Rete per l'integrazione, Di Berardino illustra il progetto per favorire integrazione multiculturale

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"Siamo un'istituzione che non si gira dall'altra parte e che anzi mette in atto progetti concreti per favorire l'integrazione multiculturale, la fruizione di servizi e il godimento di diritti, che investe e contrasta la dispersione scolastica e avvicina tra loro le comunità".

Con queste parole l'assessore al Lavoro e Nuovi diritti della Regione Lazio Claudio Di Berardino ha aperto il convegno “Rete per l’integrazione” – in svolgimento nella sede Wegil di Trastevere - e dedicato alla presentazione del progetto IPOCAD. Il progetto, avviato nel 2017 e ancora in corso di svolgimento, vede la Direzione regionale al Lavoro capofila, con la collaborazione dei Ministeri dell’Interno, del Lavoro, dell’Istruzione e delle Politiche Sociali, dell’OCSE, di 11 comuni, 23 scuole, di associazioni del terzo settore e di comunità di immigrati. L’obiettivo è favorire l’integrazione negli ambiti lavorativo, scolastico e sociale.

“Le qualità di questo progetto sono molteplici, a cominciare dalle azioni contro la dispersione scolastica: la permanenza nella scuola è strettamente connessa al grande tema della mobilità sociale e delle opportunità reali per i giovani. IPOCAD agisce per trasmettere saperi, competenza, accesso ai servizi e che punta a non lasciare nessuno indietro. Da sottolineare anche il metodo di lavoro che la Regione si è data: a metà percorso abbiamo voluto fare il punto, coinvolgendo tutti gli attori. E lo abbiamo voluto fare in un convegno, non con uno scambio di mail, perché è giusto guardarci in faccia e capire insieme le eventuali correzioni da apportare. Azioni e partecipanti, inoltre, sono stati chiamati a non agire singolarmente, ma come rete integrata, come una piccola comunità che opera per il bene di una comunità più vasta e in cui ogni attore è un ingranaggio di una stessa catena. Al centro non c’è l’IO, ma il NOI. Siamo la Regione dell’accoglienza, dell’integrazione, della condivisione e della solidarietà. Questo è il nostro modello di istituzione, e ne siamo orgogliosi”.