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Testo unico, responsabilità enti per danno erariale

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La responsabilità degli amministratori di società e quella di enti partecipanti viene chiarita dall'articolo 12 del nuovo Testo unico sulle partecipate. Una norma che nel tempo è stata modificata più volte e in modo radicale.

Nella sua versione definitiva, il comma stabilisce che gli amministratori di società sono soggetti ad azione di responsabilità secondo quanto previsto dal Codice civile. I soci pubblici possono, inoltre, presentare denuncia di grave irregolarità al tribunale indipendentemente dalla propria quota.

L'articolo 12 interviene anche in relazione alla giurisdizione contabile stabilendo che costituisce danno erariale "esclusivamente" il danno subito dagli enti partecipanti compreso il danno determinato dai rappresentanti degli enti partecipanti che abbiano trascurato l'esercizio del diritto di socio.

Diviene necessario, pertanto, documentare e quantificare il danno reale al patrimonio e alla reputazione dell'ente socio.

Cassazione, amministrazione finanziaria risarcita da funzionari Entrate

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I funzionari delle Entrate accusati di concussione sono tenuti a risarcire l'amministrazione finanziaria. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 6659 del 18 febbraio 2016, con la quale ha reso definitiva la condanna inflitta a un funzionario delle Entrate che aveva chiesto 5 mila euro a un cittadino dopo avergli spedito un questionario, omettendo, quindi, di spiccare un accertamento.

La vicenda riguarda un dipendente dell'amministrazione che aveva chiesto una somma di denaro a un cittadino, prospettandogli il rischio di emettere un avviso di 80 mila euro qualora questi non avesse acconsentito. L'uomo, lasciandosi condizionare, aveva versato la somma richiesta e successivamente lo aveva denunciato.

La Cassazione specifica che «nell’ipotesi di danno erariale per fatto costituente reato possono concorrere, nei confronti del medesimo agente pubblico, l’azione di responsabilità amministrativa del pubblico ministero contabile e l’azione di parte civile dall’ente danneggiato nel processo penale, salvo che intervenga un titolo esecutivo definitivo che faccia venire meno l’interesse dell’azione del pubblico ministero contabile».

Corte dei Conti, no nuova imposta di soggiorno Comuni 2016

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Nel corso dell'anno 2016 i Comuni non potranno istituire l'imposta di soggiorno, anche se questa è già prevista nel bilancio pluriennale.

È quanto stabilito dalla Corte dei Conti Abruzzo con il parere n. 35/2016, in cui la stessa ha chiarito che la finalità del comma 26 della legge di stabilità 2016 è di mantenere invariato il livello di pressione tributaria. Questo sarà reso possibile mediante un congelamento generalizzato dei tributi degli enti territoriali rispetto alle aliquote in vigore nel 2015, rendendo inefficaci le delibere nella parte in cui prevedono variazioni in aumento.

Si ritiene, pertanto, che il blocco sia applicabile a tutte le forme di variazione in aumento dei tributi locali, sia che si configurino come incremento di aliquote di tributi già esistenti nel 2015, sia come istituzione di nuovi tributi.




Tar: procedura tecnica per selezione manager

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La riforma della dirigenza è stata messa in discussione dal Tar Puglia-Lecce che con la pronuncia della sezione II del 21.12.2015, n. 3661, ha stabilito che i dirigenti a contratto possono essere assunti solo in seguito a una vera e propria procedura selettiva di natura tecnica che escluda una scelta totalmente discrezionale dell'organo di governo.

Tale decisione assume una valenza particolare alla luce della legge 124/2015 e della riforma della dirigenza. Per i dirigenti di ruolo, il processo di conferimento di incarichi dirigenziali passerà per l'inserimento dei dirigenti nei ruoli, la pubblicazione di un avviso pubblico da parte delle commissioni nazionali cui si rivolgeranno gli enti che manifesteranno carenze di organico. A questo seguirà la creazione di «rose» di candidati, tra i quali poi saranno gli organi di governo a poter scegliere senza alcun vincolo a graduatorie.

