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Classamento catastale non per microzone, tre i principi da rispettare

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La Commissione tributaria provinciale di Roma n. 2384/41/2016 aggiunge un ulteriore tassello nella direzione della censura nei confronti dell'operato dell'Agenzia delle Entrate relativamente alla legittimità di alcuni avvisi di accertamento per riclassamento catastale, per le operazioni eseguite nel comune di Roma in base all'articolo 1, comma 335, legge n. 311/04.

La decisione della Commissione annulla il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate per difetto di motivazione legato anche alla mancanza di prova nel merito che contrasti le specifiche motivazioni addotte dal ricorrente. La tesi del Collegio giudicante è sostenuta motivandola con i principi evidenziati nella sentenza n. 4712/2015, di cui i punti principali sono tre.

Il primo punto riguarda l'attività di classamento, la procedura "individuale" che rappresenta un criterio utile ad identificare il parametro globale di apprezzamento di un'unità immobiliare.

Il secondo punto chiarisce che nell'ambito di una procedura connotata da evidente straordinarietà, il classamento resta una procedura individuale. Infine, il terzo punto mette in chiaro che se non si tiene presente questo principio l'attività di classamento potrebbe causare un indiscriminato elevamento del livello di classe degli immobili ordinari rientranti nel perimetro della microzona.


Tar Lazio, appalti pubblici di servizi e clausola sociale

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Nel settore degli appalti pubblici di servizi non si può imporre alle imprese concorrenti di applicare un determinato contratto collettivo per i dipendenti. Il Tar Lazio tiene a ribadire questo principio con la sentenza 11 febbraio 2016, n. 1969, che garantisce la concorrenza tra imprese e incide sulla "clausola sociale".

La "clausola sociale" stabilisce la riassunzione di dipendenti dell'impresa uscente ed è oggetto di conferma nella legge 11/2016: la delega per recepire le direttive comunitarie nel settore appalti.

È previsto un punteggio premiale per le clausole sociali, ma al momento ci si interroga se queste possano imporre all'aggiudicatario lo stesso contratto o il numero e la tipologia della forza lavoro applicata dal precedente fornitore di servizi.

Il contratto collettivo dell'impresa subentrante può essere diverso da quello indicato nel bando di gara. Spetta, poi, all'autonomia negoziale delle parti definire l'ambito di applicazione dei contratti collettivi di lavoro che esse stipulano.

Numero e qualifica dei dipendenti da assumere devono essere armonizzabili con l'organizzazione di impresa prescelta dall'imprenditore subentrante, in quanto i lavoratori che non trovano spazio nell'organigramma dell'appaltatore subentrante e che non vengono impiegati dall'appaltatore uscente in altri settori sono destinati agli ammortizzatori sociali.

Falso in bilancio, ridotto l'ambito della non punibilità

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Ridotto l'ambito della non punibilità accordata ai cosiddetti falsi valutativi e punibile come falso in bilancio il valore gonfiato delle quote di partecipazione acquisite. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza dell'8 gennaio 2016, depositata il 22 febbraio 201

6. con la quale è intervenuta sull'art. 2621 cc. Disporre un valore oggettivamente difforme dalla volontà sottostante non corrisponde a fare una "valutazione" (non punibile), bensì esporre un fatto materiale rilevante non rispondente al vero.

Il cambiamento è, sostanzialmente, il seguente: mentre precedentemente veniva punito il falso materiale non rispondente al vero "ancorché oggetto di valutazioni", la nuova versione dell'art. 2621 cc punisce solo il falso relativo al "fatto materiale rilevante non rispondente al vero". Pertanto, è stata eliminata l'estensione della punibilità alle valutazioni in seguito all'eliminazione dell'espressione "ancorché oggetto di valutazioni"
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Cassazione, azione disciplinare per ritorsione è abuso d'ufficio

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L'azione disciplinare esercitata per ritorsione da parte dei direttori di un'azienda pubblica è abuso d'ufficio.

A deciderlo la Corte di cassazione con la sentenza 6665, con la quale ha accolto il ricorso del Pubblico ministero contro la decisione del Gip di dichiarare il non luogo a procedere nei confronti del direttore generale e di quello dell'area tecnica dell'Azienda territoriale per l'edilizia pubblica.

La sentenza è incentrata sull'accusa di aver "preso di mira" un ingegnere con una serie di sanzioni disciplinari fino ad arrivare alla soluzione disciplinare del licenziamento sulla base di presupposti inesistenti.

