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Formare la Pa per attuare la riforma del terzo settore

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Per far funzionare i rapporti di collaborazione tra terzo settore e pubblica amministrazione ci vuole una formazione specifica per funzionari e dirigenti sulla riforma del terzo settore in modo da poter parlare un linguaggio comune. Sono parte delle riflessioni emerse dalle interviste realizzate ad alcuni operatori della pa che hanno partecipato al modulo dedicato a co-programmazione e co-progettazione del programma formativo sulla riforma Capacit’Azione. A conclusione del progetto realizzato da Forum Terzo Settore Lazio in collaborazione con il Forum Nazionale del Terzo Settore e CSVnet e finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, alcuni partecipanti si sono espressi per valutare l’offerta formativa, tastare le aspettative rispetto alle novità legislative e far emergere i nuovi bisogni della pa. Il progetto è realizzato con la partnership di Anpas, Anteas, Arci, Auser e CdO-Opere sociali. Collaboratori di sistema sono Acli, Anci Lazio, Anffas, Pro Bono Italia, Coordinamento periferie, Legambiente, Leganet e Legautonomie.

L’articolo 55 del codice del terzo settore, infatti, allarga l’applicazione della co-progettazione a tutte le 26 attività di interesse generale svolte dagli enti del terzo settore e non solo per progetti innovativi. La co-programmazione è poi una novità assoluta. Su questi temi le aspettative sono alte. In primis si chiede chiarezza normativa. “Bisogna regolamentare la relazione tra pa e terzo settore – ha spiegato Maria Giuseppa Divona, funzionario della Regione Lazio – e superare i dubbi interpretativi che hanno frenato l’applicazione di questi istituti dalla valenza culturale e pratica travolgente”. A migliorare, inoltre, sarà soprattutto la valutazione del contesto. “L’analisi condivisa dei bisogni è la chiave di queste nuove esperienze – continua Giuseppina Saccà dell’ufficio servizi sociali dell’Unione dei Comuni del "Versante Ionico" nell’area di Soverato (Cz). Una sinergia ordinata tra pa e terzo settore servirà a individuare quelli emergenti e ampliare i servizi evitando interventi a pioggia”. Crescere insieme, significa far crescere soprattutto le piccole realtà. “Bisogna mantenere un legame con le imprese sociali del territorio perché la continuità dei servizi – spiega Alessandro Venturini, dell’Istituzione Servizi Educativi Scolastici e per le Famiglie di Ferrara – deve essere considerata una ricchezza. Questo non significa evitare la concorrenza o perseguire una modalità lobbistica, ma favorire il lavoro consorziato”. Collaborare, infine, per migliorare l’impatto sociale degli interventi. “È fondamentale assicurare procedure operative snelle e passaggi amministrativi semplificati – spiega Donatella Rossi, coordinatrice dei servizi socio sanitari di LAZIOcrea – che coinvolgano il più possibile le associazioni di rappresentanza. Dovrà essere attuato e potenziato lo strumento della valutazione di impatto sociale per orientare sempre meglio le attività di co-programmazione e co-progettazione”.