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Cassazione, stretta su indennità trasporto consiglieri regionali

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Le indennità di trasporto erogate in favore dei consiglieri regionali saranno stabilite seguendo regole rigide. È quanto deciso dalla Cassazione con una recente sentenza (VI sez. pen., n. 50255) che ha ritenuto necessario apportare delle modifiche in tema di indennità di trasporto percepite dai consiglieri regionali per l’utilizzo del proprio mezzo nella tratta pari alla distanza tra il luogo di residenza e quello di esercizio del mandato sono da includersi nelle erogazioni a danno dello Stato o di altri enti pubblici, se ottenute indebitamente.

La decisione della Cassazione è motivata tenendo conto che la residenza di un soggetto non coincide con il formale dato anagrafico, perché si può definire tale soltanto «l’abituale volontaria dimora in un dato luogo contrassegnata sia dal fatto oggettivo della stabile permanenza in quel luogo, sia dall’elemento soggettivo della volontà di rimanervi, manifestata in fatti univoci evidenzianti tale intenzione». In base a quanto stabilito con tale sentenza, il legislatore provvederà a sanzionare sia la truffa ai danni dello Stato sia la condotta del soggetto che mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni e documenti falsi ottiene «contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo stato o da altri enti pubblici».

Tar Lazio, accesso atti amministrativi anche se sequestrati

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Il Tar del Lazio ha ordinato al ministero delle Politiche agricole - con sentenza n. 7 /2016, sezione Seconda-ter - di consentire l'accesso ai documenti con cui nel 2010 autorizzò l'importazione del batterio Xylella fastidiosa per un corso di studio presso l'Istituto agronomico mediterraneo (Iam) di Bari. Tale decisione si ricollega alla regola più generale per cui con l'assenso del magistrato penale, anche gli atti amministrativi sequestrati sono accessibili a chi ne ha titolo, anche nel caso in cui la pubblica amministrazione non ne abbia più gli originali o le copie.

La decisione è stata motivata dai giudici facendo riferimento all'articolo 258 del Codice di procedura penale secondo il quale «l'autorità giudiziaria può fare estrarre copia degli atti e dei documenti sequestrati, restituendo gli originali, e, quando il sequestro di questi è mantenuto, può autorizzare la cancelleria o la segreteria a rilasciare gratuitamente copia autentica a coloro che li detenevano legittimamente». Nel caso specifico, "coloro che li detenevano legittimamente" è in riferimento all'amministrazione destinataria della richiesta di accesso ex lege 241/90.

Imu agricola: continua la battaglia tra Comuni del Lazio e Governo

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Prosegue la battaglia giudiziaria avviata dal Tar Lazio tra un gruppo di Comuni del Lazio e il Governo sulle regole relative all'Imu agricola del 2015. Al centro della contesa il decreto 4/2015, che sostituisce in extremis un provvedimento già bocciato dal Tar e che fa riferimento all'elenco Istat per la classificazione dei Comuni in montani, parzialmente montani e pianeggianti.

Nell'ordinanza è specificato che, in realtà, la classificazione dei Comuni non sarebbe stata fatta in modo imparziale: tra i comuni «parzialmente montani» rientra il Comune di Bellegra (850 metri di altitudine) e Cassino (40 metri), mentre tra i comuni interamente montani Mercellina (285 metri). Nella questione è stato chiamato in causa l'articolo 23 della Costituzione al fine di chiarire se sia stata violata o meno la riserva di legge prevista per le «prestazioni patrimoniali» che ha affidato i confini tra terreni esenti e paganti all'elenco Istat, che si basa su norme risalenti al 1952 e già abrogate nel 1990.

 

 

Tar, accesso banche dati anche a collaboratori volontari

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Le banche dati pubbliche sono ad accesso libero per i collaboratori volontari dei patronati. È quanto ribadito dal Tar di Trieste con la sentenza 523 del 24 novembre. Il caso riguarda gli archivi Inps, Inpdap e in alcuni casi anche del Ministero dell’Interno e nello specifico le password, che possono essere affidate non solo agli operatori (i dipendenti) ma anche ai collaboratori volontari.