Nel caso esaminato dalla sentenza del Tar Lecce, il comune di Salve ha, in effetti, pubblicato un avviso di selezione che di fatto ha attribuito esclusivamente al sindaco il potere di decidere chi assumere. L'avviso conteneva le seguenti indicazioni: «La valutazione delle domande e dei curricula, effettuata dal segretario comunale, farà riferimento all'esperienza acquisita nello svolgimento di incarichi di responsabilità nelle stesse attività, agli esiti positivi della stessa e alle altre competenze professionali. Il segretario redige una specifica relazione; il sindaco provvede alla scelta tenuto conto della stessa».

In realtà, come si può dedurre, non si pone in essere alcun tipo di selezione: era affidato solo un mandato al segretario di relazionare, che lasciava al sindaco la libertà di scelta sulle assunzioni.

Il Tar di Lecce sottolinea, inoltre, che la procedura speciale indicata dall'articolo 110, pur non coincidendo con un concorso pubblico deve considerarsi avere natura paraconcorsuale. Era necessario dunque, secondo il Tar, determinare nello specifico quali fossero gli elementi selettivi, al fine di «delimitare la discrezionalità tecnica della p.a. e garantire una selezione rispondente agli interessi pubblici perseguiti, di concreti e puntuali parametri di apprezzamento».

Tar Lazio, negata autorizzazione discarica Fonte Nocera

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Il Tar Lazio ha accolto il ricorso presentato dal comitato No discarica di Fonte Nocera e ha deciso per l'annullamento dell'autorizzazione del Comune di Poggio Nativo a favore della Ress srl, per la realizzazione di un impianto per il trattamento di rifiuti inerti, al confine con il territorio comunale di Toffia.

Lo scorso 9 febbraio 2015, la maggioranza di Poggio Nativo aveva dato l'autorizzazione ad effettuare un intervento in una zona considerata a vocazione prettamente agricola, nonché di alto pregio paesaggistico. Ne è conseguita la decisione di fare ricorso al Tar da parte dei cittadini del comitato, dei proprietari di terreni e immobili a Fonte Nocera.

Oggetto del ricorso è la messa in discussione della legittimità del provvedimento emesso dal Comune «che sarebbe intervenuto in violazione della normativa Via (valutazione impatto ambientale), in quanto avrebbe autorizzato un impianto, elusivamente, frazionando i quantitativi trattati al fine di evitare la valutazione di impatto ambientale».

Dopo aver analizzato nei dettagli la giurisprudenza, i giudici rilevano che le amministrazioni interessate, Comune e Regione, si sono limitate ad accogliere un'autocertificazione presentata dalla ditta, evitando anche un'analisi dettagliata dell'intervento.

La sezione II bis del Tar ha specificato nella sentenza: «In relazione al caso specifico la valutazione caso per caso (prevista dalla normativa, ndr) non è stata compiuta in quanto la Regione Lazio, con nota del 9 gennaio 2015 esprimeva parere favorevole, dopo aver esaminato la documentazione e lo stesso Comune dichiarava di aver compiuto la disamina con nota trasmessa alla Regione in data 28 novembre 2014, meramente sulla base della autodichiarazione della società controinteressata, omettendo dunque - sottolineano i giudici - qualsiasi vaglio idoneo a verificare la necessità di una valutazione di impatto ambientale o meno nelle more dell’emanazione degli specifici criteri ministeriali. Dunque, la carenza si rileva anche sotto il profilo del difetto di istruttoria e motivazionale censurato dai ricorrenti».

Cassazione, stretta su indennità trasporto consiglieri regionali

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Le indennità di trasporto erogate in favore dei consiglieri regionali saranno stabilite seguendo regole rigide. È quanto deciso dalla Cassazione con una recente sentenza (VI sez. pen., n. 50255) che ha ritenuto necessario apportare delle modifiche in tema di indennità di trasporto percepite dai consiglieri regionali per l’utilizzo del proprio mezzo nella tratta pari alla distanza tra il luogo di residenza e quello di esercizio del mandato sono da includersi nelle erogazioni a danno dello Stato o di altri enti pubblici, se ottenute indebitamente.

