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Ici e Imu anche per antenna cellulari

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Le antenne di telefonia mobile sono soggette a Ici e Imu in quanto accatastabili in categoria D. Questa l'essenza della sentenza n.24026 emessa dalla Corte di Cassazione che ha dato ragione al comune ricorrente.

La sentenza conferma da un lato l'applicazione di principi già utilizzati in casi simili, fornendo tuttavia una distinzione dettagliata relativamente all'accatastamento delle antenne della telefonia mobile tra: antenne installate su edifici esistenti e quelle installate su aree di terreno all'uopo destinate. Il primo caso comprende antenne ancorate ai muri o sostenute da piccoli tralicci o da relativi impianti elettrici ed elettronici. Nel caso in cui, invece, le apparecchiature elettroniche vengono ospitate in specifiche aree e locali i manufatti devono essere dichiarati in catasto o in forma autonoma o come variazioni della preesistente unità immobiliare.

Nello specifico caso analizzato dalla Cassazione, le antenne collocate in un'area di terreno all'interno della quale è installato un traliccio cui sono fissate le antenne sussiste l'obbligo di procedere all'accatastamento.

Cassazione: per amministratori corrotti le dimissioni non bastano

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Non sono sufficienti per la revoca dei domiciliari le dimissioni del politico locale accusato di truccare gli appalti per favorire le imprese sponsorizzate dalla camorra.

Con sentenza 46803 depositata ieri, la Cassazione rende noto che è da escludere che la legge 47/2015 di riforma della materia delle misure cautelari possa essere "d'aiuto" al consigliere regionale. Quest'ultimo, accusato di aver turbato il regolare svolgimento delle gare con l'aggravante del metodo mafioso, secondo la difesa si era invece "adoperato" per assegnare i servizi della Asl alle aziende legate ai clan. Elementi, questi, sufficienti a dimostrare (sempre secondo la difesa) la non attualità del pericolo di reiterazione, stando a quanto stabilito dalla riforma che impone "la ricorrenza di esigenze cautelari concrete ed attuali".

I giudici della Cassazione hanno espresso, invece, parere contrario definendo anche "poco rassicuranti" le dimissioni dell'amministratore regionale. In politica non è sufficiente fare un passo indietro per scongiurare il rischio di recidiva, perché stando a quanto riportato nel caso specifico il reato era stato commesso facendo leva su un sistema di relazione piuttosto ampio, intessuto con il mondo dell'imprenditoria locale nonché della criminalità organizzata.

Pertanto, per i giudici il rischio di recidiva conclamato e persistente può essere scongiurato solo «tramite degli arresti, destinati a rimanere dunque insensibili alla definitiva cessazione della funzione pubblica».

Cassazione, se il sindaco omette l'ordinanza rischia omicidio colposo

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Il sindaco che non emette un'odinanza urgente per chiudere ai cittadini una zona interessata da lavori pubblici può essere condannato per omicidio colposo, oltre che per lesioni e omissioni di atti d'ufficio nel caso in cui dovesse capitare un incidente.

È quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza 46400/2015, che ha aggiunto un altro tassello nella vicenda giudiziaria seguita alla «tragedia del 1° maggio» avvenuta otto anni fa a Sorrento, dove due donne furono uccise dalla caduta del cestello di una gru mentre alcuni operai addobbavano con le luminarie la chiesa di Sant'Antonino.

In seguito alla lunga storia giudiziaria è scattata la prescrizione per lesioni e omissione di atti d'ufficio, mentre la Corte d'appello di Napoli dovrà tornare sul caso per rideterminare alla luce di questi sviluppi la pena applicata all'omicidio colposo.

La Cassazione indica, quindi, i princìpi generali che tracciano il perimetro cui i sindaci devono seguire. Anche se la ditta incaricata dei lavori non presenta richiesta di intervento, il sindaco «non poteva non essere consapevole» del pericolo creato dal cantiere. A sostegno del principio delineato vi è il fatto che l'ufficio del sindaco si trova nella stessa piazza del cantiere.

Sono state poste, quindi, le premesse che obbligano ad adottare in modo tempestivo tutti gli atti necessari «a tutelare l'incolumità dei cittadini», come previsto dall'articolo 54 del Testo unico degli enti locali.