Nello specifico, la vicenda che ha causato la lite riguarda l’organizzazione dei patronati e i rapporti che questi detengono con le amministrazioni centrali e istituti di previdenza. È un principio valido per tutte le amministrazioni pubbliche, in quanto l’accesso alle banche dati pubbliche è ampliato anche grazie alla eliminazione di supporti cartacei e, di conseguenza, alla digitalizzazione.

Secondo il giudice, ruoli e competenze non sono messi in discussione dall’accesso alle banche informatiche da parte di una vasta platea di soggetti perché l’accesso ai sistemi informatici non genera alcuna commistione di ruoli o nuove assunzioni di responsabilità all’interno della struttura. Pertanto, l’accesso alle banche dati da parte dei collaboratori è stato ritenuto dal Tar non solo facoltativo, ma «necessario».

 

Ici e Imu anche per antenna cellulari

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Le antenne di telefonia mobile sono soggette a Ici e Imu in quanto accatastabili in categoria D. Questa l'essenza della sentenza n.24026 emessa dalla Corte di Cassazione che ha dato ragione al comune ricorrente.

La sentenza conferma da un lato l'applicazione di principi già utilizzati in casi simili, fornendo tuttavia una distinzione dettagliata relativamente all'accatastamento delle antenne della telefonia mobile tra: antenne installate su edifici esistenti e quelle installate su aree di terreno all'uopo destinate. Il primo caso comprende antenne ancorate ai muri o sostenute da piccoli tralicci o da relativi impianti elettrici ed elettronici. Nel caso in cui, invece, le apparecchiature elettroniche vengono ospitate in specifiche aree e locali i manufatti devono essere dichiarati in catasto o in forma autonoma o come variazioni della preesistente unità immobiliare.

Nello specifico caso analizzato dalla Cassazione, le antenne collocate in un'area di terreno all'interno della quale è installato un traliccio cui sono fissate le antenne sussiste l'obbligo di procedere all'accatastamento.

Cassazione: per amministratori corrotti le dimissioni non bastano

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Non sono sufficienti per la revoca dei domiciliari le dimissioni del politico locale accusato di truccare gli appalti per favorire le imprese sponsorizzate dalla camorra.

Con sentenza 46803 depositata ieri, la Cassazione rende noto che è da escludere che la legge 47/2015 di riforma della materia delle misure cautelari possa essere "d'aiuto" al consigliere regionale. Quest'ultimo, accusato di aver turbato il regolare svolgimento delle gare con l'aggravante del metodo mafioso, secondo la difesa si era invece "adoperato" per assegnare i servizi della Asl alle aziende legate ai clan. Elementi, questi, sufficienti a dimostrare (sempre secondo la difesa) la non attualità del pericolo di reiterazione, stando a quanto stabilito dalla riforma che impone "la ricorrenza di esigenze cautelari concrete ed attuali".

I giudici della Cassazione hanno espresso, invece, parere contrario definendo anche "poco rassicuranti" le dimissioni dell'amministratore regionale. In politica non è sufficiente fare un passo indietro per scongiurare il rischio di recidiva, perché stando a quanto riportato nel caso specifico il reato era stato commesso facendo leva su un sistema di relazione piuttosto ampio, intessuto con il mondo dell'imprenditoria locale nonché della criminalità organizzata.

Pertanto, per i giudici il rischio di recidiva conclamato e persistente può essere scongiurato solo «tramite degli arresti, destinati a rimanere dunque insensibili alla definitiva cessazione della funzione pubblica».

Cassazione, se il sindaco omette l'ordinanza rischia omicidio colposo

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Il sindaco che non emette un'odinanza urgente per chiudere ai cittadini una zona interessata da lavori pubblici può essere condannato per omicidio colposo, oltre che per lesioni e omissioni di atti d'ufficio nel caso in cui dovesse capitare un incidente.

È quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza 46400/2015, che ha aggiunto un altro tassello nella vicenda giudiziaria seguita alla «tragedia del 1° maggio» avvenuta otto anni fa a Sorrento, dove due donne furono uccise dalla caduta del cestello di una gru mentre alcuni operai addobbavano con le luminarie la chiesa di Sant'Antonino.

In seguito alla lunga storia giudiziaria è scattata la prescrizione per lesioni e omissione di atti d'ufficio, mentre la Corte d'appello di Napoli dovrà tornare sul caso per rideterminare alla luce di questi sviluppi la pena applicata all'omicidio colposo.