La decisione della Cassazione è motivata tenendo conto che la residenza di un soggetto non coincide con il formale dato anagrafico, perché si può definire tale soltanto «l’abituale volontaria dimora in un dato luogo contrassegnata sia dal fatto oggettivo della stabile permanenza in quel luogo, sia dall’elemento soggettivo della volontà di rimanervi, manifestata in fatti univoci evidenzianti tale intenzione». In base a quanto stabilito con tale sentenza, il legislatore provvederà a sanzionare sia la truffa ai danni dello Stato sia la condotta del soggetto che mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni e documenti falsi ottiene «contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo stato o da altri enti pubblici».

Tar Lazio, accesso atti amministrativi anche se sequestrati

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Il Tar del Lazio ha ordinato al ministero delle Politiche agricole - con sentenza n. 7 /2016, sezione Seconda-ter - di consentire l'accesso ai documenti con cui nel 2010 autorizzò l'importazione del batterio Xylella fastidiosa per un corso di studio presso l'Istituto agronomico mediterraneo (Iam) di Bari. Tale decisione si ricollega alla regola più generale per cui con l'assenso del magistrato penale, anche gli atti amministrativi sequestrati sono accessibili a chi ne ha titolo, anche nel caso in cui la pubblica amministrazione non ne abbia più gli originali o le copie.

La decisione è stata motivata dai giudici facendo riferimento all'articolo 258 del Codice di procedura penale secondo il quale «l'autorità giudiziaria può fare estrarre copia degli atti e dei documenti sequestrati, restituendo gli originali, e, quando il sequestro di questi è mantenuto, può autorizzare la cancelleria o la segreteria a rilasciare gratuitamente copia autentica a coloro che li detenevano legittimamente». Nel caso specifico, "coloro che li detenevano legittimamente" è in riferimento all'amministrazione destinataria della richiesta di accesso ex lege 241/90.

Imu agricola: continua la battaglia tra Comuni del Lazio e Governo

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Prosegue la battaglia giudiziaria avviata dal Tar Lazio tra un gruppo di Comuni del Lazio e il Governo sulle regole relative all'Imu agricola del 2015. Al centro della contesa il decreto 4/2015, che sostituisce in extremis un provvedimento già bocciato dal Tar e che fa riferimento all'elenco Istat per la classificazione dei Comuni in montani, parzialmente montani e pianeggianti.

Nell'ordinanza è specificato che, in realtà, la classificazione dei Comuni non sarebbe stata fatta in modo imparziale: tra i comuni «parzialmente montani» rientra il Comune di Bellegra (850 metri di altitudine) e Cassino (40 metri), mentre tra i comuni interamente montani Mercellina (285 metri). Nella questione è stato chiamato in causa l'articolo 23 della Costituzione al fine di chiarire se sia stata violata o meno la riserva di legge prevista per le «prestazioni patrimoniali» che ha affidato i confini tra terreni esenti e paganti all'elenco Istat, che si basa su norme risalenti al 1952 e già abrogate nel 1990.

 

 

Tar, accesso banche dati anche a collaboratori volontari

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Le banche dati pubbliche sono ad accesso libero per i collaboratori volontari dei patronati. È quanto ribadito dal Tar di Trieste con la sentenza 523 del 24 novembre. Il caso riguarda gli archivi Inps, Inpdap e in alcuni casi anche del Ministero dell’Interno e nello specifico le password, che possono essere affidate non solo agli operatori (i dipendenti) ma anche ai collaboratori volontari.

Nello specifico, la vicenda che ha causato la lite riguarda l’organizzazione dei patronati e i rapporti che questi detengono con le amministrazioni centrali e istituti di previdenza. È un principio valido per tutte le amministrazioni pubbliche, in quanto l’accesso alle banche dati pubbliche è ampliato anche grazie alla eliminazione di supporti cartacei e, di conseguenza, alla digitalizzazione.

Secondo il giudice, ruoli e competenze non sono messi in discussione dall’accesso alle banche informatiche da parte di una vasta platea di soggetti perché l’accesso ai sistemi informatici non genera alcuna commistione di ruoli o nuove assunzioni di responsabilità all’interno della struttura. Pertanto, l’accesso alle banche dati da parte dei collaboratori è stato ritenuto dal Tar non solo facoltativo, ma «necessario».

 

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