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Comune di Sabaudia, la sentenza della Corte sulle dune

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«Le variazioni alle circoscrizioni dei comuni possono incidere, per virtù propria, quali modi di acquisto di diritto pubblico, soltanto sulla proprietà dei beni demaniali spettanti ai comuni interessati al provvedimento, ma non anche sulla proprietà dei beni patrimoniali dei comuni stessi, nei cui riguardi il mutamento della titolarità può verificarsi soltanto in forza della sistemazione patrimoniale e del riparto delle attività e delle passività demandati all'autorità». Questa la spiegazione della Corte di Cassazione al ricorso proposto dal Comune di Sabaudia contro la decisione della Corte di appello di Roma del 2011.

Il contenzioso riguarda le ville 'vip' sulle dune di Sabaudia poste tra il lago di Paola e il mare. La sentenza del 2011 chiarì che il comune di Sabaudia non era mai diventato proprietario di immobili, poiché il Dl istitutivo del municipio distingueva tra "beni patrimoniali" e "demaniali" aggiungendo che «non si sarebbe fatto luogo a riparti o a conguagli fra i comuni interessati».

Di qui la sentenza della Corte di Cassazione, n. 2805 del 6 febbraio 2018, che dopo 56 anni dal primo atto di citazione, ha definitivamente sancito che il comune creato dal regime fascista con un Regio decreto del 1933 a seguito della bonifica delle paludi pontine da parte dell'Opera nazionale combattenti, non ha alcun diritto sulle famose dune. Una porzione di territorio originariamente rientrante nel municipio di Terracina che nel 1952 la cedette ad una srl che a sua volta alienò i terreni ai privati: si tratta dei fondi di Ponte e Pantanelli e dei tumeleti del lago salmastro.