La Cassazione indica, quindi, i princìpi generali che tracciano il perimetro cui i sindaci devono seguire. Anche se la ditta incaricata dei lavori non presenta richiesta di intervento, il sindaco «non poteva non essere consapevole» del pericolo creato dal cantiere. A sostegno del principio delineato vi è il fatto che l'ufficio del sindaco si trova nella stessa piazza del cantiere.

Sono state poste, quindi, le premesse che obbligano ad adottare in modo tempestivo tutti gli atti necessari «a tutelare l'incolumità dei cittadini», come previsto dall'articolo 54 del Testo unico degli enti locali.

Tar Latina: il sindaco non può riallacciare acqua a utente moroso

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I sindaci non possono ordinare ai gestori del servizio idrico il ripristino immediato della fornitura di acqua a chi non paga la bolletta. Quanto ribadito in cinque sentenze dal Tar Lazio, sezione di Latina, accogliendo la tesi di Acea Spa segue la linea per cui il Comune è estraneo al rapporto contrattuale utente-gestore. Le ordinanze in questione erano state emesse dai sindaci di Torrice, Cassino e Alatri (tre degli 85 comuni serviti) a difesa dei cittadini-utenti con i rubinetti chiusi per gravi morosità (da 3 mila fino a 20 mila euro).

La posizione ribadita da Acea riguarda la violazione degli atti dei sindaci delle norme sulle «competenze del sindaco e del presidente della provincia» fissate dal Testo unico degli enti locali (comma 5, articolo 50, Dlgs n. 267/2000) perché non indicavano pericoli per l'igiene e la salute pubblica, ma tutelavano «esclusivamente gli interessi dell'utente privato» basandosi su «irrilevanti aspetti di natura socio-assistenziale».

Da parte loro i Comuni ritenevano che il gestore non potesse procedere al distacco completo del servizio, ma solo alla riduzione del flusso cosiddetto «minimo vitale».

I giudici hanno confermato la recente giurisprudenza spiegando che «il Sindaco non può intervenire con l'ordinanza prevista dall'articolo 50, comma 5, Tuel a vietare al gestore del servizio idrico l'interruzione della fornitura nei confronti dei singoli utenti morosi, in quanto in questo caso ne deriva uno sviamento di potere che vede il Comune, estraneo al rapporto contrattuale gestore-utente, impedire al medesimo gestore di azionare i rimedi di legge tesi ad interrompere la somministrazione di acqua nei riguardi di utenti non in regola con il pagamento della tariffa prevista.

 

Tar Lazio: incentivo fotovoltaico solo se sostituisce elementi architettonici

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"Impianto fotovoltaico integrato con caratteristiche innovative è l'impianto fotovoltaico che utilizza moduli non convenzionali e componenti speciali sviluppati specificamente per sostituire elementi architettonici". Questa la definizione contenuta nel Conto Energia sulla quale il Tar Lazio ha basato il giudizio emesso con la sentenza 12132/2015. Il Tar Lazio ha deciso che un impianto FV realizzato con moduli applicati su di una copertura non ha diritto all'incentivo maggiorato per il FV architettonicamente integrato.

Nel caso in esame il proprietario di un impianto aveva applicato i moduli su una superficie in lamiera che, a suo avviso, era sufficiente a svolgere la funzione di copertura dell'immobile, pertanto chiedeva che gli fosse riconosciuto l'incentivo maggiorato che il Conto Energia prevedeva per gli impianti integrati. La tariffa richiesta era stata negata dal GSE con la motivazione che le coperture sulle quali erano state installati i pannelli fotovoltaici fossero delle lamiere e quindi potevano svolgere da sole la funzione di copertura.

Il privato, impugnando la decisione del GSE, si era appellato al Tar. Quest'ultimo, tuttavia, ha dato ragione al GSE affermando che l'appartenenza di un prodotto alla categoria dei moduli non convenzionali o dei componenti speciali non implica automaticamente l'accesso alle tariffe per il fotovoltaico integrato innovativo. Perché ciò sia possibile è necessario che i pannelli fotovoltaici sostituiscano gli elementi tradizionali dell'involucro edilizio.

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