L'abuso d'ufficio, secondo il Gip, non poteva essere contestato perché i rapporti di lavoro con l'Agenzia territoriale sono regolati dal codice civile e la mancata applicazione delle norme che li disciplinano non può essere considerata una violazione di legge o di regolamento idonea a far scattare il reato di abuso di ufficio. In relazione al licenziamento senza preavviso, questo poteva essere attribuito al direttore generale, il quale aveva apposto la sua firma sul foglio di "espulsione". Diversamente, al direttore di area non va attribuita alcuna responsabilità.

La Cassazione chiarisce che la condotta contestata di abuso d'ufficio non è riconducibile alla violazione delle norme che disciplinano il rapporto di lavoro nell'ente pubblico, ma all'esercizio distorto della "funzione" disciplinare da parte di un pubblico ufficiale.

A parere dei giudici, la violazione delle disposizioni di legge fissate in materia di procedimento disciplinare è suscettibile di integrare l'abuso d'ufficio.

Il Gip non poteva escludere che l'imputata, a prescindere dalla mancata firma, possa ad ogni modo aver assicurato il suo contributo morale o materiale al verificarsi dell'evento.

In conclusione, la Cassazione ha annullato la sentenza del Gip rinviando ad una nuova valutazione.

Testo unico, responsabilità enti per danno erariale

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La responsabilità degli amministratori di società e quella di enti partecipanti viene chiarita dall'articolo 12 del nuovo Testo unico sulle partecipate. Una norma che nel tempo è stata modificata più volte e in modo radicale.

Nella sua versione definitiva, il comma stabilisce che gli amministratori di società sono soggetti ad azione di responsabilità secondo quanto previsto dal Codice civile. I soci pubblici possono, inoltre, presentare denuncia di grave irregolarità al tribunale indipendentemente dalla propria quota.

L'articolo 12 interviene anche in relazione alla giurisdizione contabile stabilendo che costituisce danno erariale "esclusivamente" il danno subito dagli enti partecipanti compreso il danno determinato dai rappresentanti degli enti partecipanti che abbiano trascurato l'esercizio del diritto di socio.

Diviene necessario, pertanto, documentare e quantificare il danno reale al patrimonio e alla reputazione dell'ente socio.

Cassazione, amministrazione finanziaria risarcita da funzionari Entrate

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I funzionari delle Entrate accusati di concussione sono tenuti a risarcire l'amministrazione finanziaria. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 6659 del 18 febbraio 2016, con la quale ha reso definitiva la condanna inflitta a un funzionario delle Entrate che aveva chiesto 5 mila euro a un cittadino dopo avergli spedito un questionario, omettendo, quindi, di spiccare un accertamento.

La vicenda riguarda un dipendente dell'amministrazione che aveva chiesto una somma di denaro a un cittadino, prospettandogli il rischio di emettere un avviso di 80 mila euro qualora questi non avesse acconsentito. L'uomo, lasciandosi condizionare, aveva versato la somma richiesta e successivamente lo aveva denunciato.

La Cassazione specifica che «nell’ipotesi di danno erariale per fatto costituente reato possono concorrere, nei confronti del medesimo agente pubblico, l’azione di responsabilità amministrativa del pubblico ministero contabile e l’azione di parte civile dall’ente danneggiato nel processo penale, salvo che intervenga un titolo esecutivo definitivo che faccia venire meno l’interesse dell’azione del pubblico ministero contabile».

Corte dei Conti, no nuova imposta di soggiorno Comuni 2016

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Nel corso dell'anno 2016 i Comuni non potranno istituire l'imposta di soggiorno, anche se questa è già prevista nel bilancio pluriennale.

È quanto stabilito dalla Corte dei Conti Abruzzo con il parere n. 35/2016, in cui la stessa ha chiarito che la finalità del comma 26 della legge di stabilità 2016 è di mantenere invariato il livello di pressione tributaria. Questo sarà reso possibile mediante un congelamento generalizzato dei tributi degli enti territoriali rispetto alle aliquote in vigore nel 2015, rendendo inefficaci le delibere nella parte in cui prevedono variazioni in aumento.

Si ritiene, pertanto, che il blocco sia applicabile a tutte le forme di variazione in aumento dei tributi locali, sia che si configurino come incremento di aliquote di tributi già esistenti nel 2015, sia come istituzione di nuovi tributi.