Tar Latina: il sindaco non può riallacciare acqua a utente moroso

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I sindaci non possono ordinare ai gestori del servizio idrico il ripristino immediato della fornitura di acqua a chi non paga la bolletta. Quanto ribadito in cinque sentenze dal Tar Lazio, sezione di Latina, accogliendo la tesi di Acea Spa segue la linea per cui il Comune è estraneo al rapporto contrattuale utente-gestore. Le ordinanze in questione erano state emesse dai sindaci di Torrice, Cassino e Alatri (tre degli 85 comuni serviti) a difesa dei cittadini-utenti con i rubinetti chiusi per gravi morosità (da 3 mila fino a 20 mila euro).

La posizione ribadita da Acea riguarda la violazione degli atti dei sindaci delle norme sulle «competenze del sindaco e del presidente della provincia» fissate dal Testo unico degli enti locali (comma 5, articolo 50, Dlgs n. 267/2000) perché non indicavano pericoli per l'igiene e la salute pubblica, ma tutelavano «esclusivamente gli interessi dell'utente privato» basandosi su «irrilevanti aspetti di natura socio-assistenziale».

Da parte loro i Comuni ritenevano che il gestore non potesse procedere al distacco completo del servizio, ma solo alla riduzione del flusso cosiddetto «minimo vitale».

I giudici hanno confermato la recente giurisprudenza spiegando che «il Sindaco non può intervenire con l'ordinanza prevista dall'articolo 50, comma 5, Tuel a vietare al gestore del servizio idrico l'interruzione della fornitura nei confronti dei singoli utenti morosi, in quanto in questo caso ne deriva uno sviamento di potere che vede il Comune, estraneo al rapporto contrattuale gestore-utente, impedire al medesimo gestore di azionare i rimedi di legge tesi ad interrompere la somministrazione di acqua nei riguardi di utenti non in regola con il pagamento della tariffa prevista.

 

Tar Lazio: incentivo fotovoltaico solo se sostituisce elementi architettonici

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"Impianto fotovoltaico integrato con caratteristiche innovative è l'impianto fotovoltaico che utilizza moduli non convenzionali e componenti speciali sviluppati specificamente per sostituire elementi architettonici". Questa la definizione contenuta nel Conto Energia sulla quale il Tar Lazio ha basato il giudizio emesso con la sentenza 12132/2015. Il Tar Lazio ha deciso che un impianto FV realizzato con moduli applicati su di una copertura non ha diritto all'incentivo maggiorato per il FV architettonicamente integrato.

Nel caso in esame il proprietario di un impianto aveva applicato i moduli su una superficie in lamiera che, a suo avviso, era sufficiente a svolgere la funzione di copertura dell'immobile, pertanto chiedeva che gli fosse riconosciuto l'incentivo maggiorato che il Conto Energia prevedeva per gli impianti integrati. La tariffa richiesta era stata negata dal GSE con la motivazione che le coperture sulle quali erano state installati i pannelli fotovoltaici fossero delle lamiere e quindi potevano svolgere da sole la funzione di copertura.

Il privato, impugnando la decisione del GSE, si era appellato al Tar. Quest'ultimo, tuttavia, ha dato ragione al GSE affermando che l'appartenenza di un prodotto alla categoria dei moduli non convenzionali o dei componenti speciali non implica automaticamente l'accesso alle tariffe per il fotovoltaico integrato innovativo. Perché ciò sia possibile è necessario che i pannelli fotovoltaici sostituiscano gli elementi tradizionali dell'involucro edilizio.

Tar Lazio: sospesa interdizione Oliverio

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Il Tar del Lazio ha sospeso l'interdizione del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, decisa dall'autorità anticorruzione dopo la nomina di Santo Gioffre' a commissario dell'Asp di Reggio.

Il tribunale amministrativo del Lazio ha dunque confermato la sospensione del provvedimento disposta il 19 ottobre dal presidente Francesco Corsaro e ha rinviato l'udienza di merito al mese di maggio. Il Tribunale amministrativo della Capitale era chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dal presidente Oliverio, assistito dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Oreste Morcavallo. Il 16 ottobre scorso il Tar di Catanzaro, accogliendo le tesi del l'avvocatura dello Stato, aveva sancito che la competenza del giudizio proposto rientra nella competenza funzionale del Tar Lazio.

