorso e lo faccia ripartire da zero. Peraltro l'articolo 50, comma 2, del dpr 602/1973 obbliga Equitalia o il concessionario della riscossione, dopo un anno dalla notifica della cartella o dell'ingiunzione, a emanare un'intimazione al debitore prima di avviare le procedure esecutive.

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