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Legautonomie Lazio e Leganet: l’accordo con SCAIS per impianti sportivi a norma

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È stato siglato questa mattina, presso la sede di Legautonomie, il protocollo d’intesa fra Legautonomie Lazio, Leganet e SCAIS.

La firma del protocollo arriva a coronamento di un importante lavoro di partneriato con la realtà di SCAIS, società leader nell’ambito della consulenza e assistenza per l’impiantistica sportiva, una nuova opportunità dunque per gli associati Legauonomie/Leganet che vedranno ampliata l’offerta dei servizi erogati.

«Grazie a questo importante accordo, gli amministratori avranno la possibilità di realizzare strutture sportive in regola con le norme di sicurezza nazionali, in modo da poter garantire ai cittadini la funzionalità e la sicurezza, nonché la qualità degli impianti» ha commentato il Presidente di Legautonomie Lazio, Bruno Manzi.

A far eco alle parole di Bruno Manzi Alessandro Broccatelli, presidente di Leganet, società compartecipata di Legautonomie «Abbiamo tutti lavorato con estremo impegno per raggiungere questo risultato, la nostra società si pone l’obiettivo di ampliare sempre più il plafond di servizi per le amministrazioni locali. La firma del protocollo con SCAIS è solo l’ultima di una serie di attività che stiamo portando avanti con impegno e dedizione».

Durante l’atto di firma è stata presentata, in anteprima assoluta, il nuovo servizio online sulle Normative Federali contenente i regolamenti di tutte le Federazioni Sportive Nazionali del CONI e del CIP Comitato Italiano Paralimpico. Si tratta di un servizio gratuito che, tramite un sito on-line di facile accesso, consente agli utenti di avere disponibili tutti i regolamenti che consentiranno una corretta progettazione degli impianti sportivi. Impianti che, ad oggi, stando ai dati SCAIS, raggiungono il numero di 150 mila sull’intero territorio nazionale, in linea con gli standard europei, ma assolutamente obsoleti. Il 65% di questi ha più di 40 anni e oltre il 90% degli stessi è stato edificato più di vent’anni fa. Il 60% degli impianti sportivi italiani sono regolati da norme che risalgono alla seconda guerra mondiale, periodo in cui solo 1 donna ogni 4 uomini poteva praticare attività sportiva. A questo si aggiungono le problematiche relative ai finanziamenti, che negli anni hanno portato a una inevitabile conseguenza: le cosiddette cattedrali nel deserto.