Era stato il presidente dell'anticorruzione Raffaele Cantone a disporre il provvedimento di inibizione per tre mesi nei confronti di Oliverio, in relazione alla nomina del commissario dell'Asp di Reggio Calabria, Santo Gioffre', non consentita, secondo l'autorità, dal fatto che Gioffre' si era candidato in precedenza a sindaco di Seminara (Rc), Comune ricadente nel territorio di competenza dell'ente. La nomina era stata decisa dalla Giunta regionale nello scorso mese di marzo.

Cassazione, illegittimo licenziamento per tempo non rilevante uso mail personale

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Il licenziamento di un dipendente accusato di utilizzo personale della casella di posta elettronica e della navigazione in internet è illegittimo se questi non ha sottratto al lavoro una quantità di tempo rilevante. È quanto deciso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.22353/2015.

La sentenza, depositata tre giorni fa dalla Suprema Corte, ha confermato i giudizi espressi precedentemente dal Tribunale di Lanciano e dalla Corte d'appello dell'Aquila. La Cassazione ha confermato quanto emerso nel giudizio di secondo grado, ovvero che l'uso personale di internet e della posta elettronica, oltre a non aver comportato sottrazione di tempo significativa all'attività lavorativa, non ha realizzato un "blocco del lavoro, con conseguente grave danno per l'attività produttiva".

Inoltre, la Corte d'appello aveva rigettato il risarcimento del danno proposto dal lavoratore che nella richiesta avanzava un "preteso danno alla professionalità, alla vita di relazione e alla natura ingiuriosa del licenziamento", riconoscendo semplicemente a titolo di indennità risarcitoria "la retribuzione globale di fatto maturata dall'illegittimo licenziamento fino all'esercizio dell'opzione, detratte le somme percepite in altra occupazione, oltre all'indennità forfettaria di 15 mensilità, con rivalutazioni e interessi". Decisione confermata con i medesimi criteri anche dalla Cassazione. 

Concessioni apparecchi intrattenimento, in Coniglio di Stato per tassa 500 milioni

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Il contenzioso da 500 milioni di euro chiesti alla filiera degli apparecchi da intrattenimento dalla Legge di Stabilità per il 2015 approderà anche in Consiglio di Stato in seguito alla mancata sospensiva da parte del Tar Lazio.

È quanto deciso dai rappresentanti legali dei concessionari di rete, che hanno predisposto gli atti per impugnare la sentenza dei giorni scorsi del Tar Lazio.

Obiettivo è ottenere la sospensione "di urgenza" del pagamento della seconda rata, nonostante i giudici del Tar abbiano già respinto la richiesta sostenendo che “non appare compiutamente dimostrato” il sussistere di “un pregiudizio irreparabile nelle more della decisione del merito del ricorso”.

Gli addetti ai lavori auspicano un provvedimento risolutivo anche per gli anni a venire, tenendo conto che la stessa Legge prevede questo tipo di contributo da versare per i prossimi 5 anni.

Riforma Titolo V ed Energia

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In seguito al nuovo passo avanti nella riforma del Titolo V al Senato, le grandi infrastrutture nel settore strategico dell'energia tornano sotto la competenza esclusiva dello Stato dopo essere state bloccate per molti anni da veti locali.

Infatti, tra le novità della riforma del Senato (approvata lo scorso 13 ottobre a Palazzo Madama) rientra la fine delle competenze regionali, così come erano state regolate fino ad oggi dal Titolo V della Costituzione.

Da oggi potranno ripartire progetti in attesa da anni, come i progetti di sviluppo dei giacimenti petroliferi della Valdagri in Basilicata, progetti di ricerca in Piemonte, nelle Marche, in Puglia e Abruzzo. Potranno probabilmente prendere il via anche altri importanti interventi come, ad esempio, il Deposito nazionale dei rifiuti nucleari o la dorsale adriatica del gasdotto Snam.

Per avere un'idea dei valori in ballo, il Ministero dello Sviluppo ha calcolato, su circa 40 progetti fermi, investimenti per 15 miliardi solo nella produzione di idrocarburi e un potenziale occupazionale di 25.000 persone in quattro-sei anni.

La riforma costituzionale prevede, intanto, che la "produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell'energia" torna sotto l'esclusiva competenza dello Stato (articolo 31) così come le "infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale". Non solo, ma "su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale". E' una clausola di supremazia dello Stato che consentirà di bypassare le criticità, quando le competenze esclusive sono regionali, se è in gioco l'interesse comune.

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