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Consulta: l'obbligo di gestione associata per i piccoli comuni è incostituzionale

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Secondo la Consulta, la disposizione che obbliga i Comuni con meno di 5 mila abitanti a gestire in forma associata le proprie funzioni fondamentali è parzialmente incostituzionale. La sentenza n.33, depositata ieri dalla Corte, stabilisce che l'obbligo imposto ai Comuni ha un'eccessiva rigidità. Nello specifico, in riferimento all’art. 14, comma 28 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, secondo il Giudice esso è illegittimo "nella parte in cui non prevede la possibilità di Comuni obbligati e non, di dimostrare, al fine di ottenere l’esonero dall’obbligo, che a causa della particolare collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, del Comune obbligato, non sono realizzabili, con le forme associative imposte, economie di scala e/o miglioramenti, in termini di efficacia ed efficienza, nell’erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento".

La Corte ha dichiarato anche l'illegittimità delle norme della legge regionale Campania relativa alla individuazione della dimensione territoriale ottimale per svolgere le funzioni fondamentali, poiché approvate senza una vera e propria quanto indispensabile concertazione con i Comuni interessati.

Ma il tema centrale della sentenza ruota attorno ai "gravi limiti", come definiti dalla stessa Consulta nel testo nella sentenza, "che segnano l'assetto organizzativo dell'autonomia comunale italiana dove le funzioni fondamentali risultano ancora oggi contingentemente definite con un decreto-legge che tradisce la prevalenza delle ragioni economico finanziarie su quelle ordinamentali". Più nello specifico, la Corte spiega che un aspetto fondamentale dell'autonomia municipale viene quasi relegato a una sorta di effetto riflesso di altri obiettivi, mentre l'esercizio associato delle funzioni dei piccoli comuni non può essere strumentale a motivi legati alla spending review. Ma la riforma del Titolo V della Costituzione, e il relativo impianto costituzionale, avrebbe portato alla risoluzione del problema della dotazione funzionale tipica dell'autonomia comunale, quindi non risolto anche a causa dei tentativi falliti di approvazione della cosiddetta Carta delle autonomie locali. E di qui la Corte ricorda come gli ordinamenti di altri Stati europei (Germania, Regno Unito, ma anche Svezia, Danimarca, Belgio, Olanda) siano riusciti a fornire risposte strutturali al problema della polverizzazione dei Comuni, spesso attuando la differenziazione sul piano non solo organizzativo ma anche funzionale. In particolare, nel sistema francese, ricorda la Consulta, il problema è stato risolto "sia con la promozione di innovative modalità di associazione intercomunale, sia attraverso formule di accompagnamento alle fusioni".