Tar: procedura tecnica per selezione manager

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La riforma della dirigenza è stata messa in discussione dal Tar Puglia-Lecce che con la pronuncia della sezione II del 21.12.2015, n. 3661, ha stabilito che i dirigenti a contratto possono essere assunti solo in seguito a una vera e propria procedura selettiva di natura tecnica che escluda una scelta totalmente discrezionale dell'organo di governo.

Tale decisione assume una valenza particolare alla luce della legge 124/2015 e della riforma della dirigenza. Per i dirigenti di ruolo, il processo di conferimento di incarichi dirigenziali passerà per l'inserimento dei dirigenti nei ruoli, la pubblicazione di un avviso pubblico da parte delle commissioni nazionali cui si rivolgeranno gli enti che manifesteranno carenze di organico. A questo seguirà la creazione di «rose» di candidati, tra i quali poi saranno gli organi di governo a poter scegliere senza alcun vincolo a graduatorie.

Nel caso esaminato dalla sentenza del Tar Lecce, il comune di Salve ha, in effetti, pubblicato un avviso di selezione che di fatto ha attribuito esclusivamente al sindaco il potere di decidere chi assumere. L'avviso conteneva le seguenti indicazioni: «La valutazione delle domande e dei curricula, effettuata dal segretario comunale, farà riferimento all'esperienza acquisita nello svolgimento di incarichi di responsabilità nelle stesse attività, agli esiti positivi della stessa e alle altre competenze professionali. Il segretario redige una specifica relazione; il sindaco provvede alla scelta tenuto conto della stessa».

In realtà, come si può dedurre, non si pone in essere alcun tipo di selezione: era affidato solo un mandato al segretario di relazionare, che lasciava al sindaco la libertà di scelta sulle assunzioni.

Il Tar di Lecce sottolinea, inoltre, che la procedura speciale indicata dall'articolo 110, pur non coincidendo con un concorso pubblico deve considerarsi avere natura paraconcorsuale. Era necessario dunque, secondo il Tar, determinare nello specifico quali fossero gli elementi selettivi, al fine di «delimitare la discrezionalità tecnica della p.a. e garantire una selezione rispondente agli interessi pubblici perseguiti, di concreti e puntuali parametri di apprezzamento».

Tar Lazio, negata autorizzazione discarica Fonte Nocera

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Il Tar Lazio ha accolto il ricorso presentato dal comitato No discarica di Fonte Nocera e ha deciso per l'annullamento dell'autorizzazione del Comune di Poggio Nativo a favore della Ress srl, per la realizzazione di un impianto per il trattamento di rifiuti inerti, al confine con il territorio comunale di Toffia.

Lo scorso 9 febbraio 2015, la maggioranza di Poggio Nativo aveva dato l'autorizzazione ad effettuare un intervento in una zona considerata a vocazione prettamente agricola, nonché di alto pregio paesaggistico. Ne è conseguita la decisione di fare ricorso al Tar da parte dei cittadini del comitato, dei proprietari di terreni e immobili a Fonte Nocera.

Oggetto del ricorso è la messa in discussione della legittimità del provvedimento emesso dal Comune «che sarebbe intervenuto in violazione della normativa Via (valutazione impatto ambientale), in quanto avrebbe autorizzato un impianto, elusivamente, frazionando i quantitativi trattati al fine di evitare la valutazione di impatto ambientale».

Dopo aver analizzato nei dettagli la giurisprudenza, i giudici rilevano che le amministrazioni interessate, Comune e Regione, si sono limitate ad accogliere un'autocertificazione presentata dalla ditta, evitando anche un'analisi dettagliata dell'intervento.

La sezione II bis del Tar ha specificato nella sentenza: «In relazione al caso specifico la valutazione caso per caso (prevista dalla normativa, ndr) non è stata compiuta in quanto la Regione Lazio, con nota del 9 gennaio 2015 esprimeva parere favorevole, dopo aver esaminato la documentazione e lo stesso Comune dichiarava di aver compiuto la disamina con nota trasmessa alla Regione in data 28 novembre 2014, meramente sulla base della autodichiarazione della società controinteressata, omettendo dunque - sottolineano i giudici - qualsiasi vaglio idoneo a verificare la necessità di una valutazione di impatto ambientale o meno nelle more dell’emanazione degli specifici criteri ministeriali. Dunque, la carenza si rileva anche sotto il profilo del difetto di istruttoria e motivazionale censurato dai ricorrenti».

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